I commenti degli altri

Blop ha un carattere tutto suo. Quand’ero piccola io, l’avrebbero chiamato un bambino “difficile” ora non so se si usa più, cosa é politically correct e cosa no.
Nella vita quotidiana questo si traduce, semplificando un po’,  in una grossa difficoltà a rispettare le regole o le domande degli adulti, soprattutto in determinate situazioni. E’ impaziente, testardo, dispettoso con suo fratello, piagnone, viene spesso definito una pila elettrica, non ammette mai che é colpa sua e piuttosto si inventa delle storie assurde. Ovviamente ha anche molti lati positivi, come la sua intelligenza e sensibilità, ma purtroppo vengono soppiantati dai “lati negativi”.
In un anno di psicomotricità è migliorato molto, ma ora con la fatica di fine anno scolastico sta nuovamente peggiorando. Nell’ultima settimana e mezza il suo comportamento mi é stato segnalato dalle maestre, dalle educatrici della mensa e del doposcuola, dall’insegnante di ginnastica e anche dalle animatrici delle attività extra-scolastiche del mercoledi mattina.
Per una mamma é difficile sentirsi dire tutti i giorni che il figlio non ha ascoltato, ha lanciato la palla oltre il cancello della scuola o i giochi sul tetto, che é stato messo seduto perché non ascoltava a ginnastica, etc etc…
A questo si aggiungo i commenti, magari non fatti con cattiveria, della gente.
Quando mia suocera e mia cognata ti dicono che é molto più semplice tenere altri bambini perché sono più calmi e ubbidienti di Blop e BlopBlop (e più grandi, bisogna dirlo) é una pugnalata al cuore.
Quando chiacchierando e scherzando di un’eventuale settimana al mare con le maestre del nido, una delle maestre dice “si, ma vogliamo solo tante Chloé e nessuno come Blop” te ridi e scherzi, ricordando che é BlopBlop, molto più calmo ed ubbidiente del fratello, a doverci andare visto che é lui che va al nido e non il fratello maggiore. In realtà, pero’, te sei li che vorresti piangere e sprofondare in un buco nero dove nessuno ti fa più di questi commenti perché te hai l’impressione di mettercela tutta, ma é difficile e stancante. E questi commenti non aiutano, MAI.

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Primi passi verso la nazionalità francese

Ca y est! Mi sono finalmente decisa a chiedere la nazionalità francese.
Un po’ perché, di questi tempi, avere due nazionalità mi sa che é meglio che averne una sola, un po’ perché anche perché i miei figli ce l’hanno e probabilmente passero’ il resto della mia vita qui in Francia.

In Francia, esistono due possibilità per chiedere la nazionalità:

  1. per matrimonio
  2. naturalizzazione (dopo 5 anni di vita in Francia)

Vivendo da oramai 10 anni in Francia, ed essendo sposata con un francese dal 2013, ho l’imbarazzo della scelta e posso chiederla in entrambi i modi, ma sono pigra e quindi ho deciso di chiederla per matrimonio perché ci sono meno documenti da fornire e, soprattutto, non dovrebbe esserci il colloquio di “cultura francese” (anche se onestamente non mi preoccupava, perché essendomi interessata alla Francia fin dalle scuole medie ovviamente una certa conoscenza della storia e della cultura ce l’ho).

Quali sono, quindi, i documenti da fornire? 

  1. il modulo per la domanda, comodamente scaricabile da Internet
  2. una busta preaffancata col mio indirizzo e una busta A4 senza francobollo
  3. un bollo da 55€, più o meno
  4. l’originale della copia integrale dell’atto di nascita, con annessa traduzione di un traduttore giurato, più le copie di un atto civile riguardante i genitori, se non indicati sull’atto di nascita
  5. l’originale della copia integrale recente (meno di 3 mesi) del certificato di matrimonio
  6. la copia integrale dell’atto di nascita del coniuge con indicato che ha la nazionalità francese
  7. la fotocopia del titolo di soggiorno in corso di validità e del passaporto
  8. documenti recenti con entrambi i nomi e il nostro indirizzo attuale, per giustificare che viviamo insieme (bollette, contratto di affitto, conto in comune, …)
  9. documenti giustificanti la continuità di vita comune da almeno 4 anni (copia integrale degli atti di nascita dei figli, tasse, aiuti sociali…)
  10. un diploma che certifichi il livello B1 di conoscenza della lingua francese
  11. l’estratto originale del casellario giudiziario se si vive in Francia da meno di 10 anni

 

A che punto sono?

