Dove stiamo andando?

Oggi é il 25 aprile, la Liberazione.
Fin da piccola sono sempre stata affascinata da questa festa, forse perché mia mamma mi cantava canzoni a tema o perché alle medie la nostra insegnante di musica ci faceva suonare alle commemorazioni.

Sono sempre stata orgogliosa di vivere in una città che si è liberata da sola.
Ho letto, guardato e ascoltato tantissime cose sulla seconda Guerra Mondiale, i partigiani e i campi di concentramento. Ho pianto a ogni volta. Ho sempre pensato che finché avessi pianto tutto sarebbe andato bene, mi sarei ricordata di cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Gli anni passano, la gente dimentica o sembra non voglia ricordare, i testimoni scompaiono, il mondo non ha imparato niente e io, che ho sempre temuto in una III Guerra Mondiale stringo i miei bimbi e mi chiedo dove stiamo andando.

Dove stiamo andando se io, proprio io, per un attimo ho pensato che forse forse se vincesse il Front National sarebbe meglio? In fondo, se non fosse per le loro idee sugli extracomunitari, il loro programma è meglio di quello  dell’altro candidato.

Dove stiamo andando se io, proprio io per un attimo ho pensato cosi?
Fucilatemi, subito.

Quando i nazisti presero i comunisti,
io non dissi nulla perché non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici
io non dissi nulla perché non ero socialdemocratico.
Quando presero i sindacalisti,
io non dissi nulla perché non ero sindacalista.
Poi presero gli ebrei,
e io non dissi nulla  perché non ero ebreo.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa
(M. Niemoller)

La speranza sono i nostri figli

Oramai sono anni che non scrivo più niente di “politico”, “impegnato” o solo leggermente riflessivo. La maternità deve avermi mangiato gli ultimi neuroni rimasti. O forse e’ stata la stanchezza.
Non e’ che non mi interessi mai a cosa succede nel mondo, piango sentendo meta’ delle notizie del telegiornale , mi incavolo e mi indigno. Canto ai miei figli canzoni engagees per farli addormentare, sono di Genova e sono cresciuta a pane e De Andre, per dire.

Comunque, tutto questo sproloquio per dire che quando vedo Blop (italo-francese con un po’ di sangue inglese) giocare con M. (italo-egiziana) e Z. (coreano-tedesca), le sue amiche del cuore, mi viene da pensare che c’e’ ancora speranza per il futuro.
Che senso mai potranno avere delle frontiere per questi bambini dai mix più improbabili?

Il primo incontro con la maestra

Il primo incontro con la maestra di Blop, la settimana scorsa, non si e’ svolto che mi aspettavo. Premetto, pero’, che l’ansia crescente per l’operazione di Blopblop potrebbe avermi resa più sensibile e farmi mal percepire le cose (oppure no).

Dopo averci fatto installare sulle comodissime seggiole formato ridotto, la maestra ha voluto un po’ sapere com’era Blop a casa, per poi dirci che anche a scuola Blop dice sempre NO! a tutto quello che gli viene proposto. In maniera preventiva, pero’ poi passato questo scoglio e’ volenteroso e fa quello che gli si chiede oppure e’ lui stesso che vorrebbe fare tutto, aiutare, anche quando non e’ capace. Detto questo, secondo lei questo suo no preventivo e’ sintomo di mancanza di fiducia in lui e negli altri e sarebbe bene portarlo dallo psicologo.
A questa affermazione il mio cervello e’ andato in tilt. Mi aspettavo qualsiasi cosa da questo incontro, mi aspettavo che dicesse che Blop e’ testardo, a volte capriccioso, turbolento, ma lo psicologo proprio no. Ammetto di non averla presa proprio benissimo, forse me lo immaginavo gia’ riempito di antidepressivi, chissà. Siccome non e’ la prima volta che mi si consiglia lo psicologo a causa della testardaggine e di certe crisi di mio figlio (mia suocera, la figlia della compagna di mio suocero, un’amica di famiglia. Tutti francesi, per la precisione) ne ho parlato col pediatra che mi ha rassicurato che non ce n’era affatto bisogno e che Blop e’ un bimbo intelligente, coi suoi interessi e il suo carattere e le maestre dovrebbero smetterla di consigliare sedute dallo psicologo.

