La forza delle parole

Eccoci di ritorno dalle vacanze. In realtà Blop e BlopBlop sono in Auvergne dai nonni paterni fino a lunedì, mentre noi tentiamo di finire di sistemare la casa.
Questo mese a Genova è stato bello, ma lungo e ho più volte rischiato l’esaurimento nervoso nel dover gestire figli, nonne, amici e parenti vari che hanno la molesta abitudine di metter bocca a tutto.

Blop è un bambino adorabile, ma anche molto difficile.
E’ scalmanato, testardo, oppositivo e capriccioso.
Intelligente e molto sensibile. Empatico.
Chiacchierone e abitudinario.

Sono la prima a perdere spesso la pazienza con lui e ad alzare troppo la voce. E’ stato un anno difficile per noi, ma soprattutto per lui, schiacciato dall’arrivo di questo fratellino dalla testa da curare. Senza contare l’ingresso alla materna, con tutte le sue regole, e il trasloco nella casa nuova. Onestamente ho trovato che avesse fatto molti progressi, ma durante le vacanze è peggiorato.
Intanto gli orari e le abitudini sono stati completamente sballati. C’era da vedere sempre gente, si andava a letto tardi, eravamo sempre in giro.
In più la maggior parte della gente è prevenuta nei suoi confronti.
Per esempio, Blop è scalmanato, ma non è mai stato violento. Magari c’è stato qualche scatto di gelosia nei confronti di BlopBlop, ma mai niente di eccessivamente preoccupante, anzi spesso è il fratellino che lo picchia/morde e lui si mette a piangere. A Genova, pero’, ha mostrato un aspetto aggressivo che non gli è suo. Immagino che il sentirsi ripetere “fai attenzione”, “non fare male al cuginetto o al fratellino”, “non dare fastidio agli altri bambini” quando magari lui ancora non aveva fatto niente non abbia aiutato.
Siccome è scalmanato, tutti prima giocavano con lui agitandolo, poi quando gli  adulti decidevano che era finito il momento di giocare lui doveva tornare calmo in 3 secondi crono, ovviamente senza riuscirci e beccandosi commenti negativi.
Mia nonna, per esempio, gli ripeteva spesso che era “cattivo”. Ora, io capisco che lei venga da un’altra epoca, ma ho passato metà delle vacanze a farle notare che più gli si dice che é cattivo per delle scemenze, più lui si comporterà in questa maniera.

Il primo giorno di vacanza, era il compleanno di mia cugina e i bambini (Blop, BlopBlop e  CuginoBlop) dovevano portare all’altare le fedi e due rose. Ovviamente, avendolo chiesto a tre bambini sotto i 4 anni, mia cugina sapeva che poteva succedere di tutto e voleva che fosse un momento tenero, ma anche un po’ buffo. Era stato anche preventivato che le fedi potessero cadere. Blop si è allenato due giorni per portarle, tutto contento della missione che gli era stata affidata.
Al momento di farlo, pero’, ha preso in mano il cuscino e le fedi si sono slacciate, cadendo. Le abbiamo rimesse e legate alla buona. Uno degli zii ha cominciato ad innervosirsi dicendo che Blop avrebbe rovinato tutto e che doveva sbrigarsi perché aspettavano (in realtà gli sposi stavano ridendo). A quelle parole Blop ha preso il cuscino e l’ha lanciato leggermente in aria, riprendendolo. Senza lasciarmi il tempo di intervenire, questo parente gliel’ha strappato di mano dicendo che tanto lo sapeva che Blop avrebbe rovinato tutto e portando lui stesso le fedi all’altare, con aria innervosita. Non volendo fare una scenata in chiesa (hanno sempre tutti paura di contrariarlo), non mi é restato altro che portare fuori Blop dicendogli di non ascoltare quello che gli era stato detto perché, in realtà, si era comportato bene.

