Pizzeria

Premetto che non faccio parte di quella categoria di italiani che, anche se sono all’estero, vogliono magiare italiano a tutti i costi. Uno: perché non ha senso, ogni paese ha tante cose buone da mangiare senza ricorrere ai “ristoranti italiani”. Due: perché i cosiddetti ristoranti (o pizzerie) sono cari come l’oro e, spesso e volentieri, fa pure schifo. Tre: se proprio sono davvero obbligata a mangiare una pizza, o un piatto di pasta, all’estero perché magari qualcuno mi ci invita, cerco sempre di non dimenticare che non sono in Italia.

Ma tant’è io alla pizza non so resistere e ne sono un pò dipendente. Colpa dei miei genitori, ovviamente, che quando ancora vivevo a Genova mi hanno abituato alla pizza del giovedì sera. Ah la pizza(rigorosamente d’asporto) del giovedì sera! Solo a pensarci comincio a sbavare. E mi rendo conto che non è una bella immagine.
Tornando alla mia dipendenza, essendo  qui in Francia la pizza un piatto prelibato e da almeno 10 euro 10 a pizza, ma anche 12 o 13 volendo, non è che abbia potuto mantenere il trend di una pizza a settimana. Anche perché valla a trovare una pizza davvero buona che ti dia l’impressione di non star sprecando i 10 euro 10, ma anche 12 o 13.
Ora, finché vivevo nella ridente (?) periferia parigina, avevamo trovato due pizzerie da asporto discretamente buone, tenendo sempre conto che dico buone per i canoni esteri, tenute da simpatiche famiglie arabe che, l’una, ti faceva due pizze al prezzo di una e, l’altra, te le faceva pagare 5 euro e quindi una pizza ogni 15 giorni ci poteva anche stare.
Dopo il trasloco nel centro lionese, invece, la situazione è risultata drammatica: la pizzeria sotto casa non è pessima, ma una pizza costa MINIMO 14 euro e 14 euro per una pizza mi rifiuto di pagarli per principio, anche se fosse la pizza più buona del mondo. La seconda pizzeria che abbiamo trovato era una catena di pizze da asporto e se te la vai a prendere, invece che fartela consegnare, la grande la paghi come la media, la media come la piccola e la piccola no, non te la regalano, ma la paghi come una piccola. L’abbiamo presa una volta perché si trova proprio accanto alla palestra, ma non mi ricordo più il gusto che aveva, quindi non credo sia un buon segno.
Infine, il 13 gennaio siamo andati a cena fuori perché era il mio onomastico (e l’anniversario di matrimonio dei miei) e anche se lontani si festeggia andando a mangiare una pizza. Sì, sono quel genere di persona che le tradizioni no, non si abbandonano nemmeno morti (e infatti ho esportato anche la Befana e ho preparato la calzetta anche al gatto, ma questo è materiale per un altro post). Dicevo, siamo andati a cena fuori e siamo andati in questa pizzeria, Le comptoir de la Pizza, che dal nome diresti una pizzeria da asporto e invece no, è una pizzeria vera con un bel forno a legno e un tiramisù divino. Intanto la pizza costa 9 euro 9 invece che 14 come nel resto del quartiere (ah le gioie di vivere in centro città), l’atmosfera è familiare come piace a me, la pizza è finissima come piace a me e delle dimensioni di una vera pizza, poi va beh come formaggio ci mettono l’emmental e a momenti mi viene un infarto, ma solo dopo averla ordinata ho scoperto che si può richiederla con la mozzarella per un euro di supplemento. Se la mozzarella me la porto da casa dite che non me lo chiedono il supplemento?
Quindi, emmental a parte, penso che andremo sempre a prenderla lì.  Oppure ricomincerò ad importare dall’Italia (leggasi, infilare in valigia) scatole su scatole di pizza Catarì e costringerò l’uomo a prepararmela.

Per informazione, la pizza più costosa l’ho trovata a  Dublino un 13 gennaio di qualche anno fa. La taglia più piccola costava intorno ai 20 euro e giuro che non era una pizzeria di “lusso”. Inutile dire che non appena abbiamo visto i prezzi abbiamo richiuso i menù e ce ne siamo andati, con aria sdegnata.
La pizza estera più buona, invece, l’abbiamo mangiata ad Amboise giusto di fronte al castello e no, non costava tantissimo, sarà che era mezzogiorno, ma non l’abbiamo pagata più di 10 euro 10. E infatti ci diciamo sempre che, non pagando il treno, potremmo tornare ogni tanto a mangiarcene una.

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