IO. Cosa posso fare io?

Sono giorni, settimane,  che leggo notizie di cronaca che non mi piacciono. Razzismo, violenze, l’estrema destra che pian piano riacquisisce voti e dignità. In Italia e in Europa.
Sono giorni che cerco le parole, ma non le trovo. Non riesco a capire come sia possibile. O meglio, oggettivamente certe cose le so: la povertà, la paura dello straniero, il voler sempre dare la colpa a qualcun altro, certi politici che spingono in quella direzione. Eppure mi sembra cosi assurdo.

All’inizio leggevo certi post e condivisioni su Facebook e scuotevo la testa, magari mi indignavo o sospiravo. Poi i post sono aumentati e io, semplicemente, ho cliccato su “non seguire più”, pero’ poi mi sono resa conto che non serve a niente, anzi è peggio perché chi la pensa in quel modo sta aumentando e io non riesco a smettere di chiedermi COSA POSSO FARE PER IMPEDIRLO? COME POSSO FARGLI CAMBIARE IDEA?

Sarà che sono sempre stata un’appassionata di storia e della II Guerra Mondiale, sarà che certe cose mi sembravano assurde da ragazzina e mi sembrano ancora assurde oggi, sarà che non pensavo potesse davvero capitare di nuovo.

Io il razzismo non lo capisco. Le nozioni di diverso e di confini mi sono estranee. Mi sento italiana, europea, cittadina del mondo. Non sono perfetta, per carità. Mi sono più volte infastidita quando invece che accettare qualcosa da mangiare mi é stato risposto “dammi piuttosto dei soldi”. Rispetto le regole e mi innervosisco se gli altri non lo fanno, siano italiani, francesi, tedeschi, cinesi, giapponesi, arabi, africani, indiani o quello che si vuole.

Ho paura. Non dell’immigrato (come me), del povero o dello straniero, ma dell’indifferenza che rischia di portarci nell’abisso e del giudizio della Storia, quella che tra tanti anni si chiederà “com’è possibile? come la gente ha potuto lasciare che accadesse?“.
Come ho potuto lasciare che accadesse? Il tram tram quotidiano, i figli, la vita che va avanti, hanno fatto che mi sia estraniata da tutto quello che mi capitava intorno da almeno 5 o 6 anni. Anni difficili da recuperare, fatti difficili a cui rimediare. Certo, io da sola non posso cambiare il mondo, ma avrei potuto fare di più? Posso, adesso, fare di più?

Ho paura di quello che sto lasciando ai miei figli.

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1 Maggio – Furore (J. Steinbeck)

„Le strade pullulavano di gente assetata di lavoro, pronta a tutto per il lavoro. E le imprese e le banche stavano scavandosi la fossa con le loro stesse mani, ma non se ne rendevano conto. I campi erano fecondi, e i contadini vagavano affamati sulle strade. I granai erano pieni, e i figli dei poveri crescevano rachitici, con il corpo cosparso di pustole di pellagra. Le grosse imprese non capivano che il confine tra fame e rabbia è un confine sottile. E i soldi che potevano servire per le paghe servivano per fucili e gas, per spie e liste nere, per addestrare e reprimere. Sulle grandi arterie gli uomini sciamavano come formiche, in cerca di lavoro, in cerca di cibo. E la rabbia cominciò a fermentare.“
“Qui l’unico governo che abbiamo è il margine di profitto.”

“Dove andiamo? Per me non andiamo mai da nessuna parte. Siamo sempre in viaggio. Sempre in cammino. Perché a questa cosa non ci pensa nessuno? Oggi tutto si sposta. La gente si sposta. Sappiamo perché e sappiamo come. la gente si sposta perché vuole qualcosa di meglio. E quello è l’unico modo per trovarselo. Quando gli serve qualcosa, quando gli manca qualcosa, se lo vanno a pigliare. E’ a forza di sopportare che uno impara a ribellarsi. io ho camminato per tutto il paese, e ho sentito la gente parlare come te.”

“E i grossi proprietari cui una sommossa avrebbe fatto perdere tutte le terre, i grossi proprietari con accesso alla Storia, con occhi per leggere la Storia e ricavarne la grande verità: quando le mani in cui si accumula la ricchezza sono troppo poche, finiscono per perderla. E la verità accessoria: quando una moltitudine di uomini ha fame e freddo, il necessario se lo prende con la forza. E la piccola ma sonora verità che echeggia lungo la storia: la repressione serve solo a rinforzare e unire gli oppressi.”

“L’evoluzione dell’economia fu ignorata, i progetti di riforma furono ignorati; l’attenzione si concentrò sui mezzi per reprimere la rivolta, senza intervenire sulle cause della rivolta.”

