Non ci si improvvisa pasticceri in un pomeriggio d’agosto

Blop (ma anche il suo papa’) e’ un vero golosone e mangerebbe solo dolci dal mattino alla sera, ma non sono sicurissima che i biscotti e i dolci del supermercato siano l’ideale per un treenne.
Complici il caldo micidiale e le giornate da passare in casa, ho pensato di testare la ricetta della pasta frolla vegana che mi ha consigliato mia cugina (“vedrai e’ facilissima, va bene per crostate e biscotti…se ci riesco io ce la fai anche te”) per occupare Blop.

Abbiamo preso gli ingredienti, pesato tutto precisamente, messo tutto nel nostro magnifico CookingChef, mescolato un po’ e poi abbiamo lasciato che il robot mescolasse la pasta. Siccome non ero sicura di saper adattare una ricetta da fare a mano all’utilizzo del robot, ho fatto un po’ a caso e un po’ leggendo le ricette dei libri Kenwood.
Mentre il robot lavorava per noi, Blop ed io abbiamo installato il piano di lavoro, preso il mattarello per stendere la pasta e le formine per fare i biscotti. Blop, che adora cucinare, era eccitatissimo e non vedeva l’ora.

Peccato che al momento di prendere la pasta per stenderla…mi rimane incollata alle mani. Impossibile staccarla per rimetterla nella scodella o per posarla sul tavolo. Sembrava un misto tra gomma da masticare e colla. Blop, non capendo cosa stesse succedendo, si e’ agitato e messo a piangere. BlopBlop, capendoci ancora meno dal suo seggiolone, si e’ aggiunto al coro e io ho iniziato a non capirci più niente e a temere di rimanere cosi per sempre. Per fortuna, dopo essere riuscita a calmare i bambini disperati, mi e’ venuto in mente che potevo lanciare la pasta collosissima nella taglia, dando ai biscotti la forma di cacchette e cosi ho fatto. Purtroppo per Blop, non ha potuto fare altro che guardarmi e mettere un po’ di farina sulle mie mani e nella teglia.

Il risultato e’ stato poco estetico.ma abbastanza buono.

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(Ho poi scoperto di aver sbagliato il programma del robot e invece di fargli amalgamare la pasta gliel’ho fatta cuocere…)

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Tanti auguri a me.

Stamattina Blop mi ha stupito portandomi due libri, uno sull’altro con in mezzo dei ciucci, il suo bene più prezioso.
Una torta di ciucci per il tuo compleanno, maman.
Gliel’avevamo detto che ci sarebbe stato il mio compleanno, ma non glielo abbiamo ricordato stamattina. Chissà come ha fatto.
Poi, ovviamente, ha voluto fare una torta vera. Al cioccolato. E io non ho saputo dire di no, che tanto non avevamo di meglio da fare, anche se poi finira’ che me la mangio io nonostante la dieta.

E quindi sono 32. Psicologicamente potrei averne 22, ma fisicamente me ne sento 92. Sara’ per questo che mio marito mi ha regalato un paio d’ore di massaggi? Non vedo l’ora!

Cucina lionese e bouchon

Chiamasi Bouchon Lyonnais il ristorante tipico di Lione dove si possono mangiare le specialità tipiche della città, come il tablier de sapeur, le quenelles o la cervelle de canut. Tutti piatti magrissimi e solitamente accompagnati da un bicchiere di Beaujolais o di Cote du Rhone.
Approfittando della visita di Erik e Loulou, appassionati di cucina e ristoranti tipici come noi (e forse anche di più), abbiamo passato una settimana alla scoperta di alcuni dei posti più caratteristici.

In cima alla lista, come al solito, il buon vecchio Le Nord, brasserie di Paul Bocuse in una traversa di rue de la République che conosco e frequento fin dai tempi dell’Erasmus.  Il menù “turistico” è sui 23 euro e, secondo me, li vale tutti. Per lo meno per quanto riguarda il pesce, perché la carne non mi è ancora capitato di assaggiarla. E i dolci. I dolci sono meravigliosi e, a chi piacesse, l’omelette norvegese è gigantesca.

Se più che la qualità si ricerca la quantità, non posso che consigliare Le Laurencin, nel Vieux Lyon. Noi ci siamo stati un sabato sera e, alle 19, era già pienissimo, quindi consiglio di andarci presto o, magari, in settimana. Al menù cucina tipica lionese, come per ogni bouchon che si rispetti, in quantità giganteche per un prezzo corretto. Noi abbiamo scelto il menù a 15€ e abbiamo avuto difficoltà a finirlo. Sconsiglio le quenelles perchè, nonostante non fossero malvagie, mi pare non ci siano state servite con la salsa tradizionale. Se non vi interessa tale salsa, mangiatele pure perchè sono enormi.

