Vacanze

Domani i bambini, mia madre ed io, partiamo per Genova dove, sabato mattina, ci aspetta il matrimonio di mia cugina. Non ho ancora deciso se sono felice, emozionata o terrorizzata da quello che potranno combinare le due belve pestifere. Pare ci sia un’animatrice che si occuperà dei bambini presenti, ma tremo lo stesso.

Partiamo all’ultimo momento perché stasera c’è la festa della scuola materna e, essendo l’ultima attività che Blop potrà fare coi suoi amici di quest’anno, ci tenevo fosse presente. Lo so che ci saranno altre feste, ma Blop è particolarmente su di giri per stasera che sarebbe stato un peccato non partecipare. In più mi sono portata volontaria per tenere lo stand della sua classe una mezz’oretta, visto che nessun altro genitore l’ha fatto. Ora me ne pento, stasera me ne pentirò anche di più, ma ormai è fatta.

Tornando alle vacanze in Italia, saranno caratterizzate da un mio andare e venire tra Genova e Lione perché staro’ li una settimana circa, il tempo che i bambini si adattino, poi tornerò qui per finire di mettere a posto la casa vecchia (e sperare nella restituzione della caparra) e aiutare un po’ mio marito con la casa nuova, poi dopo massimo una settimana torno a Genova, sperando he nel frattempo mia madre sia sopravvissuta alle belve, dove rimarremo ancora un pochino. Poi torneremo a Lione perché a fine luglio viene lo zio inglese di mio marito, dopodiché spediremo i bambini (e io con loro? senza di me?) da mia suocera, torneranno la seconda settimana di agosto per festeggiare il compleanno di BlopBlop (già 4 anni!) insieme alle sue amichette del cuore che incredibilmente saranno a Lione, e poi boh. Mio marito ha le ferie fine agosto, quindi in base alla situazione nella casa nuova e alla pretese di mia suocera vedremo se tornare da lei o rimanere a Lione o chissà cosa fare. Se riuscissimo a prenderci qualche giorno di vacanza noi quattro, in famiglia, sarebbe un miracolo, ma anche una cosa molto molto gradita.

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Di terremoti e ansie materne

Qui in Francia siamo nel pieno delle vacanze autunnali e per non avere Blop tra i piedi, l’abbiamo spedito a Genova da mia mamma per una settimana. Domani sera ritorna e la settimana prossima ricomincia la materna.

Ieri sera me ne stavo tranquilla sul divano a mandare messaggi su whatsapp a mia madre e a mia cugina, quando su Facebook la meta’ dei mie contatti comincia a parlare di un possibile terremoto in centro Italia. (“L’avete sentito anche voi?”, “Scossa lunghissima, fortissima”, “Io non l’ho sentita”, “Io a Firenze si” …)
Ora, io lo so che Genova e’ nel nord Italia e non nel centro e quindi non c’era assolutamente da preoccuparsi, ma essendo portata per l’esagerazione catastrofica in un secondo netto mi sono immaginata una nuova scossa violentissima che arrivava fin sotto casa di mia nonna e faceva crollare tutto. Su mio figlio. E sul resto della famiglia, ovviamente, ma si vede che le mie priorità’ oramai sono settate sulla mia prole.
Dopo aver ricevuto conferma che non stesse tremando nulla, me ne sono andata a letto un po’ più tranquilla e non ho dormito fino al mattino.