Approfittando di un recente rientro a Genova, ho iniziato a riunire i primi documenti : casellario, atto di nascita mio, atto di nascita di mia mamma e quello di decesso di mio papà. Gli ultimi due li ho richiesti nel modulo plurilingue, quindi speriamo me li accettino.
Il casellario e il mio atto di nascita, invece, devo farli tradurre da un traduttore giurato al più presto.

Per il certificato di lingua, nel 2003 avevo passato il DELF A6 che equivale al DELF B2, quindi più alto rispetto al livello richiesto dalla prefettura. Restava il dubbio se essendo di 15 anni fa valesse oppure no. Ho, quindi, contattato l’ente che si occupa degli attestati che mi ha confermato che era valido a vita e potevo usarlo. In più mi ha mandato, gratuitamente, un attestato per confermare l’equivalenza di livello. Ho chiesto conferma alla persona che mi ha dato appuntamento per verificare la completezza del dossier e, pare, che effettivamente vada bene. Probabilmente mi rimarrà il dubbio fino all’ultimo, ma incrociamo le dita.

Ho appuntamento a luglio al PIMMS, l’ente preposto tra le altre cose al controllo del dossier prima di mandare la domanda in prefettura, quindi dovro’ procurarmi il resto dei documenti per quella data.

Smettila!

A metà febbraio, qui in Francia,  sono iniziate le vacanze d’inverno e ne ho approfittato per portare i bambini una settimana a Genova, visto che a Natale per vari motivi non eravamo andati.
Il programma era densissimo come sempre (visita all’Acquario con giro sulla NaveBus, sfilata di Carnevale, saluti a milioni di parenti, giri amministrativi per me che ho deciso di chiedere la nazionalità francese e mi servono milioni di documenti, la salute della bisnonna che ci fa prendere qualche spavento, eccetera…), ma mi soffermero’ solamente su una cosa: Blop ha scoperto di saper parlare in italiano. Tutto il resto é irrilevante.

Per dare un po’ di contesto: mia cugina, che abita di fronte a casa di nostra nonna, ha un figlio che ha due anni meno di Blop e uno in più di BlopBlop. Noi, essendo figlie uniche, siamo cresciute insieme, quindi ci viene naturale e ci fa molto piacere che i nostri bambini giochino e crescano insieme, nei limiti delle nostre possibilità logistiche.
Fino all’anno scorso Blop e cuginoBlop giocavano un pochino insieme, ma visto che cuginoBlop era comunque piccino riuscivano a capirsi abbastanza bene anche se Blop gli parlava in francese (ricordiamo che lui capisce perfettamente l’italiano). Quest’anno cuginoBlop ha da subito mostrato qualche fastidio nel non capire cosa gli stesse dicendo il cugino grande e Blop voleva farsi capire per dargli gli ordini .
La prima volta che Blop mi ha chiesto di parlare la posto suo, per dire al cugino di smetterla di cantare, gli ho risposto che poteva benissimo dirglielo lui di smetterla. Onestamente non credevo l’avrebbe fatto davvero, invece si é avvicinato e gli ha detto con tono perentorio “smettila!” e lui ha smesso.
Da quel momento Blop si é reso conto che sapeva parlare in italiano. Ora non é che dall’oggi al domani si é trasformato in un novello Manzoni, ma considero comunque un progresso passare dal saper contare da uno a quattordici e basta al fare mini frasi di tre parole in un’ora, anche se ci sarà da lavorare sulla grammatica.
Per amore di precisione, Blop ha comunque parlato più in francese che in italiano, ma non appena vedeva che qualcuno non capiva glielo ripeteva in italiano, non solamente col cuginetto, con la bisnonna, coi miei zii, ma anche con me. E a una settimana dal nostro ritorno a Lione posso affermare che continua a usare parole in italiano anche con me e più ne usa e più continua ad usarne, tanto che ovviamente viene più facile anche a me usare l’italiano e sempre più spesso mio rivolgo nella mia al povero marito. Sto quasi pensando di parlargli sempre cosi, tanto lui (maledetto uomo portato per le lingue) mi capisce bene. 

