1 Maggio – Furore (J. Steinbeck)

„Le strade pullulavano di gente assetata di lavoro, pronta a tutto per il lavoro. E le imprese e le banche stavano scavandosi la fossa con le loro stesse mani, ma non se ne rendevano conto. I campi erano fecondi, e i contadini vagavano affamati sulle strade. I granai erano pieni, e i figli dei poveri crescevano rachitici, con il corpo cosparso di pustole di pellagra. Le grosse imprese non capivano che il confine tra fame e rabbia è un confine sottile. E i soldi che potevano servire per le paghe servivano per fucili e gas, per spie e liste nere, per addestrare e reprimere. Sulle grandi arterie gli uomini sciamavano come formiche, in cerca di lavoro, in cerca di cibo. E la rabbia cominciò a fermentare.“
“Qui l’unico governo che abbiamo è il margine di profitto.”

“Dove andiamo? Per me non andiamo mai da nessuna parte. Siamo sempre in viaggio. Sempre in cammino. Perché a questa cosa non ci pensa nessuno? Oggi tutto si sposta. La gente si sposta. Sappiamo perché e sappiamo come. la gente si sposta perché vuole qualcosa di meglio. E quello è l’unico modo per trovarselo. Quando gli serve qualcosa, quando gli manca qualcosa, se lo vanno a pigliare. E’ a forza di sopportare che uno impara a ribellarsi. io ho camminato per tutto il paese, e ho sentito la gente parlare come te.”

“E i grossi proprietari cui una sommossa avrebbe fatto perdere tutte le terre, i grossi proprietari con accesso alla Storia, con occhi per leggere la Storia e ricavarne la grande verità: quando le mani in cui si accumula la ricchezza sono troppo poche, finiscono per perderla. E la verità accessoria: quando una moltitudine di uomini ha fame e freddo, il necessario se lo prende con la forza. E la piccola ma sonora verità che echeggia lungo la storia: la repressione serve solo a rinforzare e unire gli oppressi.”

“L’evoluzione dell’economia fu ignorata, i progetti di riforma furono ignorati; l’attenzione si concentrò sui mezzi per reprimere la rivolta, senza intervenire sulle cause della rivolta.”

“Le grosse imprese non capivano che il confine tra fame e rabbia è un confine sottile. E i soldi che potevano servire per le paghe servivano per fucili e gas, per spie e liste nere, per addestrare e reprimere. Sulle grandi arterie gli uomini sciamavano come formiche, in cerca di lavoro, in cerca di cibo. E la rabbia cominciò a fermentare.”

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Ritorno al lavoro

Gli ultimi giorni sono stati abbastanza intensi. Ho ricominciato a lavorare e mia madre è venuta una settimana a Lione per darmi una mano, così’ il mio tempo libero l’ho dedicato a lei, rimanendo indietro di tutte le serie TV che seguo e non so se riuscito’ mai a rimettermi in pari. Sono problemi, lo so.
Il nuovo lavoro, dicevamo.
Tutto è iniziato la primavera scorsa quando, pensando ci volessero secoli per ritrovare un lavoro e scarsamente convinta di voler tornare già a lavorare, avevo mandato delle candidature spontanee a caso e  un’università lionese mi aveva contattato per fare un colloquio. Fatto il colloquio mi avrebbero anche presa se non che io, all’ultimo momento, avevo deciso che era ancora troppo presto e ci tenevo a fare il viaggio in Scozia che oramai avevamo programmato ( e aspettavo anche la risposta per un contratto a tempo indeterminato, anzi due, che poi è stata negativa) e avevo rifiutato. In più, all’epoca non avevamo ancora una sistemazione stabile per Blop e, economicamente, non ci conveniva lasciarlo a una tata o a un nido privato per andare a lavorare part time. Avevo, pero’, lasciato la mia disponibilità per essere contattata nuovamente in autunno.
Onestamente? Io credevo che una volta rifiutato avrebbero bruciato il mio curriculum e chi si è visto si è visto. Invece mi hanno ricontattato mentre ero in Giappone (comodissimo) e dopo un secondo colloquio eccomi pronta a rientrare nel mondo del lavoro per un paio come sostituzione malattia a part time.
La paga non è alta, anzi essendo assimilata statale forse è più bassa della media, ma lavoro quattro giorni a settimana con un orario che ho potuto scegliere io, o quasi, e che mi permette di portare Blop al nido la mattina e di andarlo a prendere la sera con tutta calma. Mi rimane addirittura un’oretta di libertà per svolgere qualche faccenda domestica, fare la spesa, oziare… Tenendo conto che mio marito sarà all’altro capo della Francia per quasi otto mesi, l’elasticità degli orari era una caratteristica importante, se non indispensabile.
E poi lavorare all’università mi piace, è l’ambiente che preferisco tra quelli che ho sperimentato finora (università, centro di formazione, prépa, scuola di lingua) e in cui mi trovo più a mio agio. Mi piace relazionarmi a studenti e professori, forse perché l’università è stato il periodo più bello del mio percorso scolastico e lavorarci è un po’ come continuarlo.
E come mi mancavano le conversazioni adulte, invece del linguaggio mignon di Blop ! Anche se mi dà grandi soddisfazioni perché sa salutare in italiano e in francese. Non sa dire praticamente altro, ma sono dettagli.