Vacanze italiane e nostalgia expat

Il primo che mi dice “beata te che te ne vai in vacanza in Italia” lo mordo.
Potrebbe essere vero se, invece che andare a casa di mia madre, andassi alla scoperta di qualche angolo italiano sconosciuto. Invece, tornando a casa, i dieci giorni di vancaza si trasformano in un tour de force di visite ad amici e parenti che prima, quando vivevo a Genova, magari non vedevo mai e che adesso sono “obbligata” ad andare a trovare (soprattutto i parenti, gli amici li vedo sempre volentieri).
Certo Blop ed io siamo andati al mare, la mattina all’alba o la sera dopo le 17h, e ci siamo divertiti moltissimo. I primi giorni Blop era un po’ spaventato dall’acqua e dalle onde e non osava avventurarsi oltre il bagnasciuga. Pian pianino, pero’, si è fatto coraggio e si divertiva a raggiungermi in qualche centimetro d’acqua. Io lo sollevavo in aria e poi gli facevo fare PLOUF! in acqua. L’ultimo giorno era praticamente pronto a nuotare fino alla boa o, almeno, ad arrivare dove non toccava (che in Liguria non è poi cosi’ lontano dalla riva).
Gli unici veri momenti in cui mi sono sentita in vacanza sono stati quando, con figlio, madre e nonna, siamo andati nella casetta in campagna. Sarà stata l’aria piemontese o la casetta rifatta con amore dal mio papà o la presenza delle storiche amiche estive, fatto sta che sono riuscita a rilassarmi davvero.
Blop ne ha approfittato per testare il nuovo parco giochi e sedurre tutte le bambine bionde, rigorosamente più grandi di lui, che incontrava. Si vede che nelle sue vene scorre anche un po’ di sangue inglese perché, da vero gentleman, ha raccolto il peluche di una bambina caduta per terra e, poi, le ha tenuto la mano per aiutarla ad alzarsi! In Francia, invece, le bambine più grandi non si fanno intenerire e, invece che giocare con lui, lo spingono per terra o gli tirano addosso i loro passeggini (ma questa è un’altra storia).

Chi dice vacanze in Italia, dice buon cibo. In effetti non mi rendo mai conto di tutte le cose buone che mi mancano nella mia vita da immigrata, se non quando ce le ho davanti agli occhi. Qualche esempio? La FOCACCIA genovese, ovviamente. Ma anche la farinata e la panissa. L’Estathé al limone rigorosamente nel bricchetto e il suo inconfondibile gusto chimico. Il ghiacciolo e la granita all’amarena, possibilmente Fabbri. Che altro? Vari ed eventuali tipi di pasta (ravioli, trofie e pansoti, per esempio) o i sughi non Barilla, ma veri. E i Sofficini. Quanto mi mancano i Sofficini, sono tipo una delle dieci meraviglie culinarie al mondo. Forse esagero un poo’, ma non ho vergogna nell’ammettere che, insieme alla pizza, ogni volta che rientro a Genova necessito di mangiarne almeno uno.

Che altro? Blop ha migliorato tantissimo il suo italiano, coniando delle nuove parole buffissime. Nella sua testolina, per trasformare una parola che non conosce in italiano basta prendere l’equivalente francese e aggiungere una A (ex. valisia dal francese valise) e, viceversa, per rendere in francese una parola che conosce solo in italiano ne tronca la fine. Ci sono, poi, parole che, per lui, esistono solo in italiano (ex. can per cane) o solo in francese e se io tento di dirgliele in italiano mi corregge.

Rientro e nuove partenze

Venerdì sera il marito ed io siamo rientrati in quel di Lione, dopo un viaggetto di sole 24h.
Il Giappone è stupendo, forse più di quanto mi immaginassi, e 10 giorni scarsi sono davvero pochi per poterne approfittare davvero, ma ammetto che il mio cuore di mamma gli ultimi due giorni soffriva come non mai e non vedeva l’ora di riabbracciare Blop. A ogni bambino che incontravamo mi veniva quasi da piangere. Sono grave, lo so.
Mi ero fatta tutto un trip incredibile sul momento dell’incontro: Blop che ci aspettava impaziente con un cartello in mano (si, a soli 14 mesi), davanti alla porta degli arrivi. I nostri sguardi che si incrociano al ralenty e poi ci lanciamo l’uno nelle braccia dell’altra, magari piangendo un po’. Inutile specificare che non è andata affatto così. Intanto perché la mia valigia è arrivata per ultima, un’ora dopo l’atterraggio dell’aereo, e Blop ovviamente si era stufato di aspettare impaziente davanti alla porta. In più aveva fame, quindi la nonna gli ha dato da mangiare e non ci ha visto arrivare. Io gli sono corsa incontro comunque, senza piangere pero’, e l’ho stritolato in un enorme abbraccio che lui mi ha vagamente reso. Più che altro si è degnato di farmi un sorrisino timido e contento, prima di partire all’esplorazione dell’aeroporto. Blop, 14 mesi e mezzo e molta indipendenza.