Credevo che questo momento non sarebbe mai arrivato, invece pian pianino i miei sforzi stanno cominciando a pagare.

3 anni di BlopBlop

Il 25 gennaio hai compiuto 3 anni. Non sei più un bébé, come ama chiamarti tuo fratello, ma non sei nemmeno un bimbo grande ,”io piccolo” dici a tutti, e questa tua voglia di rimanere il piccolo di casa si nota nella passione per la tua Lili (il ciuccio) e il tuo rifiuto di usare il vasino (“inizio domani” dove per te domani é un futuro molto molto imprecisato e sicuramente lontano).

A 3 anni vai ancora al nido, ma ogni mattina é sempre più difficile separarti da tuo fratello che va alla materna perché vorresti andarci anche te.

A 3 anni parli un sacco, anche se non sempre ti si capisce e spesso tendiamo a indovinare. La tua nuova risposta preferita é “pas envie” (non ne ho voglia) corredata da braccia conserte e testa in giù.

A 3 anni hai una voce potentissima e quando urli o vuoi farti sentire se ne accorge tutto il vicinato.

A 3 anni sai contare fino a 3, sai riconoscere i numeri scritti e sai che 1 più 1 è uguale a due, grazie agli allenamenti intensivi di Blop. Conosci tutti i colori e sai riconoscere la destra dalla sinistra.

A 3 anni adori giocare con la cucina giocattolo e fingere di prepararmi il caffé, ti piacciono le “Brum Brum Cars”, i robots e giocare a carte.

A 3 anni sai come difenderti, passi il tempo a litigare furiosamente con tuo fratello e, se lui continua ad infastidirti, lo mordi e/o lo picchi. Ieri ti ho fermato in tempo mentre tentavi di scaraventagli il ponte di legno del trenino in testa. Pero’ vi adorate eh, anche se non sembrerebbe.

A 3 anni sei un vero coccolone e mi riempi di bacini bavosi, ma ti diverti anche ad andare in giro cantando “cacca cacca cacca”.

A 3 anni dici “mementine” per clementina, confondi un po’ la P con la B, chiami tutti i gatti Muffin.

A 3 anni sai vestirti (quasi) da solo: metti e togli i calzini, la giacca, il pannolino, i pantaloni. Hai ancora qualche difficoltà con la maglia e le scarpe, ma sono sicura che a breve saprai metterti tutto.

A 3 ani ti gratti ancora l’ombelico per addormentarti e mi fai troppo ridere, sperando che prima o poi non si buchi.

A 3 anni sei il mio piccolo grande amore e se già il tempo mi era sembrato passare in fretta per Blop, per te davvero non so come sia successo che ieri eri minuscolo tra le mie braccia  e adesso sei praticamente indipendente.

Aggiornamenti sparsi

Da quant’é che non parlo di me?
Già scrivo poco e quel poco é sempre sui bambini, soprattutto Blop perché é bimbo molto interessante (non che BlopBlop non lo sia, ma comincia giusto adesso a mostrare il suo bel caratterino da treenne).

Qualcosa su di me, quindi.
Ancora non lavoro. Questo autunno, complice il part time del Marito, ho un po’ cercato, ma avevo dei criteri molto ristretti (vicino a casa, part time, tempo indeterminato o comunque un determinato lungo, solo strutture nell’ambito della formazione) e, nonostante ogni CV mandato abbia generato uno o più colloqui, sono sempre qua a casa. A febbraio il Marito riprende a lavorare a tempo pieno, abbiamo fatto due calcoli e conviene che resti a casa ancora qualche mese, in attesa che a settembre BlopBlop vada alla materna e i costi di una eventuale baby sitter siano ridotti.
Nonostante cominci ad essere davvero pesante restarmene a casa e sono sempre a rischio di un esaurimento nervoso, mi rendo conto che sia comunque una fortuna poter approfittare di tutto questo tempo coi bambini: prenderli e potarli alla materna/nido, avere il tempo di portare Blop a fare ginnastica e psicomotricità, accompagnare la sua classe ad alcune uscite (a dicembre, per esempio, li ho accompagnati al cinema), organizzare delle attività al nido di BlopBlop (una volta a trimestre vado una mattina a leggere dei libri in italiano e a cantare delle canzoni italiane coi bimbi), accompagnarlo agli atelier di lettura per i meno di tre anni al Centro Sociale del quartiere.