Il dentino e il colloquio

Finalmente ci siamo!
Accompagnato da misteriosi puntini rossi (caldo? scarlattina? rosolia? sfogo? ), febbre a 39,5° e da dolorosissime placche in gola, ieri mattina ha fatto la sua apparizione il tanto agognato primo dentino.
A voler essere precisi, per il momento è solamente una microscopica puntina appuntita nel bel mezzo della gengiva inferiore, ma è sempre un netto progresso rispetto al nulla più assoluto degli ultimi 15 mesi.
Ovviamente Blop ha scelto il momento perfetto: papà via per lavoro, nonni in vacanza e/o al lavoro e mamma con un irrinunciabile colloquio di lavoro. Per fortuna al nido lo prendono anche con la febbre, così’ ho potuto lasciarglielo il tempo di andare al colloquio, ottenere il lavoro e tornare indietro.
Ora ci godiamo gli ultimi giorni di vacanza della mamma e festeggiamo a cucchiaiate di antibiotico.
Lunedì ricomincio a lavorare dopo un anno e mezzo di “ozio” materno. Sono aperte le scommesse sul se avrò o no le placche in gola.

Rientro e nuove partenze

Venerdì sera il marito ed io siamo rientrati in quel di Lione, dopo un viaggetto di sole 24h.
Il Giappone è stupendo, forse più di quanto mi immaginassi, e 10 giorni scarsi sono davvero pochi per poterne approfittare davvero, ma ammetto che il mio cuore di mamma gli ultimi due giorni soffriva come non mai e non vedeva l’ora di riabbracciare Blop. A ogni bambino che incontravamo mi veniva quasi da piangere. Sono grave, lo so.
Mi ero fatta tutto un trip incredibile sul momento dell’incontro: Blop che ci aspettava impaziente con un cartello in mano (si, a soli 14 mesi), davanti alla porta degli arrivi. I nostri sguardi che si incrociano al ralenty e poi ci lanciamo l’uno nelle braccia dell’altra, magari piangendo un po’. Inutile specificare che non è andata affatto così. Intanto perché la mia valigia è arrivata per ultima, un’ora dopo l’atterraggio dell’aereo, e Blop ovviamente si era stufato di aspettare impaziente davanti alla porta. In più aveva fame, quindi la nonna gli ha dato da mangiare e non ci ha visto arrivare. Io gli sono corsa incontro comunque, senza piangere pero’, e l’ho stritolato in un enorme abbraccio che lui mi ha vagamente reso. Più che altro si è degnato di farmi un sorrisino timido e contento, prima di partire all’esplorazione dell’aeroporto. Blop, 14 mesi e mezzo e molta indipendenza.

