Come togliersi la tiroide e vivere felici e contenti

Rieccomi a casa dopo una convalescenza ospedaliera lampo.
Niente da dire, la sanità francese è ottima e gli ospedali (o almeno quello della Croix Rousse) anche di più. Avevo chiesto una camera doppia per non pagare le spese supplementari della singola, non rimborsate dalla mia mutuelle, e mi sono ritrovata con una singola comunque perché “tanto c’era posto”. Al prezzo della doppia, ça va sans dire.
Camera singola, bagno e doccia privati, televisione, internet e telefono in camera. Meglio che in hotel. Anche se ho utilizzato solamente un pò la televisione, come rumore di fondo, per seguire gli ultimi giorni delle olimpiadi.
Il primo giorno mi sono anche state chieste le mie preferenze alimentari per evitare di darmi gli alimenti che non mi piacciono, nonostante poi mi sia toccato mangiare pappette e budini perché, avendomi operato alla tiroide, ho qualche difficoltà ad inghiottire.

L’operazione è andata benissimo. La sera prima doccia al disinfettante, poi un paio di calmanti per dormire meglio. Sveglia alle 6 meno un quarto, altra doccia al disinfettante e altri 4 calmanti, poi ancora nanna fino all’ora dell’operazione, prevista alle 7h45. Mia madre arriva di corsa alle 7h00 giusto in tempo per trovarmi comatosa nel letto e riuscire ad ottenere il permesso di accompagnarmi fino alla porta della sala operatoria.
Ricordi confusi. Ogni dottore/infermiere che passa mi chiede il mio nome e se devono togliermi la tiroide, mi spostano su una barella e mi mettono addosso un lenzuolo caldo, poi mi ritrovo con l’assistente dell’anestesista, mi agito un pò, ma giusto in quel momento arriva il dott. Bravo che sorridendo mi dice “Buongiorno Ilaria” e il suo sorriso mi tranquillizza. Mi mettono la mascherina dell’ossigeno, respiro a fondo e il tempo di sentirli dire “i valori sono ancora un pò alti, vabbe’ le diamo più gas” e mi ritrovo in sala di risveglio, in (quasi)perfetta forma. Resto lì ancora un’oretta, in compagnia di un’infermiera e del dott. Bravo che scherzano con me, nell’attesa che il cuore rallenti e le asistolie smettano. Dopodiché direzione camera.

La sera passa il chirurgo per assicurarmi che tutto è andato bene, le 4 paratiroidi sono rimaste al loro posto e quindi non dovrebbero esserci abbassamenti di calcio (e infatti le analisi del sangue gli daranno ragione), i nervi non sono stati toccati, il drenaggio impedirà gli ematomi, la voce pare a posto e le cellule del nodulo paiono benigne, bisognerà aspettare i risultati definitivi, ma secondo lui non c’è da preoccuparsi.
Sabato mi hanno tolto il drenaggio (un’esperienza che non auguro a nessuno) e il catetere alla mano sinistra, ieri hanno tolto le 8 graffette che tenevano la cicatrice e le hanno sostituite con una specie di scotch, oggi hanno tolto il catetere all’altra mano e, prima di farmi uscire, hanno verificato che le corde vocali stiano bene. Ora devo solo cercare di non parlare troppo, per non affaticarle, e godermi il meritato riposo fino al 2 settembre.

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