Tornando all’incontro con la maestra, ci ha raccontato che Blop gioca molto con i giochi da maschio (trenini, macchinine), non vuole cantare da solo davanti agli altri bambini, ama correre in cortile e andare in bicicletta, parla più volentieri con gli adulti che con i coetanei, non socializza ancora molto con gli altri bambini (nonostante io avessi notato che ultimamente parlava sempre più spesso di alcuni bambini) anche se e’ attirato da quelli un po’ più vivaci come lui, si vede che non sa disegnare anche se ci prova e dovrebbe farlo più spesso anche a casa. Strano perché , e gliel’ho anche detto alla maestra, Blop a casa disegna con pastelli e pennarelli, usa la pittura, il Dido… Bisognerà che le mostri le mie inesistenti capacità artistiche, perche deve essere ereditario.

Alla riunione di classe la maestra aveva assicurato che avrebbe messo sempre in avanti gli aspetti positivi dei bambini, onestamente io li sto ancora aspettando.
Non mi aspettavo di certo un “signora suo figlio e’ perfetto, che piacere averlo in classe”, ma almeno qualche accenno alla sua intelligenza (lo so che lo dicono tutte le mamme, ma a volte addirittura mi chiedo se non sia troppo intelligente ahah), alla sua inesauribile curiosità e voglia di imparare, alle sue eccellenti proprietà di linguaggio o alla sua intolleranza per l’ingiustizia. Poi per carità, lo so benissimo anche io che Blop e’ intenso e in una classe di 29 bambini e una maestra non dev’essere facile. Sbaglio io? Ho visto solo negativo dove poteva esserci del positivo? Mi consolo col fatto che Blop va alla materna volentieri, senza fare troppe storie quindi sicuramente gli piace.

E comunque trovo che per un bambino che in un anno ha dovuto affrontare la gravidanza della mamma, la nascita del fratellino, la morte del nonno, l’abbandono del ciuccio, l’abbandono del pannolino, l’inizio della materna e la futura operazione del fratellino, se la stia cavando egregiamente.

Esercitazione anti intrusione

Dal novembre scorso in Francia si vive un po’ con la paura di possibili attacchi terroristici : eventi annullati, controlli delle borse all’ingresso dei centri commerciali, aumento delle esercitazioni antiqualcosa nelle scuole…
Non esprimero’ la mia opinione al riguardo, se siano cose utili oppure no, d’altronde la gente ha paura e qualcosa bisogna fare per rassicurarla. Comunque. Alla riunione di inizio anno la direttrice ci aveva informati che, due volte l’anno, oltre alle esercitazioni anti incendio avrebbero fatto quelle anti intrusione e quelle di confinamento, per insegnargli a reagire in caso di tempeste apocalittiche o esplosioni di centrali nucleari (personalmente, questa e’ quella che mi mette più ansia di tutte). Non ci avrebbero informato prima per evitare che spifferassimo qualcosa ai nostri figli, ma ci avrebbero inviato una email per informaci.
E infatti, venerdì mentre eravamo a pranzo all’Ikea abbiamo ricevuto la suddetta email che ci informava del buon svolgimento dell’esercitazione. Ovviamente ai bambini non hanno detto “scappate a nascondervi che ci sono dei tizi pericolosi e malintenzionati a scuola”, ma l’hanno fatta in versione gioco : al suono di una trombetta, si sono spente le luci e i bambini sono dovuti rimanere nascosti immobili  e in silenzio,al buio, fino all’arrivo della direttrice.
Due anni fa, quando c’era stato l’allarme incendio al nido, Blop ne aveva (più o meno) parlato tutto emozionato, felice di aver visto i pompieri e stupito dalla novità. Mi aspettavo, più o meno, la stessa reazione. Invece niente, nemmeno un accenno.
La sera, allora, ho cercato di indagare un po’.