“Le grosse imprese non capivano che il confine tra fame e rabbia è un confine sottile. E i soldi che potevano servire per le paghe servivano per fucili e gas, per spie e liste nere, per addestrare e reprimere. Sulle grandi arterie gli uomini sciamavano come formiche, in cerca di lavoro, in cerca di cibo. E la rabbia cominciò a fermentare.”

Ma dove vai se il piedino viola hai – Seconda parte

Martedì BlopBlop ha fatto la radiografia al piede che ha rivelato la presenza di un pezzetto di qualcosa. Ho subito chiamato il pediatra, sperando potesse toglierlo lui in quattro e quattr’otto e fine.
Il pediatra lo visita e ci spedisce al P.S. con una lettera con scritto URGENTE a caratteri cubitali e  indicando che sospettava  cellulite al piede. Secondo lui gli avrebbero dato antibiotici per via venosa per bloccare l’infezione.

17h30
Arriviamo al PS e l’infermiera esita tra codice giallo o rosso perché non ha mai visto una cosa cosi. La sala d’attesa è pienissima e continuano ad arrivare bambini in barella, più o meno gravi.

20h15
Finalmente è arrivato il nostro turno. Il dottore giovane lo visita, é propenso a togliergli subito il corpo estraneo MA ha sbagliato stanza dove metterci e non ha il materiale adeguato. Torniamo in sala d’aspetto e un quarto d’ora dopo arrivano le infermiere per fare un prelievo a BlopBlop.
BlopBlop, degno figlio di sua madre,  ODIA i prelievi e le sue vene fanno sempre ostruzionismo cosi ci mettono un’ora per riuscire a prelevare qualcosa, tra le urla disumane di mio figlio. Già che ci sono gli danno anche degli anestetici per prepararlo all’estrazione.

21h30
L’infermiera mi avvisa che dobbiamo aspettare un’ora e mezza per il risultato delle analisi. Prima non si può fare nulla (e c’è il cambio di turno).

00h00
Comincio a trovare l’attesa lunga.  Mi scappa la pipi. Chiedo alle infermiere se possono tenermi BlopBlop mentre vado in bagno, una si stupisce che siamo ancora li. Le chiedo se hanno i risultati. Fanno tutte la faccia da “ops, abbiamo dimenticato questo paziente”, ma rispondono gentilmente che ce li hanno e che non appena il medico esce dalla sala operatoria glieli mostrano. Nel frattempo posso andare in bagno e sorvegliano loro il bambino, che nel frattempo si era addormentato nel passeggino.

2h30
Infine arriva il chirurgo. Un indiano che parla malissimo in francese e capisce fischi per fiaschi. Siamo entrambi stanchi, ci capiamo male, più o meno il dialogo è questo.
Dottore: Facciamo un’ecografia e vediamo se c’è qualcosa nel piede.
Io: Ma ha già fatto una radiografia e c’è qualcosa nel piede.
Dottore: Si, ma voglio essere sicuro. Se c’è qualcosa lo operiamo.
Io: Ma l’altro dottore voleva toglierglielo in ambulatorio.
Dottore : Eh, ma è giovane. Non si fa cosi, facciamo ecografia e poi vediamo
Io: MA NON POTEVA FARGLIELA FARE NELLE TREMILA ORE CHE SIAMO RIMASTI IN SALA D’ASPETTO ???? (Si, ho perso un attimo la pazienza e devono avermi sentito urlare anche in India)
Dottore : Eh, ma stasera tanta gente. Non decido io il tempo d’attesa.

Facciamo sta benedetta ecografia che mostra una cosa un po’ diversa dalla radiografia, ma c’è da dire che alle 3h del mattino stavamo tutti dormendo in piedi.

Dottore: Allora tornate alle 9h e l’operiamo.
Io: NO.
Dottore: Come no. Adesso non posso e voglio fare le cose bene.
Io: Siamo venuti con la metro e adesso non c’è nulla, percio’ piuttosto dormiamo sulle sedie in sala d’aspetto e se proprio volevate mandare a casa, potevate dircelo subito e non farci aspettare DIECI STRAMALEDETTE ORE.

E’ finita che mi sono messa a piangere senza vergogna e il dottore non ci ha rimandato a casa, ma ci ha trovato una camera nello stesso reparto dove già eravamo stati per la prima operazione di BlopBlop. Il dottore mi rassicura che l’avrebbero operato in mattinata e saremmo potuti uscire nel tardo pomeriggio.

10h 
BlopBlop è pronto per la sala operatoria. I medici no. L’infermiera gli da un po’ di succo di mela perché sto povero bambino era a digiuno dalle 19h della sera prima (non sapendo se operavano, non operavano, non gli avevo più dato nulla se non dell’acqua).