Sempre il giorno del matrimonio, a fine serata, tutti i bambini giocavano con l’acqua della piscina. Blop arriva e prende un secchiello. Vedendo che tutti i bambini lanciavano l’acqua, lo fa anche lui e schizza leggermente la sposa che si mette a ridere e lo invita a ballare con lei. Contemporaneamente, gli altri adulti presenti lo sgridano perché non doveva giocare con l’acqua, né tantomeno lanciarla. Sgridano solo lui, dicendogli che fa sempre i dispetti e deve calmarsi. Mentre gli altri bambini continuano a giocare e a lanciare acqua. Mi é venuto un nervoso tale che ho deciso che era il momento di tornarcene a casa, altrimenti l’acqua l’avrei lanciata io a tutti.

L’ultimo giorno di vacanza, Blop e BlopBlop correvano lungo una strada pedonale sotto lo sguardo mio e di amici di famiglia. BlopBlop inseguiva suo fratello ridendo e cercando di acchiapparlo, Blop si gira e corre incontro al fratellino, ma nessuno dei due riesce a fermarsi a tempo e BlopBlop rimbalza letteralmente su suo fratello, cadendo a terra e sbattendo leggermente la testa. Senza farsi male. La mia prima reazione é stata di ridere perché la scena, visto che nessuno si era fatto niente, era da film comico. Peccato che nessun altro l’abbia pensata come me e tutti giù a dire che Blop deve essere responsabile, fare il bravo, smetterla di far male a suo fratello, lui è quello grande e maturo (!) e facendo piangere entrambi i bambini.  A quel punto ho capito che era il momento di tornarcene a casa.

Ora, mio figlio non è un santo. Mi fa spesso e volentieri impazzire, tende a portare chiunque all’esaurimento, ma non è cattivo.  Perché la gente non si fa mai gli affari propri e, soprattutto, perché non capisce che dicendogli cosi lo porta a comportarsi esattamente nella maniera in cui ci si aspetta da lui?
Io non dico che bisogna sempre giustificarlo, né dirgli sempre bravo. Se fa qualcosa di sbagliato sono la prima a sgridarlo, anzi spesso per paura di essere la ‘mamma che le fa passare tutte al figlio terribile’ temo di esagerare io stessa nel dirgli di stare bravo, comportarsi bene, etc. Ma mai e poi mai evidenzierei solo i suoi lati negativi, è già abbastanza insicuro di suo da non doverne aggiungere noi adulti.

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Di terremoti e ansie materne

Qui in Francia siamo nel pieno delle vacanze autunnali e per non avere Blop tra i piedi, l’abbiamo spedito a Genova da mia mamma per una settimana. Domani sera ritorna e la settimana prossima ricomincia la materna.

Ieri sera me ne stavo tranquilla sul divano a mandare messaggi su whatsapp a mia madre e a mia cugina, quando su Facebook la meta’ dei mie contatti comincia a parlare di un possibile terremoto in centro Italia. (“L’avete sentito anche voi?”, “Scossa lunghissima, fortissima”, “Io non l’ho sentita”, “Io a Firenze si” …)
Ora, io lo so che Genova e’ nel nord Italia e non nel centro e quindi non c’era assolutamente da preoccuparsi, ma essendo portata per l’esagerazione catastrofica in un secondo netto mi sono immaginata una nuova scossa violentissima che arrivava fin sotto casa di mia nonna e faceva crollare tutto. Su mio figlio. E sul resto della famiglia, ovviamente, ma si vede che le mie priorità’ oramai sono settate sulla mia prole.
Dopo aver ricevuto conferma che non stesse tremando nulla, me ne sono andata a letto un po’ più tranquilla e non ho dormito fino al mattino.

