Proposta irrinunciabile

Ci sono cose che pensi non accadranno mai e invece…

Tra un segreto e l’altro, il week end scorso sono stata fatta salire, a sorpresa, su un aereo Aer Lingus per Dublino con la scusa di festeggiare i nostri 4 anni di conoscenza e di amore.
Il programma? Un ottimo fish&chips al Beshoff Restaurant, dove avevamo l’abitudine di andare quando avevamo voglia di un po’ di pesce. Al solo pensiero mi sta venendo l’acquolina in bocca.
Dopo aver mangiato, niente di meglio che un giro nei luoghi simbolici della nostra vita dublinese : il Litton Lane Hostel, luogo del nostro incontro, Temple Bar dove eravamo soliti sbevazzare in allegria, Butlers per una pausa all’insegna di carrot cake e cioccolata calda, per finire con una visita ai nostri vecchi appartamenti (da fuori eh, non è che siamo andati a suonare agli abitanti, anche se avremmo potuto).
L’uomo, a cui le cose in grande non incutono timore, aveva prenotato una camera all’Arlington Hotel, con inclusa cena spettacolo di musica e danze tradizionali irlandesi, ricordandosi che avevo sempre voluto assistere allo spettacolo, ma ero troppo squattrinata all’epoca.  Direi che eravamo in prima fila non renderebbe giustizia alla vicinanza col palco, diciamo solo che ho rischiato la vita ogni volta che i ballerini alzavano una gamba, ma è stato divertente, tanto più che abbiamo condiviso la tavola con un gruppo di inglesi/irlandesi davvero simpatici e sono anche riuscita a chiacchierare con loro.

Finito lo spettacolo giretto digestivo in Temple Bar, ritorno in camera e inattesa e inaspettata (ma non per la Val che l’aveva capito subito) e arrivata la Proposta, con tanto di adorabile anello e di litigi in sottofondo della famiglia americana della camera accanto. Oh gioia, oh gaudio, oh emozione!
Per poi festeggiare il tutto con una buona Guinness nel pub dell’albergo.

Ora non ci resta che fissare la data (17 novembre 2013 ?) e iniziare coi preparativi.

Pizzeria

Premetto che non faccio parte di quella categoria di italiani che, anche se sono all’estero, vogliono magiare italiano a tutti i costi. Uno: perché non ha senso, ogni paese ha tante cose buone da mangiare senza ricorrere ai “ristoranti italiani”. Due: perché i cosiddetti ristoranti (o pizzerie) sono cari come l’oro e, spesso e volentieri, fa pure schifo. Tre: se proprio sono davvero obbligata a mangiare una pizza, o un piatto di pasta, all’estero perché magari qualcuno mi ci invita, cerco sempre di non dimenticare che non sono in Italia.