13h – 15h 
Finalmente operano. L’operazione dura più del previsto perché, vista la discrepanza tra radiografie ed ecografia, il chirurgo ha guardato nel dettaglio, ma ha trovato solo un minuscolo pezzo di vetro.

Per finire, non siamo usciti il mercoledì pomeriggio, ne il giovedì, ma l’infezione essendo abbastanza avanzata (ma guarda un po’, quasi 24h in ospedale senza antibiotici non è che guariva da sola) hanno preferito tenerlo sotto osservazione fino al venerdì.

Dove stiamo andando?

Oggi é il 25 aprile, la Liberazione.
Fin da piccola sono sempre stata affascinata da questa festa, forse perché mia mamma mi cantava canzoni a tema o perché alle medie la nostra insegnante di musica ci faceva suonare alle commemorazioni.

Sono sempre stata orgogliosa di vivere in una città che si è liberata da sola.
Ho letto, guardato e ascoltato tantissime cose sulla seconda Guerra Mondiale, i partigiani e i campi di concentramento. Ho pianto a ogni volta. Ho sempre pensato che finché avessi pianto tutto sarebbe andato bene, mi sarei ricordata di cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Gli anni passano, la gente dimentica o sembra non voglia ricordare, i testimoni scompaiono, il mondo non ha imparato niente e io, che ho sempre temuto in una III Guerra Mondiale stringo i miei bimbi e mi chiedo dove stiamo andando.

Dove stiamo andando se io, proprio io, per un attimo ho pensato che forse forse se vincesse il Front National sarebbe meglio? In fondo, se non fosse per le loro idee sugli extracomunitari, il loro programma è meglio di quello  dell’altro candidato.

Dove stiamo andando se io, proprio io per un attimo ho pensato cosi?
Fucilatemi, subito.

Quando i nazisti presero i comunisti,
io non dissi nulla perché non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici
io non dissi nulla perché non ero socialdemocratico.
Quando presero i sindacalisti,
io non dissi nulla perché non ero sindacalista.
Poi presero gli ebrei,
e io non dissi nulla  perché non ero ebreo.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa
(M. Niemoller)

La speranza sono i nostri figli

Oramai sono anni che non scrivo più niente di “politico”, “impegnato” o solo leggermente riflessivo. La maternità deve avermi mangiato gli ultimi neuroni rimasti. O forse e’ stata la stanchezza.
Non e’ che non mi interessi mai a cosa succede nel mondo, piango sentendo meta’ delle notizie del telegiornale , mi incavolo e mi indigno. Canto ai miei figli canzoni engagees per farli addormentare, sono di Genova e sono cresciuta a pane e De Andre, per dire.

Comunque, tutto questo sproloquio per dire che quando vedo Blop (italo-francese con un po’ di sangue inglese) giocare con M. (italo-egiziana) e Z. (coreano-tedesca), le sue amiche del cuore, mi viene da pensare che c’e’ ancora speranza per il futuro.
Che senso mai potranno avere delle frontiere per questi bambini dai mix più improbabili?

Il primo incontro con la maestra

Il primo incontro con la maestra di Blop, la settimana scorsa, non si e’ svolto che mi aspettavo. Premetto, pero’, che l’ansia crescente per l’operazione di Blopblop potrebbe avermi resa più sensibile e farmi mal percepire le cose (oppure no).

Dopo averci fatto installare sulle comodissime seggiole formato ridotto, la maestra ha voluto un po’ sapere com’era Blop a casa, per poi dirci che anche a scuola Blop dice sempre NO! a tutto quello che gli viene proposto. In maniera preventiva, pero’ poi passato questo scoglio e’ volenteroso e fa quello che gli si chiede oppure e’ lui stesso che vorrebbe fare tutto, aiutare, anche quando non e’ capace. Detto questo, secondo lei questo suo no preventivo e’ sintomo di mancanza di fiducia in lui e negli altri e sarebbe bene portarlo dallo psicologo.
A questa affermazione il mio cervello e’ andato in tilt. Mi aspettavo qualsiasi cosa da questo incontro, mi aspettavo che dicesse che Blop e’ testardo, a volte capriccioso, turbolento, ma lo psicologo proprio no. Ammetto di non averla presa proprio benissimo, forse me lo immaginavo gia’ riempito di antidepressivi, chissà. Siccome non e’ la prima volta che mi si consiglia lo psicologo a causa della testardaggine e di certe crisi di mio figlio (mia suocera, la figlia della compagna di mio suocero, un’amica di famiglia. Tutti francesi, per la precisione) ne ho parlato col pediatra che mi ha rassicurato che non ce n’era affatto bisogno e che Blop e’ un bimbo intelligente, coi suoi interessi e il suo carattere e le maestre dovrebbero smetterla di consigliare sedute dallo psicologo.

