Il risultato

Senza grandi sorprese Blop non é stato ammesso alla scuola internazionale.
Sabato 6 luglio sono andata a vedere i risultati e il suo nome non era sulla lista degli ammessi. Mi spiace solo che non abbiano affisso una graduatoria o un punteggio per sapere com’era andata per ogni bambino, ma pazienza. Vedremo l’anno prossimo se ritenteremo o lasceremo stare.

A Blop non l’abbiamo ancora detto perché domenica é partito con mia mamma per Genova e non volevo bloccare il suo sviluppo dell’italiano. Ogni sera mi manda messaggi vocali sul telefono, in italiano, per dirmi in poche frasi cosa ha fatto : “ho mangiato la pizza”, “non ho soldi”, etc… pian piano dalle parole inizia a formare frasi sempre più complesse. Il francese rimane predominante, ovviamente, ma senza la mamma che capisce/traduce é obbligato a comunicare e fa enormi progressi.

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Il test d’ingresso

A Lione abbiamo la fortuna di avere una scuola internazionale pubblica che va dalle elementari al liceo, la Cité Scolaire Internationale (CSI), nata per istruire i figli dei dipendenti dell’Interpol e che ha un’ottima reputazione.

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Ne avevo sentito parlare già quando Blop era neonato, ma abitando in un quartiere dall’altra parte della città non me n’ero interessata più di tanto perché avrebbe dovuto fare lunghi tragitti in autobus e nel nostro quartiere c’erano altre scuole eccellenti.
Da due anni, pero’, ci siamo trasferiti nel quartiere della CSI e quindi abbiamo pensato che fosse un’opportunità per Blop di poterla frequentare. L’unico problema era che, a causa della forte domanda e dei pochi posti disponibili (tra 8 e 12), c’era da passare un test di ingresso composto da due prove : italiano e matematica/francese.  Se le seconde non pensavo ponessero problema a mio figlio, la prova di italiano era un po’ un’incognita. In effetti lui lo capisce benissimo, ma lo parlicchia solo con la bisnonna e il cuginetto. Ho provato a fargli fare degli esercizi, ma entrava subito in modalità “non so l’italiano” e ho smesso perché temevo di peggiorare la situazione.
Il giorno delle porte aperte, in più, la responsabile della sezione mi aveva detto che non essendo una scuola di lingua, ma una scuola in cui seguiva il doppio programma italiano/francese, se non parlava italiano era inutile passasse il test.
Io, pero’, sono testarda e non volevo fargli perdere questa opportunità o, almeno, l’opportunità di provare a entrare nonostante le scarsissime possibilità, quindi l’ho iscritto lo stesso seppur col dubbio che il giorno del test facesse scena muta.

Oggi c’era, quindi, il famoso test di ingresso. Per la sezione italiana c’erano 28 bambini per una decina di posti in prima elementare, quindi una probabilità su tre (sapendo che l’ordine di priorità é: italiani che arrivano dall’estero, francesi che arrivano dall’estero, bilingue che abitano già in Francia).
Un caldo bestiale. Tra una cosa e l’altro siamo rimasti circa 4h30 nel corridoio interno della scuola, sotto una vetrata, con la temperatura fuori che avvicinava i 40 gradi. Meno male che i bambini sono più resistenti di noi, perché io pensavo di prendere fuoco.
Gli insegnanti venivano a cercare i bambini per gruppi di 4 o 5  e li portavano nelle aule per passare i test.
Per fortuna Blop ha iniziato con gli esercizi di matematica e francese (45 minuti di durata) ed é andato da solo senza fare storie, stupendomi e commuovendomi per il suo coraggio (la mattina stessa aveva lamentato mal di pancia da ansia) e tornando soddisfatto e sorridente perché aveva fatto tutto giusto. Ovviamente questo tutto giusto é una sua sensazione perché non gli hanno detto niente.
Dopo un breve pranzo nella mensa della scuola, via a un’ora di italiano con altri 3 o 4 bambini. Temevo di vederlo tornare in lacrime perché non era stato capace di dire niente in italiano, invece é arrivato contento dicendo che aveva fatto tutto giusto (chissà!) e aveva parlato in italiano, ma non aveva colorato perché non gli era rimasto tempo (o voglia, conoscendolo).