Ieri pomeriggio il marito è partito alla volta di Tours per un corso di formazione che doveva durare 4 mesi e invece, ne durerà soltanto 8. Per fortuna quasi la metà della formazione, quella pratica, la potrà fare a Lione così noi non ci dimenticheremo che faccia ha. E avrà addirittura due settimane di vacanza per Natale E Capodanno. E’ la prima volta che succede da che ci conosciamo!
Come ogni volta che parto in vacanza, sono stata contattata per una proposta di impiego e, così, domattina dovrei avere un colloquio per un posto part time e a tempo determinato di un mese (rinnovabile) in una rinomata università lionese, a partire da lunedì prossimo. Dico dovrei perché oggi, mentre mi godevo un pomeriggio di riposo e libertà, il nido mi ha chiamato informandomi che Blop aveva la febbre a 39° e sono corsa a recuperarlo. Un’ora fa la febbre è finalmente scesa a 38,3 e lui si è addormentato. Speriamo passi una notte relativamente tranquilla e domani si svegli senza febbre e, magari, con il primo dentino.

Alla ricerca del nido

A settembre Blop avrà 13 mesi e, se tutto va bene, io avrò (o quasi) trovato lavoro e, anche se non l’avessi trovato, la vita solitaria da mamma casalinga non fa per me e quindi bisognerà che questo povero bambino vada un po’ al nido. Abbiamo, perciò, fatto giusto l’altro ieri  l’iscrizione al nido pubblico, ma essendoci un solo dei genitori che lavora i punti che abbiamo per la graduatoria sono ridicolmente bassi (due) quindi a meno di un miracolo il pubblico ce lo scordiamo. Resta la possibilità di iscriverlo solo per qualche giorno alla settimana, ma anche li’ i posti non è che siano tantissimi.
Abbiamo, perciò, optato per una seconda opzione e abbiamo fatto domanda per un mini nido privato bilingue francese-italiano. E’ abbastanza vicino a casa, ma siccome costa un occhio della testa (1400 euro per un tempo completo di 5 giorni alla settimana, dalle 8h alle 19h) abbiamo richiesto solamente tre giorni alla settimana, tanto grazie al part time del marito fino a dicembre il martedì e il mercoledì lo può tenere lui a casa e, se non lavoro, lo posso tenere anche io. In realtà, anche tre giorni alla settimana, con un solo stipendio non sarebbero fattibili, ma pare ci siano degli aiuti per i genitori che non potendo mettere i figli nei nidi pubblici scelgono (sono obbligati ?) i privati e se possiamo ottenerli pagheremmo la metà o anche un po’ meno. E poi, in realtà, a me l’idea di mandarlo in un ambiente bilingue e non relegare l’italiano solamente a casa con me, o in vacanza a Genova dalla nonna, non dispiace per niente. Se poi accadesse un miracolo e ci offrissero un posto nel nido pubblico sotto casa, pazienza per il bilinguismo, risparmieremo e lo manderemo più spesso in vacanza!
Domani mattina, comunque, abbiamo appuntamento alla halte garderie comunale per mandarlo una o due mezze giornate a partire da aprile, così comincia un po’ a staccarsi dalla mamma (o la mamma da lui, chissà) e farsi tanti amichetti … e io avrò’ un po’ di tempo da dedicare alla ricerca di lavoro, alla dieta e a qualche visita medica (oculista?chi ha detto oculista?).

Ora vado perché Blop è rotolato dal tappeto fin sotto alla mia sedia e mi tira calci nel sedere per attirare la mia attenzione.

