La sindrome del nido

Non siamo una famiglia ordinata, questo è innegabile.
Blog rifiuta categoricamente di mettere a posto i giocattoli dopo averli utilizzati, preferendo sparpagliarli per tutta la casa e io utilizzo la mia scarsa capacità di riordino per libri e manga, perfettamente disposti nella libreria. Il marito è, forse, il più ordinato di noi tre ma è anche quello che lavora di più, quindi con meno tempo.
E niente, se prima me ne fregavo abbastanza, da quando sono entrata nel terzo trimestre di gravidanza almeno una volta a settimana entro in crisi davanti al casino casalingo e non posso fare a meno di piangere.
Ieri, per esempio, volevo giocare con Blop ma aprendo la scatola ho visto che mancavano la metà dei pezzi. Ho pianto inconsolabilmente mezz’ora, con lui accanto che non ne capiva il motivo e continuava a ripetermi “c’est pas grave, maman“(trad= non fa niente, mamma).
Ecco, se Babbo Natale esistesse e leggesse questo post, per Natale (ma anche per il post parto) invece che gente che propone di venire a occuparsi di Blop o di portarselo via qualche tempo, preferirei di gran lunga un’anima pia che si immolasse per la causa e venisse a pulirmi casa, mettere in ordine i giochi, scacciare i moscerini dalla cucina, recuperare il ritardo nelle lavatrici, cucinare roba sana…
Ora, approfittando del fatto che Blop è brasato davanti alla tv, vado a deprimermi un po’ cercando contemporaneamente di riordinare qualcosa.

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