Ovviamente avevo qualche riserva sul suo parlare italiano, visto che io non lo sento MAI farlo, ma mi ha detto che aveva usato le parole “palla” e “la scuola” e altre che non si ricordava più e da oggi pomeriggio…mi parla in italiano facendo frasi complete !

Le possibilità di entrare tra gli ammessi sono scarsissime, ma sono orgogliosa di come ha affrontato la prova e di avergli mostrato che sapeva parlare italiano nonostante le sue riserve. Ora aspettiamo i risultati il 6 luglio e, se non sarà preso, non sarà la fine del mondo e ci saranno altri modi per imparare la lingua e la cultura della sua mamma .

Di quelli che non poterono salire sull’aereo a causa di una varicella ormai guarita o la delusione di due bambini

Antefatto: Blop ci ha chiesto spesso di poter prendere l’aereo, quindi qualche mese fa abbiamo deciso di “accontentarlo” e di prenotare le vacanze a Berlino, città che ci sembrava interessante sia per noi adulti sia per i bambini.

A maggio é arrivata l’epidemia di varicella al nido, BlopBlop avendola già scampata per due anni di seguito sarebbe stato un miracolo non la prendesse nemmeno questa volta. Quindi qualche settimana fa, quando sono apparse le tipiche pustole me l’aspettavo e, tutto sommato, pensavo ci fosse anche andata bene perché cosi sarebbe guarito prima del viaggio.
L’ho subito portato dalla pediatra per chiedere rassicurazioni sul viaggio e, perché no, un certificato medico spiegando bene che dovevamo prendere l’aereo. La sua risposta é stata “stia tranquilla, da qui al viaggio é guarito e non ci sono problemi per viaggiare“.  Dopodiché : ho continuato ad organizzare i bagagli, BlopBlop é tornato al nido e poi é andato qualche giorno dalla nonna paterna, contemporaneamente Blop si é gonfiato come un palloncino in faccia, probabilmente a causa di un’allergia alle graminacee come suo padre, ho organizzato la sua festa di (finto) compleanno per essere sicura che i suoi amici potessero essere presenti (la sfiga di bambini nati ad agosto…) , ho organizzato un’assemblea generale all’associazione di cui faccio parte e mi sono fatta eleggere come segretaria e la varicella di BlopBlop me la sono dimenticata, tanto più che giovedi mattina gli rimanevano 4 povere croste in faccia. Per me era guarito, mi avevano confermato che non era più contagioso e non ci ho più pensato.

Giovedi mattina eccoci, quindi, pronti all’avventura. I bambini sono eccitati come delle pulci, non vedono l’ora di salire sull’aereo. Blop continua a dire a BlopBlop che se ha paura lo consolerà lui e BlopBlop ripete che vuole volare insieme agli uccellini.
Arriviamo all’aeroporto di Lyon St Exupery con largo anticipo, imbarchiamo il bagaglio con la nota compagnia low cost arancione che doveva portarci a Berlino, la signorina chiacchiera e fa mille moine a BlopBlop, passiamo i controlli di sicurezza, ci svuotano il bagaglio a mano dei bambini (contenuto: un vasino portatile, dei peluches, dei pannolini, qualche gioco per il viaggio, tutta roba pericolosissima) e fermano mio marito perché le sue scarpe hanno deciso di suonare a tutti i controlli. Ci guardano tutti per bene, insomma.
Aspettiamo qualche ora in aeroporto nell’aria per bambini finché non arriva il nostro turno e li il dramma.
La hostess ci vede e siccome abbiamo un bambino piccolo ci fa passare avanti, poi si ferma e ci chiede se aveva la varicella. Noi, scemi, rispondiamo che l’aveva avuta, ma che gli rimaneva solo qualche crosta. Ci fermano, fotografano BlopBlop, l’hostess vorrebbe chiamare il dottore dell’aeroporto per sapere se davvero non é contagioso, il suo responsabile ci dice che senza certificato medico non possiamo salire e che dovevamo leggere le condizioni di vendita, ma se il nostro pediatra ci mandava il certificato via mail poteva forse farci salire. La pediatra senza visitarlo non vuole farcelo, i bambini si mettono a piangere, i toni salgono, praticamente il responsabile ci trascina via dalla fila d’attesa; Noi chiediamo un certificato di rifiuto di imbarco e lui ci dice che ce lo avrebbero fatto in biglietteria. Ciao ciao arrivederci. La valigia in un microsecondo é scaricata dall’aereo e noi andiamo in biglietteria dove una simpatica signora ci dice “impossibile che vi abbiano detto cosi, io posso vedere solo come modificare il viaggio”. I toni salgono ancora, ci sentiamo ampiamente presi per i fondelli, i bambini piangono sempre, il responsabile (ah se avessimo pensato a chiedergli il nome!) non ha scritto niente per il customer care, la tizia in biglietteria ci dice di telefonare a un determinato numero, mio marito telefona davanti alla tizia che non vuole parlare col servizio clienti. Io cerco di spiegare ai bambini, loro piangono sempre. Il delirio.

