Il giorno in cui un prete mi sbatté il telefono in faccia

Il neomarito ed io, ci siamo sposati civilmente il 25 maggio scorso quando, incinta di 6 mesi, l’idea di affrontare tutta la burocrazia francese ci ha fatto decidere di anticipare la data delle nozze. In realtà, speravamo anche che mio padre potesse, se non assistere, almeno partecipare ai preparativi o vedere le foto (invece non ha fatto nemmeno in tempo a vedermi col vestito da sposa, sigh).
Ci restava la cerimonia religiosa in Italia che abbiamo fissato, dopo un attento studio delle vacanze di tutti i familiari, al 1 marzo 2014.
In ottobre ho contattato il novo prete lionese che, gentilmente, ci ha firmato una specie di manleva per dare tutti i poteri organizzativi e celebrativi al prete italiano. I mesi passano, tutto sembra per andare per il meglio, ma ai primi di gennaio il prete italiano scopre che non può farlo lui il dossier, ma la curia di Lione deve firmare un’autorizzazione e spedirla a quella di Genova. Ci precipitiamo a Lione e prepariamo in fretta e furia il dossier che il prete porta in curia, assicurandoci che entro metà gennaio verrà spedito. Venti giorni dopo il prete italiano ci fa sapere che niente, del dossier non c’è nessuna traccia. Contattiamo nuovamente il prete lionese che telefona al prete responsabile dell’ufficio matrimonio, Padre B.,  ma pare sia irraggiungibile.
Riesce, infine, a contattarlo un giovedì e gli chiede del dossier. Padre B. gli assicura che l’ha spedito, anche se non si ricorda quando, e che tra la Francia e l’Italia non ci sono mai problemi. Promette, comunque, di informarsi e richiamare il giorno dopo. Arriva domenica e, ovviamente, non abbiamo nessuna notizia. Il prete della nostra parrocchia mi invia una email col numero di telefono di Padre B. perchè lui è in malattia. Il lunedì, quindi, chiamo per avere qualche informazione in più e per domandare, come richiesto dalla curia genovese, di recuperare a mano il dossier se, per caso, non è ancora partito.
E là, Padre B. non solo mi risponde in maniera scocciata e supponente, ma mi intima di non chiamarlo mai più perchè il dossier l’ha inviato anche se non si ricorda più quando e, senza lasciarmi il tempo di dire boh mi sbatte il telefono in faccia.
Ora, io di preti tra gli anni Scout, le vacanze in campagna nel paesino dove c’era solo la parrocchia in cui fare qualcosa e gli amici di famiglia ne ho conosciuti, ma è la prima volta che ne incontro uno così maleducato! Poi magari io sarò la tipica futura sposa stressata, ma un minimo di cortesia e empatia non guasterebbero.

Per la cronaca, il dossier è arrivato ieri alla curia di Genova e, visti i tempi della posta Francia-Italia, direi che è stato inviato venerdì. Quindi Padre B. si era dimenticato del nostro dossier, l’ha spedito non appena l’abbiamo contattato, ma invece che ammetterlo ha preferito essere aggressivo. Esagero? No, non credo.

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4 pensieri su “Il giorno in cui un prete mi sbatté il telefono in faccia

  1. Che caos per sposarsi in Chiesa. Io non sono cristiana e naturalmente non mi sposerò in chiesa (né battezzerà Carlotta), ma non capisco il caos che c’è sempre per carte e non carte. E’ una cerimonia, un rituale a cui ci si sottopone per fede, non dovrebbe contenere tutte ste cose burocratiche, dato che legalmente siete già sposati..

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