Ieri pomeriggio il marito è partito alla volta di Tours per un corso di formazione che doveva durare 4 mesi e invece, ne durerà soltanto 8. Per fortuna quasi la metà della formazione, quella pratica, la potrà fare a Lione così noi non ci dimenticheremo che faccia ha. E avrà addirittura due settimane di vacanza per Natale E Capodanno. E’ la prima volta che succede da che ci conosciamo!
Come ogni volta che parto in vacanza, sono stata contattata per una proposta di impiego e, così, domattina dovrei avere un colloquio per un posto part time e a tempo determinato di un mese (rinnovabile) in una rinomata università lionese, a partire da lunedì prossimo. Dico dovrei perché oggi, mentre mi godevo un pomeriggio di riposo e libertà, il nido mi ha chiamato informandomi che Blop aveva la febbre a 39° e sono corsa a recuperarlo. Un’ora fa la febbre è finalmente scesa a 38,3 e lui si è addormentato. Speriamo passi una notte relativamente tranquilla e domani si svegli senza febbre e, magari, con il primo dentino.

3.2.1. Partenza!

Tra poche ore si parte!
Il maritino ed io stasera saremo a Parigi, all’aeroporto CDG, per poi prendere, lunedì mattina, l’A380 della compagnia Emirates alla volta di Dubai.
Dopo una visita lampo a Dubai, giusto il tempo di vedere il grattacielo più alto (per ora!) al mondo e morire di caldo, mercoledì mattina partiremo alla volta di Tokyo.
Giappone, aspettaci!
Nonostante la durata del viaggio sia stata accorciata di qualche giorno all’ultimo minuto, causa impegni lavorativi del maritino, ci resta abbastanza temo per visitare Tokyo, scoprire Kyoto e la sua foresta di bambù, partecipare a una cerimonia del té, fare una visita rapida a Nara e soggiornare in un ryokan tradizionale a Osaka.

Nel frattempo, Blop resterà qui a casa coi nonni paterni e spero tanto non rimanga traumatizzato dall’esperienza, perché io e lui non siamo mai stati separati per più di qualche ora! Al massimo un giorno intero, ma sono sempre rientrata a casa la sera e mi ha sempre trovato la mattina, al suo risveglio. Per fortuna esiste Skype e potrò chiamarlo tutti i giorni (o quasi) sfidando fusi orari e jet lag.

Ci risentiamo a partire dal 25 ottobre!

Mio marito realizza i sogni

La mia più grande passione, in comune con mio marito, è viaggiare. Scoprire posti nuovi, nuove lingue e nuove culture.
Ovviamente ci sono alcuni luoghi che mi attirano più di altri (Grecia, Giappone, Canada, Paesi del Nord, Egitto), ma per un motivo o per l’altro, sono proprio quelli in cui ho più difficoltà ad andare. Forse perchè alcuni sono tra i più cari o lontani?
Non sono nemmeno mai uscita d’Europa, anche se quando ho fatto il passaporto, nel 2008, sognavo di riempirlo in pochissimo tempo.
Mio marito, però, ha il dono di spazzare via i miei timori, incoraggiarmi e obbligarmi a vincere la mia pigrizia.
Nel 2010 mi ha portato in Grecia, meta né cara, né lontana, ma è stato già un inizio.
Nel 2014, ad ottobre, mi porterà undici giorni in Giappone.
Ieri sera è riuscito a convincermi, vincendo le mie resistenze da neomamma e da disoccupata. D’altronde i suoi argomenti erano tutti sensati e li condividevo.
E’ un nostro sogno e se, l’anno prossimo tornerò a lavorare o se metteremo in produzione una o due sorelline per Blop, diventerà sempre più difficile decidere di prendere e partire.  In più Blop è piccolo, ma nemmeno troppo, i nonni paterni possono facilmente occuparsene in quei giorni perchè non lavorano, Muffin lo sorveglierà attentamente.
Quindi è deciso, i biglietti aerei sono prenotati, la prima notte a Tokyo anche, le due notti di scalo a Dubai anche.

Giappone, aspettami!