Tornando all’incontro con la maestra, ci ha raccontato che Blop gioca molto con i giochi da maschio (trenini, macchinine), non vuole cantare da solo davanti agli altri bambini, ama correre in cortile e andare in bicicletta, parla più volentieri con gli adulti che con i coetanei, non socializza ancora molto con gli altri bambini (nonostante io avessi notato che ultimamente parlava sempre più spesso di alcuni bambini) anche se e’ attirato da quelli un po’ più vivaci come lui, si vede che non sa disegnare anche se ci prova e dovrebbe farlo più spesso anche a casa. Strano perché , e gliel’ho anche detto alla maestra, Blop a casa disegna con pastelli e pennarelli, usa la pittura, il Dido… Bisognerà che le mostri le mie inesistenti capacità artistiche, perche deve essere ereditario.

Alla riunione di classe la maestra aveva assicurato che avrebbe messo sempre in avanti gli aspetti positivi dei bambini, onestamente io li sto ancora aspettando.
Non mi aspettavo di certo un “signora suo figlio e’ perfetto, che piacere averlo in classe”, ma almeno qualche accenno alla sua intelligenza (lo so che lo dicono tutte le mamme, ma a volte addirittura mi chiedo se non sia troppo intelligente ahah), alla sua inesauribile curiosità e voglia di imparare, alle sue eccellenti proprietà di linguaggio o alla sua intolleranza per l’ingiustizia. Poi per carità, lo so benissimo anche io che Blop e’ intenso e in una classe di 29 bambini e una maestra non dev’essere facile. Sbaglio io? Ho visto solo negativo dove poteva esserci del positivo? Mi consolo col fatto che Blop va alla materna volentieri, senza fare troppe storie quindi sicuramente gli piace.

E comunque trovo che per un bambino che in un anno ha dovuto affrontare la gravidanza della mamma, la nascita del fratellino, la morte del nonno, l’abbandono del ciuccio, l’abbandono del pannolino, l’inizio della materna e la futura operazione del fratellino, se la stia cavando egregiamente.

Esercitazione anti intrusione

Dal novembre scorso in Francia si vive un po’ con la paura di possibili attacchi terroristici : eventi annullati, controlli delle borse all’ingresso dei centri commerciali, aumento delle esercitazioni antiqualcosa nelle scuole…
Non esprimero’ la mia opinione al riguardo, se siano cose utili oppure no, d’altronde la gente ha paura e qualcosa bisogna fare per rassicurarla. Comunque. Alla riunione di inizio anno la direttrice ci aveva informati che, due volte l’anno, oltre alle esercitazioni anti incendio avrebbero fatto quelle anti intrusione e quelle di confinamento, per insegnargli a reagire in caso di tempeste apocalittiche o esplosioni di centrali nucleari (personalmente, questa e’ quella che mi mette più ansia di tutte). Non ci avrebbero informato prima per evitare che spifferassimo qualcosa ai nostri figli, ma ci avrebbero inviato una email per informaci.
E infatti, venerdì mentre eravamo a pranzo all’Ikea abbiamo ricevuto la suddetta email che ci informava del buon svolgimento dell’esercitazione. Ovviamente ai bambini non hanno detto “scappate a nascondervi che ci sono dei tizi pericolosi e malintenzionati a scuola”, ma l’hanno fatta in versione gioco : al suono di una trombetta, si sono spente le luci e i bambini sono dovuti rimanere nascosti immobili  e in silenzio,al buio, fino all’arrivo della direttrice.
Due anni fa, quando c’era stato l’allarme incendio al nido, Blop ne aveva (più o meno) parlato tutto emozionato, felice di aver visto i pompieri e stupito dalla novità. Mi aspettavo, più o meno, la stessa reazione. Invece niente, nemmeno un accenno.
La sera, allora, ho cercato di indagare un po’.

Mamma : Oggi avete giocato a nascondino?
Blop : Si
Mamma : E ti sei divertito?
Blop : No, ho avuto paura.
Mamma : Paura? E perche’?
Blop : Perche eravamo al buio, fermi e in silenzio e non potevo toccare la tenda.
Mamma : Come quando giochi a nascondi
Blop : Più immobile. Al buio.
Mamma : Ho capito e poi cosa avete fatto?
Blop : Poi siamo usciti e abbiamo gridato Youpiiiii (mima il gesto sollevando le braccia), ma qualche bambino piangeva. Io no, pero’.