Vacanze italiane e nostalgia expat

Il primo che mi dice “beata te che te ne vai in vacanza in Italia” lo mordo.
Potrebbe essere vero se, invece che andare a casa di mia madre, andassi alla scoperta di qualche angolo italiano sconosciuto. Invece, tornando a casa, i dieci giorni di vancaza si trasformano in un tour de force di visite ad amici e parenti che prima, quando vivevo a Genova, magari non vedevo mai e che adesso sono “obbligata” ad andare a trovare (soprattutto i parenti, gli amici li vedo sempre volentieri).
Certo Blop ed io siamo andati al mare, la mattina all’alba o la sera dopo le 17h, e ci siamo divertiti moltissimo. I primi giorni Blop era un po’ spaventato dall’acqua e dalle onde e non osava avventurarsi oltre il bagnasciuga. Pian pianino, pero’, si è fatto coraggio e si divertiva a raggiungermi in qualche centimetro d’acqua. Io lo sollevavo in aria e poi gli facevo fare PLOUF! in acqua. L’ultimo giorno era praticamente pronto a nuotare fino alla boa o, almeno, ad arrivare dove non toccava (che in Liguria non è poi cosi’ lontano dalla riva).
Gli unici veri momenti in cui mi sono sentita in vacanza sono stati quando, con figlio, madre e nonna, siamo andati nella casetta in campagna. Sarà stata l’aria piemontese o la casetta rifatta con amore dal mio papà o la presenza delle storiche amiche estive, fatto sta che sono riuscita a rilassarmi davvero.
Blop ne ha approfittato per testare il nuovo parco giochi e sedurre tutte le bambine bionde, rigorosamente più grandi di lui, che incontrava. Si vede che nelle sue vene scorre anche un po’ di sangue inglese perché, da vero gentleman, ha raccolto il peluche di una bambina caduta per terra e, poi, le ha tenuto la mano per aiutarla ad alzarsi! In Francia, invece, le bambine più grandi non si fanno intenerire e, invece che giocare con lui, lo spingono per terra o gli tirano addosso i loro passeggini (ma questa è un’altra storia).

Chi dice vacanze in Italia, dice buon cibo. In effetti non mi rendo mai conto di tutte le cose buone che mi mancano nella mia vita da immigrata, se non quando ce le ho davanti agli occhi. Qualche esempio? La FOCACCIA genovese, ovviamente. Ma anche la farinata e la panissa. L’Estathé al limone rigorosamente nel bricchetto e il suo inconfondibile gusto chimico. Il ghiacciolo e la granita all’amarena, possibilmente Fabbri. Che altro? Vari ed eventuali tipi di pasta (ravioli, trofie e pansoti, per esempio) o i sughi non Barilla, ma veri. E i Sofficini. Quanto mi mancano i Sofficini, sono tipo una delle dieci meraviglie culinarie al mondo. Forse esagero un poo’, ma non ho vergogna nell’ammettere che, insieme alla pizza, ogni volta che rientro a Genova necessito di mangiarne almeno uno.

Che altro? Blop ha migliorato tantissimo il suo italiano, coniando delle nuove parole buffissime. Nella sua testolina, per trasformare una parola che non conosce in italiano basta prendere l’equivalente francese e aggiungere una A (ex. valisia dal francese valise) e, viceversa, per rendere in francese una parola che conosce solo in italiano ne tronca la fine. Ci sono, poi, parole che, per lui, esistono solo in italiano (ex. can per cane) o solo in francese e se io tento di dirgliele in italiano mi corregge.

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5 pensieri su “Vacanze italiane e nostalgia expat

  1. anche per jan per tradurre una parola basta italianizzarla o germanizzarla, è buffo, anche se ammetto che lo fa solo con parole di derivazione latina, facendoci intuire che ha un ottimo “sprachgefuehl”, senso per le lingue.

    confermo: le vacanze in italia da expat italiani sono una menata, a meno che non si vada ad almeno 400 km di distanza dal luogo di origine, che però paradossalmente è quello che ti manca di più. vorresti star lì, ma in incognito.

    • Bravo Jan, mi piacerebbe sentire delle parole tedesche italianizzate e viceversa, dev’essere buffissimo.

      Non so se a te capita, ma a me succede sempre che molte amiche si offendano perché non riesco a trovare il tempo di incontrarle, ma non è che durante le vacanze le ore del giorno aumentino, anzi. Col fatto che cerco di rispettare gli orari di Luca (le 2h di sonnellino pomeridiano, per esempio) il tempo disponibile è anche meno.

      • Le mie amiche sono dei tesori e mi capiscono. Sanno che in questo periodo va così, ma che col tempo migliorerà. Però sì, anche a me sembra che il tempo venga risucchiato in un buco nero, soprattutto quando sono in Italia e vorrei vedere i miei amici.
        Oggi Jan ha spiegato a sua nonna come si accende il suo trenino elettrico: “Du musst den Tast drucken”. “Tast” non esiste… 😛

        • Io ho qualche amica che vuole vedermi a tutti i costi ogni volta e se non ci riusciamo se la prende. Certo a me fa piacere vederle, ma rimanendo sempre non più di 7-10 non è umanamente fattibile, se non a discapito di altre amiche. Questa cosa mi mette sempre ansia.

          Tast è bellissimo!
          Luca in questo momento ama molto dire, in francese, che non vuole andare a casa “noooon, Cà pas cas” (= maison) o che vuole andare all’asilo (crèche) ” Cà asil, Cà asil”. Considerando che asile vuol dire manicomio chissà come mai per strada mi guardano tutti male 😛

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