Vacanze italiane e nostalgia expat

Il primo che mi dice “beata te che te ne vai in vacanza in Italia” lo mordo.
Potrebbe essere vero se, invece che andare a casa di mia madre, andassi alla scoperta di qualche angolo italiano sconosciuto. Invece, tornando a casa, i dieci giorni di vancaza si trasformano in un tour de force di visite ad amici e parenti che prima, quando vivevo a Genova, magari non vedevo mai e che adesso sono “obbligata” ad andare a trovare (soprattutto i parenti, gli amici li vedo sempre volentieri).
Certo Blop ed io siamo andati al mare, la mattina all’alba o la sera dopo le 17h, e ci siamo divertiti moltissimo. I primi giorni Blop era un po’ spaventato dall’acqua e dalle onde e non osava avventurarsi oltre il bagnasciuga. Pian pianino, pero’, si è fatto coraggio e si divertiva a raggiungermi in qualche centimetro d’acqua. Io lo sollevavo in aria e poi gli facevo fare PLOUF! in acqua. L’ultimo giorno era praticamente pronto a nuotare fino alla boa o, almeno, ad arrivare dove non toccava (che in Liguria non è poi cosi’ lontano dalla riva).
Gli unici veri momenti in cui mi sono sentita in vacanza sono stati quando, con figlio, madre e nonna, siamo andati nella casetta in campagna. Sarà stata l’aria piemontese o la casetta rifatta con amore dal mio papà o la presenza delle storiche amiche estive, fatto sta che sono riuscita a rilassarmi davvero.
Blop ne ha approfittato per testare il nuovo parco giochi e sedurre tutte le bambine bionde, rigorosamente più grandi di lui, che incontrava. Si vede che nelle sue vene scorre anche un po’ di sangue inglese perché, da vero gentleman, ha raccolto il peluche di una bambina caduta per terra e, poi, le ha tenuto la mano per aiutarla ad alzarsi! In Francia, invece, le bambine più grandi non si fanno intenerire e, invece che giocare con lui, lo spingono per terra o gli tirano addosso i loro passeggini (ma questa è un’altra storia).

Chi dice vacanze in Italia, dice buon cibo. In effetti non mi rendo mai conto di tutte le cose buone che mi mancano nella mia vita da immigrata, se non quando ce le ho davanti agli occhi. Qualche esempio? La FOCACCIA genovese, ovviamente. Ma anche la farinata e la panissa. L’Estathé al limone rigorosamente nel bricchetto e il suo inconfondibile gusto chimico. Il ghiacciolo e la granita all’amarena, possibilmente Fabbri. Che altro? Vari ed eventuali tipi di pasta (ravioli, trofie e pansoti, per esempio) o i sughi non Barilla, ma veri. E i Sofficini. Quanto mi mancano i Sofficini, sono tipo una delle dieci meraviglie culinarie al mondo. Forse esagero un poo’, ma non ho vergogna nell’ammettere che, insieme alla pizza, ogni volta che rientro a Genova necessito di mangiarne almeno uno.

Che altro? Blop ha migliorato tantissimo il suo italiano, coniando delle nuove parole buffissime. Nella sua testolina, per trasformare una parola che non conosce in italiano basta prendere l’equivalente francese e aggiungere una A (ex. valisia dal francese valise) e, viceversa, per rendere in francese una parola che conosce solo in italiano ne tronca la fine. Ci sono, poi, parole che, per lui, esistono solo in italiano (ex. can per cane) o solo in francese e se io tento di dirgliele in italiano mi corregge.

La fine delle vacanze

Eccoci di ritorno in quel di Lione.
In realtà, io e Blop saremmo rientrati domenica pomeriggio, ma lunedì mattina mi è venuta la febbre a 38 così sono rimasta un po catatonica sul divano mentre il maritino (e la nonna paterna) si occupava della belva. Anzi, delle belve. Non dimentichiamoci di Muffin.