Ma tant’è io alla pizza non so resistere e ne sono un pò dipendente. Colpa dei miei genitori, ovviamente, che quando ancora vivevo a Genova mi hanno abituato alla pizza del giovedì sera. Ah la pizza(rigorosamente d’asporto) del giovedì sera! Solo a pensarci comincio a sbavare. E mi rendo conto che non è una bella immagine.
Tornando alla mia dipendenza, essendo  qui in Francia la pizza un piatto prelibato e da almeno 10 euro 10 a pizza, ma anche 12 o 13 volendo, non è che abbia potuto mantenere il trend di una pizza a settimana. Anche perché valla a trovare una pizza davvero buona che ti dia l’impressione di non star sprecando i 10 euro 10, ma anche 12 o 13.
Ora, finché vivevo nella ridente (?) periferia parigina, avevamo trovato due pizzerie da asporto discretamente buone, tenendo sempre conto che dico buone per i canoni esteri, tenute da simpatiche famiglie arabe che, l’una, ti faceva due pizze al prezzo di una e, l’altra, te le faceva pagare 5 euro e quindi una pizza ogni 15 giorni ci poteva anche stare.
Dopo il trasloco nel centro lionese, invece, la situazione è risultata drammatica: la pizzeria sotto casa non è pessima, ma una pizza costa MINIMO 14 euro e 14 euro per una pizza mi rifiuto di pagarli per principio, anche se fosse la pizza più buona del mondo. La seconda pizzeria che abbiamo trovato era una catena di pizze da asporto e se te la vai a prendere, invece che fartela consegnare, la grande la paghi come la media, la media come la piccola e la piccola no, non te la regalano, ma la paghi come una piccola. L’abbiamo presa una volta perché si trova proprio accanto alla palestra, ma non mi ricordo più il gusto che aveva, quindi non credo sia un buon segno.
Infine, il 13 gennaio siamo andati a cena fuori perché era il mio onomastico (e l’anniversario di matrimonio dei miei) e anche se lontani si festeggia andando a mangiare una pizza. Sì, sono quel genere di persona che le tradizioni no, non si abbandonano nemmeno morti (e infatti ho esportato anche la Befana e ho preparato la calzetta anche al gatto, ma questo è materiale per un altro post). Dicevo, siamo andati a cena fuori e siamo andati in questa pizzeria, Le comptoir de la Pizza, che dal nome diresti una pizzeria da asporto e invece no, è una pizzeria vera con un bel forno a legno e un tiramisù divino. Intanto la pizza costa 9 euro 9 invece che 14 come nel resto del quartiere (ah le gioie di vivere in centro città), l’atmosfera è familiare come piace a me, la pizza è finissima come piace a me e delle dimensioni di una vera pizza, poi va beh come formaggio ci mettono l’emmental e a momenti mi viene un infarto, ma solo dopo averla ordinata ho scoperto che si può richiederla con la mozzarella per un euro di supplemento. Se la mozzarella me la porto da casa dite che non me lo chiedono il supplemento?
Quindi, emmental a parte, penso che andremo sempre a prenderla lì.  Oppure ricomincerò ad importare dall’Italia (leggasi, infilare in valigia) scatole su scatole di pizza Catarì e costringerò l’uomo a prepararmela.

Per informazione, la pizza più costosa l’ho trovata a  Dublino un 13 gennaio di qualche anno fa. La taglia più piccola costava intorno ai 20 euro e giuro che non era una pizzeria di “lusso”. Inutile dire che non appena abbiamo visto i prezzi abbiamo richiuso i menù e ce ne siamo andati, con aria sdegnata.
La pizza estera più buona, invece, l’abbiamo mangiata ad Amboise giusto di fronte al castello e no, non costava tantissimo, sarà che era mezzogiorno, ma non l’abbiamo pagata più di 10 euro 10. E infatti ci diciamo sempre che, non pagando il treno, potremmo tornare ogni tanto a mangiarcene una.

The Secret of Kells

Con questo film d’animazione irlandese, o piuttosto di produzione irlandese, francese e belga, e sostenuto dalla Disney Irlanda, è terminato il 7° Jameson Dublin International Film Festival.
La proiezione era data come sold out da settimane, ma grazie a un cambio di sala dell’ultimo momento, Michael ed io sabato pomeriggio siamo riusciti a comperare gli ultimi due biglietti (utilizzando il mio ultimo voucher da volunteer).
La serata era super vip e super gala, con tanto di tappeto rosso per gli attori/doppiatori (la bambina era così cute……) e nonostante temessimo di arrivare in ritardo sull’anticipo, i nostri 20min d’anticipo sono stati sufficienti per trovare due posti vicini e non troppo male.
Il film non era per niente male (nonostante,  ovviamente, non valesse i 18 euro a biglietto) ed ho apprezzato soprattutto lo stile di disegno un pò particolare.
Sulla storia non mi pronuncio troppo perchè, come al solito,  nonostante abbia capito in larga parte i dialoghi alcune cose mi sono sfuggite e magari erano quelle fondamentali.
Il mio personaggio preferito? Il gatto senza ombra di dubbio.
In definitiva un’ottima creazione per un paese così piccolo e con un’industria cinematografica ancora in via di "sviluppo".
Alla fine della proiezione regista, doppiatori e parte degli addetti ai lavori sono saliti sul palco (che non c’era, ma sarebbero saliti se ci fosse stato) e hanno discusso un pò sulla produzione del film.

Ah e non dimentichiamoci che prima della produzione la gran capa del Festival ha ringraziato tutti quelli che hanno partecipato al Festival e,soprattutto, i duecento volontari. Fa piacere sentirlo.