Il servizio clienti al telefono, preso da pietà, ci rimborsa subito le tasse areoportuali (almeno quelle!) e noi ce ne torniamo mesti a casa, dove organizziamo in quattro e quattr’otto una partenza in treno per il giorno dopo, direzione Tolosa.

BlopBlop continua a chiedere quando potrà prendere l’aereo per volare con gli uccellini e mi si stringe il cuore. Di certo con easyjet non voleremo MAI più. (Abbiamo poi letto le condizioni e c’è scritto un vago “si puo’ viaggiare dopo 7 giorni dall’apparizione dell’ultima pustola” e non si fa menzione di un certificato medico obbligatorio).

Per amore di precisione, copio dal loro sito internet:

I passeggeri affetti da una malattia infettiva non grave, inclusa una delle seguenti patologie, possono volare conformemente alle linee guida nella tabella riportata di seguito.

Malattie infettive Autorizzato a viaggiare
Rosolia 4 giorni dalla comparsa delle irritazioni
Morbillo 7 giorni dalla comparsa delle irritazioni
Orecchioni dopo che il gonfiore sarà diminuito (normalmente dopo 7 giorni)
Varicella 7 giorni dalla comparsa dell’ultima macchia
Infezioni da virus (ad es. influenza stagionale) quando l’infezione non è più contagiosa

Preciso che conosco benissimo la pericolosità della varicella per gli immunodepressi o gli adulti, una persona della mia famiglia avendola fatta a 20 anni e avendo sviluppato un’encefalite che l’ha tenuta in coma, quindi se avessi avuto il dubbio che poteva essere ancora contagioso non l’avrei assolutamente portato sull’areo (al contrario di gente che online da consigli su come imbarcare i bambini con la varicella ancora contagiosa) e pazienza per la vacanza. Avremmo, almeno, avuto il tempo di avvisare i bambini, cambiare date, organizzare altro con calmo.
Ammetto che io sono stata scemissima a non tornare dal pediatra il giorno prima della partenza per chiedere un certificato, solitamente sono molto scrupolosa e ansiosa su queste cose, ma presa da tremila cose me ne sono dimenticata e  sicuramente il pediatra avrebbe potuto dirmi lui stesso di tornare per fare il certificato o farcelo gentilmente sul momento e mandarcelo via mail, visto che alla visita precedente aveva detto che sarebbe sicuramente guarito.

Fun fact: mentre litigavamo in biglietteria, Blop ha pensato bene di lanciare il peluche preferito di suo fratello, un’adorabile volpina, sul tetto della biglietteria e non siamo riusciti a riprenderlo ( oltre a non essere nello spirito giusto per dedicarci tutte le nostre energie).

La bici

Blop non ha mai usato la bici con le rotelle.
A 2 anni gli hanno regalato la balance bike, quella senza pedali per intenderci.
A 3 anni in giardino dalla nonna paterna usava, pare perché io ho visto mezzo video e mai dal vivo, una vecchia bici piccina e rosa senza rotelle. A casa continuava ad utilizzare la bici senza pedali.
A 4 anni la balance bike era diventata troppo piccola, quindi siamo passati al monopattino a 3 ruote perché era più comodo per andare in giro in città.
A 5 anni e mezzo Babbo Natale gli ha regalato una bici viola e gialla della sua taglia, sempre senza rotelle. Da dicembre a maggio non ha nemmeno mai voluto utilizzare perché “tanto non sono capace, é troppo difficile” (cit).
Conoscendo il mio pollastro, al sua insicurezza, la sua testardaggine e il suo perfezionismo non ho mai voluto insistere.

Venerdi 31 maggio.