A inizio agosto andremo una settimana in Auvergne da mia suocera, ma possiamo già dire che le “vacanze” sono oramai terminate e ora possiamo goderci il caldo lionese.
Il viaggio di nozze è andato benissimo e, appena possibile, cercherò’ di raccontare com’è stato. Cosa è andato bene, cosa è andato male, cosa rifaremmo e cosa cambieremmo. In ogni caso, Blop è un viaggiatore provetto e nei dieci giorni del viaggio ha fatto tantissimi progressi, tra cui imparare a gattonare! Oramai insegue Muffin per tutta la casa dicendole “Ma ma ma”, ma non si riesce a capire se lei ne sia contenta oppure no.
Ha anche deciso che vorrebbe mangiare come noi, il che ha reso i nostri pranzi al ristorante un po’ una tragedia, ma grazie al santo pane siamo riusciti a venirne a capo in qualche modo.
Ovviamente dei denti nemmeno l’ombra, ma sul mio libro della nascita c’è segnato che il primo l’ho messo a un anno e dieci giorni, quindi penso che Blop voglia seguire le mie orme.
A Genova, invece, l’abbiamo portato al mare un’ora al giorno per tre giorni (essendo, mia madre ed io, incapaci di svegliarci prestissimo non arrivavamo mai prima delle 9)e, se il primo giorno non aveva l’aria convinta e cercava di tenere i piedini lontano dall’acqua, al terzo giorno si è praticamente lanciato in acqua e ha voluto “nuotare” come quando andiamo in piscina.

Gita all’acquario e altri animali

Uno dei regali di compleanno che ho ricevuto mentre ero in Italia, è stata una visita in famiglia all’Acquario di Genova.
Mi è sempre piaciuto andare all’acquario ed ero entusiasta di portarci anche Blop, nonostante temessi fosse ancora un pò piccolo per apprezzare la visita e sopportarne la lunghezza (circa 2h30).
Invece è stato bravissimo. Le prime vasche non le ha viste perché stava dormendo nel suo passeggino PegPerego vintage (leggesi il passeggino di mia cugina di 27 anni fa), ma grazie alle urla di una scolaresca si è svegliato in tempo per vedere foche e delfini. Un pò perplesso all’inizio, si è poi appassionato e li seguiva con lo sguardo, sporgendosi dal passeggino ogni volta che scomparivano dalla sua visuale e lanciando urletti e gridolini di gioia.
Un’altra vasca che ha particolarmente apprezzato è stata quella dei pesci tropicali dagli allegri colori,  quelli come Nemo e i suoi amici per intenderci. Speravo gli piacessero anche i pinguini, che io adoro, ma li abbiamo visti in contemporanea con un’altra scolaresca e i bambini piazzati davanti al passeggino gli impedivano di vedere bene e tutto quel rumore lo disturbava un pò.
Insomma, un vero successo per una prima visita.

Per restare in tema animali, giovedì scorso siamo andati all’agriturismo della mia amica E. dove Blop ha potuto scoprire galline, pecore e un cane. In realtà c’era anche un gatto, ma è l’unico animale che già conosceva grazie a Muffin.
Le galline l’hanno lasciato abbastanza indifferente, mentre le pecore gli sono piaciute molto o meglio, il loro verso gli è piaciuto molto. Il cane da guardia fifone, invece, l’ha un pò spaventato perchè ogni volta che lo vedeva gli abbaiava contro e lo faceva piangere. Giuro che io ho cercato di non fargli sentire la mia paura, ma magari è genetica, chissà.