Two for the road

Ieri sera proiezione di Two for the Road, film con Audrey Hepburn, al cinema LightHouse.
Già il cinema meriterebbe un post tutto per sè, da quanto è moderno e particolare: sale colorate e differenti l’una dall’altra, sala d’attesa con gradinate con pouf colorati, luci soffuse ed accecanti, architettuta contorta.
Lo spettacolo, come tutti quelli a cui ho partecipato fino ad ora, era sold out così siamo stati costretti ad entrare una mezz’oretta prima per evitare l’interminabile fila d’attesa. E visto che a fine proiezione ci sarebbe stato lo sceneggiatore, Frederic Raphael, con cui discutere, il fatto che sala fosse piena era un buon segno.
Incredibilmente, invece, non appena il film è terminato la maggior parte degli spettatori si è alzata e ha lasciato la sala, comportamento a parer mio assurdo, ma che avevo già notato durante le altre serate con ospiti presenti.
Eppure il film era bello, una commedia divertente e pungente sulla vita di coppia che ho trovato un vero peccato non averla scoperta in precedenza. Per fortuna i Festival servono proprio a questo, scoprire nuovi (anche se questo non è propriamente nuovo) film.
La discussione, o meglio monologo,  con lo sceneggiatore è stata molto divertente anche perchè, come molti uomini anziani, si vedeva che aveva voglia di raccontare molte storie sulla sua carriera, con anedotti su Audrey Hepburn e Stanley Kubrick.
Non capirò mai, cosa porta i dublinesi a corrersene a casa in fretta e furia, invece di dedicare una mezz’oretta agli ospiti del festival. 

Tokyo!

Grazie ai biglietti omaggi, due sere fa Michael ed io siamo andati a vedere Tokyo!.
SI tratta di tre cortometraggi (? forse ) franco-giapponesi, ambientati a Tokyo, che se da una parte mi hanno molto interessata dall’altra mi hanno lasciata perplessa.
Il primo e il terzo, soprattutto, non erano male. Il terzo, forse, nonostante fosse il più "mangoso" tra i tre, l’ho trovato un pò lento. Il primo, invece, era divertente e surreale.
Il secondo, invece, non l’ho capito molto, ma è stato più che altro a causa di un problema culturale, visto che i pochi francesi in sala ogni tanto si sbellicavano dalle risate. E tutti gli altri no.

Il Divo

Ieri era il gran giorno di lavoro, attteso e temuto dall’inizio del Festival.
Si trattava, infatti, di recarmi al’areoporto a incontrare il regista italiano P.S. e moglie e condurli all’albergo, rispondendo stradafacendo alle loro domande e dando informazioni sul Festival, sulla città, sulla cultura, etc…
Nonostante temessi di fare figure terribili e di non potermi mai più ripresentare in Italia, direi che me la sono cavata egregiamente e, nonostante, un po’ di timore iniziale poi mi sono rilassata ed é andato tutto bene. Forse ance perché P.S. e moglie son due persone tranquillissime?
Come ringraziamento per lo "splendido lavoro" (capa dixit) ho ricevuto due biglietti per assistere al film più sessione di Q&A con l’autore più consegna di premio al regista.
Film molto molto bello, che mi ha dato occasione di discutere di politica italiana con Michael (sperando che ci abbia capito qualcosa delle mie spiegazioni ingarbgliate) perché lui, poverino, non sapendo molte cose ha fatto un po’ di fatica a seguire la storia.
Interessanti anche le domande/risposte seguite al film, peccato per l’improbabile traduttore né italiano né inglese…ma quando ho scoperto che l’aveva procurato l’IICDublin mi é stato subito più chiaro…

Wow

Wow…me ne stavo qui comoda sul divano a guardarmi qualche serie tv e, a un certo punto, mi sono detta “Io lo amo” e mi é venuto da piangere da quanto ne ero (e sono) felice.
Lo amo e voglio stare con lui. Sempre.
Lo amo nonostante a volte la cosa mi faccia paura.
Lo amo perché per me é perfetto e perché riesce a farmi scendere a compromessi sulla scelta del film da andare a vedere.
Lo amo perché a volte un po’ mi innervosisco (strano, io che sono cosi’ calma e pacifica e non mi innervosisco mai), ma poi basta un suo sorriso a calmarmi.
Lo amo perché cucina per me e amo quando mi aiuta mentre sono io a cucinare per lui.
Lo amo perché ogni giorno scopro qualcosa di nuovo in lui, in me, in noi due e anche se spesso facciamo le stesse cose non sono mai uguali.

Lo amo e non é che non lo sapessi già prima d’oggi, ma ora ho voglia di farlo sapere a tutto il mondo.