Blop : Mamma mi prendi la bici per il giardino?
Mamma: Sicuro?
Blop : Si, mamma guarda c’é giù anche M. che la sta usando. Lui pero’ ha le rotelle.

Inutile dire che é salito sulla bici, ha fatto due tentativi ed é partito, come se non fosse la prima volta che provava e stasera faceva le gare di velocità con le bambine più grandi.
Ora non gli resta che imparare a frenare coi freni e non con i piedi.  Consigli ?

 

BlopBlop, nel frattempo, tentava di seguirlo con la balance bike ereditata dal fratello, ma quando ha capito che andava troppo piano per potergli star dietro l’ha scaraventata in mezzo al cortile e l’ha seguito di corsa, urlando “aspettami! (vai) troppo veloce!” . Mi sa che dovremo comprare la bici anche a lui.

Mamma, io sono diverso dagli altri

Mamma: Blop, non strappare i fiori.
Blop : Ma sono cattivi, pungono.
M: Non sono cattivi, si difendono soltanto.
B. : E a me non piacciono.
M: Possono non piacerti, ma non devi maltrattarli.
B: Tanto ai maschi non piacciono i fiori che pungono.  Soltanto alle femmine.
M: Dici le rose?
B: Si, a me non piacciono le rose e i fiori, perché ai maschi non piacciono i fiori.
M: …
B: Mamma, io sono diverso dagli altri. 
M: E’ normale amore, siamo tutti diversi.
B: Ma io non voglio essere diverso. Voglio essere come gli altri.  E’ importante per me essere come gli altri. 
M: Blop, lo sai che ai tuoi amici piaci cosi’ come sei, non dovete mica essere tutti uguali, se no sai che noia?
B: Non ne ho amici. Solo mamma e papà mi vogliono bene.
M: Certo che ti amiamo e anche tuo fratello ti ama.
B: BlopBlop é solo un bébé quindi non conta! E poi non mi vuole tanto bene, mi picchia sempre e dice che sono cattivo.
M: Devi ammettere che ogni tanto gli fai i dispetti e lui si difende, ma ti assicuro che ti vuole bene. Sei il suo eroe. E sono sicura che anche il tuo amico M. ti vuole bene.
B: Solo perché sa che gli daro’ il regalo per la feste delle persone a cui teniamo.
M: Sono sicura che a M. piace giocare con te per come sei, non perché sei uguale agli altri o perché gli fai un regalo.
B: Sai mamma, ai maschi piace giocare coi maschi e alle femmine con le femmine, ma a me piace giocare con le bambine, solo che loro non vogliono mai giocare con me. Quando dobbiamo scegliere le squadre non mi chiamano mai per primo.
M : Nemmeno C la tua innamorata?
B.: A volte dice che lo é, ma a volte dice che non é la mia innamorata e preferisce giocare con le sue amiche.
M: E la tua amica D? Giocate sempre insieme andando e tornando da scuola.
B: Gioca con me solo perché l’ho invitata alla mia festa di compleanno.
M: Ma se ha sempre giocato con te, anche prima che l’invitassi.
B: Perché sapeva che un giorno l’avrei invitata. Mamma?
M: Si amore?
B : Adesso possiamo andare a fare merenda col mio amico dinosauro?

Tratto da “I dolori del giovane Blop“, 5 anni e mezzo.

Giusto stamattina la psicomotricista mi diceva che, secondo lei, il comportamento difficile degli ultimi giorni era legato a qualcosa successo coi compagni, anche se la maestra pare non aver notato niente.