Per restare nella tradizione, immancabile la Brasserie Georges, situata accanto alla stazione Perrache. A dire il vero noi ne siamo rimasti un pò delusi perchè, nonostante le quantità fossero discrete, ci è parso che il rapporto qualità/prezzo non fosse eccezionale. In più il servizio è stato abbastanza lento, tanto che ci è parso si fossero dimenticati di noi. In più sembra essere il posto preferito da tutto il mondo per festeggiare il proprio compleanno e ogni dieci minuti le luci si spegnevano per l’entrata del dolce con candelina e canzoncina. Carino le prime tre volte, ma alla quindicesima è diventato insopportabile. Il plus della brasserie? La birra artigianale.

Se si vuole gustare della buona birra artigianale lionese consiglio il Ninkasi. E’ una catena, quindi se ne trovano ben sei (in realtà sette se si conta il nuovo Ninkasi a Tarare, dove è stata spostata la produzione della birra). Noi andiamo sempre al Ninkasi della Croix-Rousse perchè è proprio sotto casa, ma quello di Gerland è enorme e la birra buona. Per quanto riguarda la cucina non aspettatevi nulla di tipico perchè fanno hamburger e fish’n’chips.

Per i carnivori, a Gerland si trova il Carnagie Hall.  Carne, carne carne e ancora carne (ovviamente) a un buon prezzo e in grandi quantità. La maggior parte dei piatti è accompagnata da un eccellente gratin, ma se proprio si avesse ancora fame se ne può ordinare dell’altro o delle patatine fritte. I dolci non sono la loro specialità, ma la torta alle fragole che ho preso l’ultima volta si lasciava mangiare.

Infine, per gli amanti del wok, sempre a Gerland si trova un ristorante della catena Tiger Wok. Il concetto è semplicissimo: si riempie un piatto con tutti gli ingredienti che si amano (carne, pesce, verdura) e lo si porta all’angolo cottura dove i cuochi te lo preparano davanti, aggiungendo la salsa, la copertura e la  pasta. Il tutto a scelta, secondo i gusti di ciascuno. Inoltre il riso è a volontà. Il prezzo del wok è corretto, quello degli antipasti/apertivi e dei dolci un pò meno.

Focaccia à ma façon

Ed ecco qua la focaccia (?) appena uscita dal forno:

Sembra un incrocio tra una focaccia schiacciata ed una farinata, ma per essere un primo esperimento la trovo piuttosto riuscita. La prossima volta direi che dovrà essere tenuta meno in forno e magari bisognerà aggiungere un pò di lievito (o farla riposare due ore al posto di una?) .
Ora speriamo che domani piaccia anche ai vicini.

Focaccia salata

Domani inauguriamo l’appartamento nuovo (dopo solamente tre mesi dal trasferimento)  invitando tutti i vicini ad un aperitivo. Chissà se verrà davvero qualcuno o se ci ritroveremo io, l’uomo e il gatto soli e depressi?

Chi dice aperitivo dice cose buone da spizzicare come patatine, insalate di riso, olive, salame dolce (questo soprattutto perché è tipo l’unico dolce che so preparare), salumi e focacce varie. Ora la focaccia in Francia è, ovviamente, introvabile e quando la trovi è immangiabile perciò ho deciso che, siccome ne avevo voglia e avevo la ricetta di mia nonna, l’avrei fatta da me. Io. Cucinare la focaccia. Io che so giusto cuocere un piatto di pasta, ma non le uova. Io? Sì io.

Problema: nella ricetta della nonna c’è lo strutto. Come si dice strutto in francese? Parrebbe Saindoux. Io non lo sapevo fino a due ore fa, non ne sono ancora del tutto convinta e, comunque, non l’ho trovato al supermercato. Chissà se si trova lo strutto in Francia (non credo di averlo mai comprato neppure in Italia, ma son dettagli).
Come risolvere il problema? Chiamando la nonna ideatrice della ricetta, la quale non si ricorda di aver mai messo lo strutto e mi consiglia di metterci l’olio d’oliva. La quantità? A occhio.  Se ne metto troppo posso sempre aggiungere della farina, poi dell’olio, poi della farina, dell’olio, della farina…

In breve, ora l’impasto riposa sotto uno strofinaccio, ma l’aspetto è tutto fuorché invitante…soprattutto perché é rimasto un pò grumoso e colloso, mi sa che mi manca la mano impastatrice. Mi sono detta che, al massimo, una volta cotta ne assaggio un pezzettino e se è buona ma orrenda posso sempre aggiungerci due cipolle, due pomodorini o un pò di prosciutto per nascondere i difetti.
Per i genovesi: no, non è la ricetta della vera focaccia genovese, quella non mi azzarderei mai a provare a farla.