Parlando di Centro Sociale. A maggio dell’anno scorso mi sono fatta “fregare” dalla direttrice del nido di BlopBlop che cercava un paio di genitori per integrare il Consiglio d’Amministrazione dell’associazione, vendendomelo come “una riunione ogni due mesi circa, più ogni tanto qualche impegno in più, ma niente di che”. Siccome avevo voglia di uscire un po’ di casa, ho deciso di accettare. Mi sono presentata alle elezioni e mi hanno eletto.
Il suddetto consiglio di amministrazione é un covo di serpi, litigano a ogni riunione, non sono d’accordo su niente e c’è un’evidente differenza di opinioni tra i membri dall’età anagrafica giovane e quelli più anziani che, fondamentalmente, sono là da secoli e hanno tutto il “potere”. Potere poi di chissà cosa visto che lo facciamo tutti gratuitamente. Ah, ovviamente sono stata eletta per tre anni quindi mi tocca sorbirmeli fino alla fine del mandato perché non sono il tipo da mollare a metà un impegno preso. Magari in questi tre anni riusciremo a far cambiare alcune cose.

Siccome questo impegno mi sembrava poco, sono riuscita a farmi inviare al Consiglio di Quartiere nella sezione Carnevale, quindi una volta al mese mi riunisco con gli altri membri per organizzare il carnevale del quartiere che si svolge, tenetevi forte, a fine marzo. Prima o poi riusciro’ ad abituarmi al fatto che un carnevale francese non é come un carnevale italiano, ma ci vorrà tempo. Notare che la Presidente del centro sociale mi ha detto “vai alle riunioni, ma ovviamente non puoi prendere nessuna decisione senza prima parlarmene” e ovviamente non mi risponde mai quando le devo chiedere qualcosa o c’è una qualche decisione da prendere. Sono un membro assolutamente utile e, sicuramente, l’anno prossimo diro’ che non lo faro’ più perché mi sento presa in giro. Va bene non poter prendere decisioni senza prima discuterne con gli altri, mi sembra una cosa ovvia, ma almeno che ogni tanto si degnino di rispondermi. Senza contare che, all’ultima riunione del carnevale, un altro membro del consiglio di quartiere se ne é uscito dicendo che aveva visto con la presidente del CS che prestava i locali il giorno del Carnevale perché i membri delle compagnie di ballo possano cambiarsi. Ovviamente a me nessuno l’aveva detto e ho fatto proprio una bella figura, a guardarlo mentre parlava con la bocca spalancata da pesce lesso.

Un punto più gioioso, siccome sono a casa e ho tempo da perdere, é un anno che mi faccio seguire da una nutrizionista e ho perso 12 chili. Applausi, grazie. Speravo un po’ di più, in realtà, ma già sono contenta. Ora me ne mancano 4 per raggiungere il mio secondo obiettivo, uscire dall’obesità di tipo 1 (che brutto scriverlo, anche se é la verità) e poi se ne ho il coraggio tento il raggiungimento del terzo obiettivo: perdere altri 5 chili per scendere a un peso leggermente inferiore a quello che avevo all’inizio della prima gravidanza. Dai che pian pianino ce la posso fare.

7 + 7 + 7

Da circa una settimana Blop si è appassionato alle addizioni. Questo week end abbiamo tirato nuovamente fuori i cubi matematici della Clementoni e si divertiva con la nonna paterna a farne qualcuna, al grido di “le addizioni sono facili!” (se lo dice lui…) .

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Adesso quando si annoia o la sera a letto,  lo sento che si chiede quanto fa tale numero più tale numero e conta con le dita per trovare la risposta.
Ieri ha deciso di aumentare il livello e sommare tre o quattro numeri invece di due. Il primo tentativo é stato il 7 + 7 + 7 del titolo del post, a cui ha rapidamente trovato la soluzione. E’ arrivato tutto contento dicendomi che faceva 21 e ha aggiunto “pero’ ho usato le dita per contare”.

Ora, io capisco tutto, ma come si fa a farlo con le dita? Cioè io ci ho provato, pur sapendo la soluzione a mente, ma mi incasino ogni volta. Si vede che la mente matematica non l’ha presa da me!