Nuovo Lavoro

Dopo due settimane posso anche dirlo: ho finalmente trovato lavoro a Lione. Dopo cinque mesi, quando finalmente mi sono decisa ad andare a bussare alla porta delle varie agenzie interinali, una simpatica signorina della Epitech mi ha trovato un posto come Assistente Amministrativa (che suona sempre meglio che Segretaria, forse) in un centro di formazione.
Mi hanno attirato con un contratto di tre mesi e poi ho scoperto che, se tutto va bene, saranno tre contratti di interim da un mese l’uno. A 25 ore a settimana. Diciamo che non sarà questo lavoro a rendermi ricca, ma almeno mi lascia abbastanza tempo libero per andare in palestra (e quindi continuare a dimagrire) e occuparmi di tutte le visite mediche che mi aspettano nei prossimi mesi. Niente di grave, eh, solo i normali controlli per chi ha un nodulino nel collo e, contemporaneamente, deve iniziare a farsi dare una mano per procreare.
Che poi queste 25 ore sono altamente teoriche perché la settimana scorsa mi hanno chiesto di lavorare due mezze giornate in più e, pare, che dovrò farlo anche a maggio per “recuperare” le mille mila giornate di vacanza (nell’ordine Primo Maggio, 8 maggio, 17 maggio e 28 maggio. Sì, il mio compleanno quest’anno è festa nazionale.) ovviamente pagata in ore normali perché, pare, essendo la base legale 35 ore gli straordinari partono dalla 36 esima ora. Sarà…
Per ora, comunque, il lavoro mi piace. E’ abbastanza vario e, soprattutto, è tanto, così le giornate passano velocemente.  In pratica mi occupo di iscrivere gli stranieri al test di lingua per ottenere la nazionalità francese e al DILF, nonché della fatturazione per gli atelier del Pole Emploi in Borgogna. No, non avete letto male, faccio le fatture. Io e la mia laurea comunicativa/letteraria ci occupiamo di contabilità, se me lo avessero detto non ci avrei creduto, ma così è la vita e piuttosto che restare a casa a girarmi i pollici preferisco fare fatture.

Datemi un martello

Che cosa ne vuoi fare? 
Lo voglio dare in testa a quella smorfiosa (dell'azienda di Kika) . 

Non mi ricordo se ne avevo già parlato, ma dall'estate scorsa c'è in progetto una mutazione su Lione perché siamo stanchi, stanchi stanchissimi, della vita in un'insipida banlieue parigina. 
Forse ci siamo fatti troppo prendere dall'entusiasmo e abbiamo cercato di interferire un po' troppo con il corso delle cose, e della vita, ma alla fine abbiamo ottenuto una promessa di mutazione (per farla breve eh, che la storia è lunga lunghissima). 
Una volta ottenuta la promessa, abbiamo ottenuto un appartamento della smorfiosa (azienda di Kika) a partire da ottobre, ma la data della mutazione è slitatta sempre più lontana. Da novembre 2011 a settembre 2012. Cercando di essere ottimisti e non pensare a un possibile 2013.
Che se la vita a Parigi non fosse cara e il tempo di percorso Lione – Parigi non contasse 3 ottimistiche ore (tra bus, TGV, RER e tram) la notizia non sarebbe cosi' terribile. Kika potrebbe lavorare tranquillamente ancora un po' a Parigi, guadagnare un po' di più, spendere un po' di meno tra affitto e assicurazioni e il momento venuto, cominciare a lavorare su Lione. 
Peccato che questa sia la vita vera e non il paese degli orsacchiotti del cuore. Si prospetta, quindi, un anno duro e stressante, senza sicurezze su quanto avverrà dopo, pieno di dubbi ed indecisioni e sempre col progetto bébé in corso (tanto visto la voglia che ha di venire a stare con noi….) 
E io, io non so cosa fare. Non so come aiutarlo. Non so nemmeno cosa pensare, se non che siamo stati dannatamente avventati e nei momenti di maggiore depressione mi verrebbe anche da dire che abbiamo un po' fatto una cazzata. 
Forse avrei dovuto cercare di convincerlo ad aspettare di avere la data definitiva prima di cercare una casa, invece che farmi prendere dalla voglia di cambiamento e d'avventura. Dalla voglia di trasferire armi, barecche e burattini a Lione, una città che ho amato e molto più vicina all'Italia ( e ai suoceri). Dalla voglia di vivere alla Croix Rousse obbligandoci cosi' ad accaparrarci l'ultimo appartamento economico in quella zona, perché siamo un po' radical chic, un po' bobo, un po' cosi'….e insomma, boh. 
Fatto sta che non saro' io a farmi le migliaia di ore di treno ( e le migliaia di chilometri) e egoisticamente potrei anche dire che abiamo preso la buona decisione. E so anche che vivere a Lione è la buona decisione, ma a quale prezzo? 
E come posso aiutarlo? Cosa posso dire o fare per alleggerirgli l'anno che verrà? Che soluzioni pratiche si posso trovare? 
E esiste gente che fa 6 ore al giorno per andare al lavoro? Se si, avrei bisogno di qualche consiglio. 

Ilaria, benvenuta nel mondo degli Adulti.