14 agosto 2018

Pioveva leggermente, a Genova, quando partimmo.
Pioggia forte fino a Spotorno, diceva il meteo e, effettivamente, pioveva talmente forte che c’erano macchine ferme nelle corsie d’emergenza dell’autostrada. Lo zio Bubu, pero’, abituato alla pioggia preferi’ continuare.
A Spotorno la pioggia aveva quasi smesso. A Nizza c’era talmente sole e caldo che si sarebbe potuti andare al mare.

Lo zio é già ripartito?” é stato il primo messaggio ad arrivare, seguito a ruota  dai vari “Ma partivate oggi?“, “Dove siete?“, “Tutto bene?“.

E’ crollato il ponte dell’autostrada.

E’ stata una sensazione strana leggere il messaggio di mia mamma. Ho capito subito di quale ponte parlasse, ma sembrava impossibile. Come fa un ponte a crollare? Quel ponte, poi, quel ponte sopra e sotto al quale siamo passati praticamente ogni giorno durante le nostre vacanze a Genova. Quello su cui passano tutti i miei amici. Quello su cui si formano lunghe code.

Sono salita sul treno con Blop, ho mandato messaggi rassicuranti a tutte le mie conoscenze e ho guardato le notizie online.
Continua ad essere una sensazione strana guardare le immagini del crollo.Uno scenario apocalittico, sembra che ci sia caduta una bomba sopra o che sia stato distrutto dagli alieni, ma pur sapendo che é reale non riesco ancora a crederci. Mi sembra talmente assurdo, impossibile.

Come sarà cadere nel vuoto?
Continuo a immaginare se fosse crollato domenica sera, mentre lo attraversavamo a tutta velocità in direzione del Gaslini. Continuo a immaginarmi in macchina, seduta tra i miei figli, tenendo una garza sulla testa sanguinante di Blop, rassicurata dal fatto che in poco tempo sarebbe stato curato e il viadotto che sarebbe potuto venire giù in quello momento e allora cosa sarebbe stato un taglio alla testa rispetto al resto?

Cosi vero ed irreale. 

Ho pianto per i morti e per i feriti perché avrebbe potuto essere uno di noi, uno qualsiasi di noi genovesi. Ho pianto per quello che era e sarà Genova, una città spezzata in due. Ho pianto per la paura che rimarrà nel dover attraversare ogni giorno ponti e viadotti e autostrade traballanti. Chiedendosi se non ne verrà giù un altro.
Passerà. Passerà sicuramente, ma adesso sono triste e terrorizzata e penso a BlopBlop che é rimasto ancora qualche giorno da mia mamma e vorrei non uscissero mai di casa.

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4 pensieri su “14 agosto 2018

  1. Ti ho pensata, quando è successo, perché noi siamo tornati venti giorni fa, neanche, e come voi ci siamo passati tante volte, come sempre. Anche sotto, per andare e tornare da mio papà o mio fratello. Sono contenta di sapere che state bene.
    Mi sento come te: incredula e tanto triste, e anche io ho paura in generale. Mio marito addirittura dice che mai più attraverserà un ponte in Italia… va beh, esagerazioni della sua metà araba.

    • Vi ho pensato anche io perché non sapevo se foste a Genova o no, mi fa piacere che foste già partiti (e che i tuoi stiano bene).
      Penso sia questa sensazione, comune a tutti i genovesi, del “poteva crollare mentre c’ero sopra io/i miei cari” ad essere la cosa più difficile da metabolizzare perché davvero credo che chiunque ci passasse sopra/sotto più volte a settimana (tipo noi durante le settimane a Genova facevamo lunghi giri in macchina per far dormire i bambini e quindi tutti i giorni ci passavamo sotto per fare una strada senza troppi semafori. Ho i brividi al solo pensiero)

    • Pare, infatti, che si goda nonna e bisnonna con grande gioia, lontano dal casino che fa solitamente il fratello pero’ hanno ridotto le “gite” che dovevano fare, per ovvi motivi.

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