30 anni

Mercoledì ho festeggiato i miei primi 30 anni.
Ho sempre pensato che, a 30 anni, sarei stata sposata e con figli e in effetti, è così. E che avrei vissuto a Parigi, ma direi che Lione va bene lo stesso visto che sempre della Francia si tratta e che ha Parigi ci ho vissuto davvero qualche tempo.
Approfittando di qualche giorno di vacanza del marito siamo tornati a Genova per festeggiare con le mie amiche, ma anche per sbolognare Blop alla nonna e festeggiare en tete à tete il primo anno di matrimonio. Morale della favola, sono andata a dormire praticamente tre sere di seguito alle 2 del mattino, ma Blop non mi ha fatto nessun regalo di compleanno e ha continuato imperterrito a svegliarsi alle 7 del mattino. Mi ci vorranno anni per recuperare le ore di sonno perdute, ma ne è valsa la pena.
L’unica nota negativa c’è stata il giorno prima del mio compleanno quando mia nonna paterna ha avuto un ictus e è stata ricoverata in ospedale. I dottori non hanno voluto sbilanciarsi, ma la situazione non è bella. Per lo meno sono potuta andare a trovarla in ospedale anche se, per non agitarla ulteriormente facendole pensare a mio padre, non mi sono fatta vedere e sono rimasta ad osservarla da dietro la porta. I familiari degli altri pazienti avranno pensato che fossi una stalker!

Il giorno in cui un prete mi sbatté il telefono in faccia

Il neomarito ed io, ci siamo sposati civilmente il 25 maggio scorso quando, incinta di 6 mesi, l’idea di affrontare tutta la burocrazia francese ci ha fatto decidere di anticipare la data delle nozze. In realtà, speravamo anche che mio padre potesse, se non assistere, almeno partecipare ai preparativi o vedere le foto (invece non ha fatto nemmeno in tempo a vedermi col vestito da sposa, sigh).
Ci restava la cerimonia religiosa in Italia che abbiamo fissato, dopo un attento studio delle vacanze di tutti i familiari, al 1 marzo 2014.
In ottobre ho contattato il novo prete lionese che, gentilmente, ci ha firmato una specie di manleva per dare tutti i poteri organizzativi e celebrativi al prete italiano. I mesi passano, tutto sembra per andare per il meglio, ma ai primi di gennaio il prete italiano scopre che non può farlo lui il dossier, ma la curia di Lione deve firmare un’autorizzazione e spedirla a quella di Genova. Ci precipitiamo a Lione e prepariamo in fretta e furia il dossier che il prete porta in curia, assicurandoci che entro metà gennaio verrà spedito. Venti giorni dopo il prete italiano ci fa sapere che niente, del dossier non c’è nessuna traccia. Contattiamo nuovamente il prete lionese che telefona al prete responsabile dell’ufficio matrimonio, Padre B.,  ma pare sia irraggiungibile.
Riesce, infine, a contattarlo un giovedì e gli chiede del dossier. Padre B. gli assicura che l’ha spedito, anche se non si ricorda quando, e che tra la Francia e l’Italia non ci sono mai problemi. Promette, comunque, di informarsi e richiamare il giorno dopo. Arriva domenica e, ovviamente, non abbiamo nessuna notizia. Il prete della nostra parrocchia mi invia una email col numero di telefono di Padre B. perchè lui è in malattia. Il lunedì, quindi, chiamo per avere qualche informazione in più e per domandare, come richiesto dalla curia genovese, di recuperare a mano il dossier se, per caso, non è ancora partito.
E là, Padre B. non solo mi risponde in maniera scocciata e supponente, ma mi intima di non chiamarlo mai più perchè il dossier l’ha inviato anche se non si ricorda più quando e, senza lasciarmi il tempo di dire boh mi sbatte il telefono in faccia.
Ora, io di preti tra gli anni Scout, le vacanze in campagna nel paesino dove c’era solo la parrocchia in cui fare qualcosa e gli amici di famiglia ne ho conosciuti, ma è la prima volta che ne incontro uno così maleducato! Poi magari io sarò la tipica futura sposa stressata, ma un minimo di cortesia e empatia non guasterebbero.

Per la cronaca, il dossier è arrivato ieri alla curia di Genova e, visti i tempi della posta Francia-Italia, direi che è stato inviato venerdì. Quindi Padre B. si era dimenticato del nostro dossier, l’ha spedito non appena l’abbiamo contattato, ma invece che ammetterlo ha preferito essere aggressivo. Esagero? No, non credo.