Mamma : Oggi avete giocato a nascondino?
Blop : Si
Mamma : E ti sei divertito?
Blop : No, ho avuto paura.
Mamma : Paura? E perche’?
Blop : Perche eravamo al buio, fermi e in silenzio e non potevo toccare la tenda.
Mamma : Come quando giochi a nascondi
Blop : Più immobile. Al buio.
Mamma : Ho capito e poi cosa avete fatto?
Blop : Poi siamo usciti e abbiamo gridato Youpiiiii (mima il gesto sollevando le braccia), ma qualche bambino piangeva. Io no, pero’.

 

(Non) Partecipazione scolastica

Premessa 1 : mia madre era insegnante e si e’ sempre implicata molto nella mia carriera scolastica, quindi pensavo fosse normale.
Premessa 2 : sono affetta dal complesso della prima della classe.
Premessa 3 : non so se la maestra di Blop e’ particolarmente entusiasta nel domandare la partecipazione delle famiglie o se e’ una caratteristica scolastica francese e non posso fare paragoni con l’Italia perche’ non sono nulla della scuola moderna.

 

Fatte queste premesse, veniamo al dunque.
La materna di mio figlio non offre la merenda, ma solo il pranzo. Per ovviare al problema la maestra, fin dal primo giorno, ha messo un calendario sulla porta chiedendo ai genitori di iscriversi a turno per portare qualcosa. Non qualcosa a caso, ma seguendo le sue indicazioni: il lunedì 1kg di frutta fresca di stagione, il martedì 500gr di frutta secca, il mercoledì 2l di succo di frutta, il giovedì carote e cetriolo o pomodori e ravanelli e il venerdì compote di frutta. Roba sana, abbastanza economica e che lei ha introdotto nel programma educativo. Un paio di bambini a turno, infatti, si occupano della cucina preparando e servendo la merenda agli altri.
Niente di particolarmente difficile, in fondo. Eppure…la classe di mio figlio e’ composta da 28 bambini, quindi 28 famiglie. A settembre i giorni effettivi di scuola sono stati 22 da cui, pero’, togliamo i primi due perche non ci aveva ancora spiegato il concetto e togliamo anche l’ultimo giorno del mese perche si festeggiano i compleanni e la maestra porta un dolce. 19 giorni per 19 famiglie. Nonostante questo, due giorni sono rimasti “scoperti” cosi io e un’altra mamma abbiamo portato la merenda due volte perche’ ci dispiaceva per i bambini.
A ottobre anche peggio. 13 giorni di scuola (il 20 iniziano le vacanze d’autunno) e ancora meno genitori si sono iscritti per portare qualcosa. In più, la maestra e’ stata assente la prima settimana e solamente noi e l’altra mamma, di nuovo, abbiamo portato la merenda (l’ho detto all’inizio , soffro della sindrome da prima della classe). Pero’ questa volta  non l’ho portata due volte.
E’ cosi difficile? Posso capire che sia qualche famiglia con difficolta economiche per cui magari anche portare 4 carote e un cetriolo una volta al mese sia troppo dispendioso, ma tutti gli altri?