I commenti degli altri

Blop ha un carattere tutto suo. Quand’ero piccola io, l’avrebbero chiamato un bambino “difficile” ora non so se si usa più, cosa é politically correct e cosa no.
Nella vita quotidiana questo si traduce, semplificando un po’,  in una grossa difficoltà a rispettare le regole o le domande degli adulti, soprattutto in determinate situazioni. E’ impaziente, testardo, dispettoso con suo fratello, piagnone, viene spesso definito una pila elettrica, non ammette mai che é colpa sua e piuttosto si inventa delle storie assurde. Ovviamente ha anche molti lati positivi, come la sua intelligenza e sensibilità, ma purtroppo vengono soppiantati dai “lati negativi”.
In un anno di psicomotricità è migliorato molto, ma ora con la fatica di fine anno scolastico sta nuovamente peggiorando. Nell’ultima settimana e mezza il suo comportamento mi é stato segnalato dalle maestre, dalle educatrici della mensa e del doposcuola, dall’insegnante di ginnastica e anche dalle animatrici delle attività extra-scolastiche del mercoledi mattina.
Per una mamma é difficile sentirsi dire tutti i giorni che il figlio non ha ascoltato, ha lanciato la palla oltre il cancello della scuola o i giochi sul tetto, che é stato messo seduto perché non ascoltava a ginnastica, etc etc…
A questo si aggiungo i commenti, magari non fatti con cattiveria, della gente.
Quando mia suocera e mia cognata ti dicono che é molto più semplice tenere altri bambini perché sono più calmi e ubbidienti di Blop e BlopBlop (e più grandi, bisogna dirlo) é una pugnalata al cuore.
Quando chiacchierando e scherzando di un’eventuale settimana al mare con le maestre del nido, una delle maestre dice “si, ma vogliamo solo tante Chloé e nessuno come Blop” te ridi e scherzi, ricordando che é BlopBlop, molto più calmo ed ubbidiente del fratello, a doverci andare visto che é lui che va al nido e non il fratello maggiore. In realtà, pero’, te sei li che vorresti piangere e sprofondare in un buco nero dove nessuno ti fa più di questi commenti perché te hai l’impressione di mettercela tutta, ma é difficile e stancante. E questi commenti non aiutano, MAI.

Smettila!

A metà febbraio, qui in Francia,  sono iniziate le vacanze d’inverno e ne ho approfittato per portare i bambini una settimana a Genova, visto che a Natale per vari motivi non eravamo andati.
Il programma era densissimo come sempre (visita all’Acquario con giro sulla NaveBus, sfilata di Carnevale, saluti a milioni di parenti, giri amministrativi per me che ho deciso di chiedere la nazionalità francese e mi servono milioni di documenti, la salute della bisnonna che ci fa prendere qualche spavento, eccetera…), ma mi soffermero’ solamente su una cosa: Blop ha scoperto di saper parlare in italiano. Tutto il resto é irrilevante.

Per dare un po’ di contesto: mia cugina, che abita di fronte a casa di nostra nonna, ha un figlio che ha due anni meno di Blop e uno in più di BlopBlop. Noi, essendo figlie uniche, siamo cresciute insieme, quindi ci viene naturale e ci fa molto piacere che i nostri bambini giochino e crescano insieme, nei limiti delle nostre possibilità logistiche.
Fino all’anno scorso Blop e cuginoBlop giocavano un pochino insieme, ma visto che cuginoBlop era comunque piccino riuscivano a capirsi abbastanza bene anche se Blop gli parlava in francese (ricordiamo che lui capisce perfettamente l’italiano). Quest’anno cuginoBlop ha da subito mostrato qualche fastidio nel non capire cosa gli stesse dicendo il cugino grande e Blop voleva farsi capire per dargli gli ordini .
La prima volta che Blop mi ha chiesto di parlare la posto suo, per dire al cugino di smetterla di cantare, gli ho risposto che poteva benissimo dirglielo lui di smetterla. Onestamente non credevo l’avrebbe fatto davvero, invece si é avvicinato e gli ha detto con tono perentorio “smettila!” e lui ha smesso.
Da quel momento Blop si é reso conto che sapeva parlare in italiano. Ora non é che dall’oggi al domani si é trasformato in un novello Manzoni, ma considero comunque un progresso passare dal saper contare da uno a quattordici e basta al fare mini frasi di tre parole in un’ora, anche se ci sarà da lavorare sulla grammatica.
Per amore di precisione, Blop ha comunque parlato più in francese che in italiano, ma non appena vedeva che qualcuno non capiva glielo ripeteva in italiano, non solamente col cuginetto, con la bisnonna, coi miei zii, ma anche con me. E a una settimana dal nostro ritorno a Lione posso affermare che continua a usare parole in italiano anche con me e più ne usa e più continua ad usarne, tanto che ovviamente viene più facile anche a me usare l’italiano e sempre più spesso mio rivolgo nella mia al povero marito. Sto quasi pensando di parlargli sempre cosi, tanto lui (maledetto uomo portato per le lingue) mi capisce bene. 

Credevo che questo momento non sarebbe mai arrivato, invece pian pianino i miei sforzi stanno cominciando a pagare.