Stessa cosa per il materiale per certe attività. A settembre, la maestra ci ha mandato una e-mail dicendo che stavano lavorando sul tema del blu e chiedendoci del materiale per rendere più interessanti le lezioni. Materiale che non era da comprare, ma che poteva tranquillamente trovarsi in casa : fogli colorati, libri su temi legati al blu (acqua, piscina, cielo…), foto e immagini, tappi di bottiglia. Noi, per esempio, abbiamo trovato delle cannucce blu e le abbiamo portate, insieme a due libri e a delle foto su una chiavetta USB, blu pure lei. A quanto pare, i genitori che hanno partecipato sono stati circa la meta.
Ieri, di nuovo, ci ha mandato un’altra email chiedendo un bicchiere di sale e due di farina per fare, mercoledì, della pasta di sale. Stasera ho visto che distribuiva pizzini a quasi tutti i genitori chiedendo di portare il materiale perche, di nuovo, l’avevamo fatto in pochissimi.

Io capisco che magari i genitori abbiano altro da fare, possano non avere i soldi o  pensare che stia alla scuola pubblica occuparsi di tutto. Magari nelle altri classi e’ cosi, onestamente non lo so, ma non mi sono sembrate richieste complicate. Almeno a inizio anno non si dovrebbe essere eccitati per la novità e per le attività che fanno i nostri figli? Non si dovrebbe aver voglia di partecipare un minimo?
D’altronde se alle elezioni dei rappresentati ha partecipato il 25%  dei genitori, nonostante la scuola avesse fornito tutto il materiale per votare da casa, qualcosa vorrà dire.

E nelle scuole (materne e non) dei vostri figli come funziona?

Materna 2.0

La scuola materna che frequenterà Blop a partire dal 1 settembre ha un bellissimo sito web, con foto, informazioni sugli scioperi e la mensa, resoconti delle riunioni.
Durante la riunione di presentazione ci avevamo detto che i Petite Section, come Blop, avrebbero molto probabilmente iniziato giovedì 1 settembre alle 10h, ma ci sarebbe stata un’ulteriore conferma in seguito.

Io ho aspettato, aspettato e aspettato, ma niente. Ogni settimana verificavo il sito web e la cassetta della posta, ma niente. Nessuna conferma.
La scuola riapre il 31 agosto, per gli insegnanti, perciò al massimo telefonerò per essere sicura. Certo che se tutti i giorni chiamano il 31 agosto…

Ieri passo davanti alla scuola e cosa vedo, scritto A MANO su un foglio A4 e appeso alla porta?
Esatto. Gli orari del primo giorno…

Facile come andare in bicicletta

Pare che andare in bicicletta non si scordi mai e … in effetti, è vero.
Ultimamente, complici i ritardi degli autobus lionesi, il bel tempo e il comodo (ed economico) sistema di bici in affitto, ho preso l’abitudine di uscire dal lavoro e andare a prendere Blop al nido in bici.
Tempo in autobus : tra i 20 e i 40 minuti.
Tempo in bicicletta: meno di 15 minuti.
Una volta arrivata al nido, poso la bici, prendo il passeggino e via a piedi per la salita infinita che ci separa da casa. L’aspetto più positivo di questa nuova organizzazione è che, oltre ad essere rapida ed ecologica, mi permette di fare un po’ di sano movimento.
Ci ho messo molto tempo a decidermi perché pensavo di non essere più capace ad andare in bicicletta. In effetti, nonostante da giovane andassi spesso in giro in bici coi miei genitori, ho smesso intorno ai 16 anni quando, durante una vacanza in Francia, ci hanno rubato le bici. L’ultima volta di cui ho vaghi ricordi di aver utilizzato una bici è nell’estate 2003, in Croazia, col mio ragazzo di allora.
Dopo 12 anni non è stato facile rimettersi su una sella, soprattutto di biciclette adatte a tutti, quindi un po’ troppo alte per me. Il primo giorno mi sentivo una deficente e pedalavo a uno all’ora, ci ho messo tipo 40 minuti per fare il percorso, fermandosi ad ogni attraversamento pedonale e facendolo a piedi. Adesso comincia ad andare meglio, sono molto più sciolta, ma di certo non mi avventurerei ancora fuori da una pista ciclabile o in un percorso che non sia pianeggiante, ma da qui al ritorno delle piogge, chissà.