Il (non) concorso

Per chi non lo sapesse, da che sono arrivata in Francia ho sempre lavorato come segretaria all’università o in altri organismi che si occupano di formazione (tranne in due casi, quando ho lavorato a Eurodisney e quando ho fatto la trascrittrice di italiano nel mezzo del nulla della regione parigina) .

E’ quindi con naturalezza che ho ricominciato a cercare nello stesso settore, molto prospero qui a Lione tra università, centri di formazione, scuole di prépa, … con dei criteri molto poco restrittivi : vicino a casa, part time, pagato bene, possibilmente a tempo indeterminato o comunque un tempo determinato lungo. Detta cosi sembra impossibile trovare qualcosa, invece ho fatto anche un sacco di colloqui, tutti non andati a buon fine.
Poi mi é caduto l’occhio sull’annuncio dell’assunzione senza concorso di tre assistenti amministrative nella vecchia università dove avevo lavorato prima della nascita di BlopBlop e ho deciso che si, anche se era un po’ fuori dalla mia zona di ricerca, pagato meno che per lo stesso posto nel privato e non part time, sarebbe stato stupido non provarci, tanto le possibilità erano scarse (l’anno scorso avevo già provato nella stessa maniera in un’università vicino a casa e non mi avevano nemmeno chiamato per il colloquio).

Mando quindi il curriculum, me ne dimentico, lunedi scorso vengo chiamata all’improvviso per il colloquio , passo a salutare le mie ex colleghe, sostengo il colloquio e ne esco poco, ma proprio poco soddisfatta. Secondo me non ero stata brillante come in altri colloquio, mi sono fatta prendere dal panico e ci mancava poco che balbettassi. Devo anche aver guardare la commissione con gli occhi sgranati da cerbiatto pronto a farsi sbranare da un lupo . Torno a casa e mi concentro sugli altri colloqui ancora da affrontare.

Stamattina apro le email e là cosa leggo? Che sono seconda in graduatoria e se sono sempre disponibile ad accettare il posto in tale ufficio devo rispondere al più presto mandando alcune informazioni per completare il mio dossier e “benvenuta nella nostra università“.

Inizio a settembre come stagista fonctionnaire e, se tutto va bene, dopo un anno mi titolarizzano (chissà come si dirà in italiano) e divento un dipendente pubblico a tutti gli effetti. Certo parto dal basso, proprio dal basso basso, nonostante i miei titoli di studio mi permetterebbero di partire dall’alto, ma diciamo che intanto un piedino dentro l’ho messo, poi sono sempre in tempo a passare i concorsi, quelli veri.

Stamattina mi veniva da ridere. E da piangere. E da ridere, che dopo quattro anni  a casa uno non sa nemmeno più come si fa a lavorare, e come facciamo con l’organizzazione dei bambini? Chi lo porta a scuola? Chi li tiene il mercoledi? Quanto ci costerà la baby sitter? Due figli, due lavori a tempo pieno, niente nonni nelle vicinanze che possano dare una mano, fa tutto un po’ (tanta) paura, ma sopravviveremo anche a questa.

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Aggiornamenti sparsi

Da quant’é che non parlo di me?
Già scrivo poco e quel poco é sempre sui bambini, soprattutto Blop perché é bimbo molto interessante (non che BlopBlop non lo sia, ma comincia giusto adesso a mostrare il suo bel caratterino da treenne).

Qualcosa su di me, quindi.
Ancora non lavoro. Questo autunno, complice il part time del Marito, ho un po’ cercato, ma avevo dei criteri molto ristretti (vicino a casa, part time, tempo indeterminato o comunque un determinato lungo, solo strutture nell’ambito della formazione) e, nonostante ogni CV mandato abbia generato uno o più colloqui, sono sempre qua a casa. A febbraio il Marito riprende a lavorare a tempo pieno, abbiamo fatto due calcoli e conviene che resti a casa ancora qualche mese, in attesa che a settembre BlopBlop vada alla materna e i costi di una eventuale baby sitter siano ridotti.
Nonostante cominci ad essere davvero pesante restarmene a casa e sono sempre a rischio di un esaurimento nervoso, mi rendo conto che sia comunque una fortuna poter approfittare di tutto questo tempo coi bambini: prenderli e potarli alla materna/nido, avere il tempo di portare Blop a fare ginnastica e psicomotricità, accompagnare la sua classe ad alcune uscite (a dicembre, per esempio, li ho accompagnati al cinema), organizzare delle attività al nido di BlopBlop (una volta a trimestre vado una mattina a leggere dei libri in italiano e a cantare delle canzoni italiane coi bimbi), accompagnarlo agli atelier di lettura per i meno di tre anni al Centro Sociale del quartiere.

Parlando di Centro Sociale. A maggio dell’anno scorso mi sono fatta “fregare” dalla direttrice del nido di BlopBlop che cercava un paio di genitori per integrare il Consiglio d’Amministrazione dell’associazione, vendendomelo come “una riunione ogni due mesi circa, più ogni tanto qualche impegno in più, ma niente di che”. Siccome avevo voglia di uscire un po’ di casa, ho deciso di accettare. Mi sono presentata alle elezioni e mi hanno eletto.
Il suddetto consiglio di amministrazione é un covo di serpi, litigano a ogni riunione, non sono d’accordo su niente e c’è un’evidente differenza di opinioni tra i membri dall’età anagrafica giovane e quelli più anziani che, fondamentalmente, sono là da secoli e hanno tutto il “potere”. Potere poi di chissà cosa visto che lo facciamo tutti gratuitamente. Ah, ovviamente sono stata eletta per tre anni quindi mi tocca sorbirmeli fino alla fine del mandato perché non sono il tipo da mollare a metà un impegno preso. Magari in questi tre anni riusciremo a far cambiare alcune cose.

Siccome questo impegno mi sembrava poco, sono riuscita a farmi inviare al Consiglio di Quartiere nella sezione Carnevale, quindi una volta al mese mi riunisco con gli altri membri per organizzare il carnevale del quartiere che si svolge, tenetevi forte, a fine marzo. Prima o poi riusciro’ ad abituarmi al fatto che un carnevale francese non é come un carnevale italiano, ma ci vorrà tempo. Notare che la Presidente del centro sociale mi ha detto “vai alle riunioni, ma ovviamente non puoi prendere nessuna decisione senza prima parlarmene” e ovviamente non mi risponde mai quando le devo chiedere qualcosa o c’è una qualche decisione da prendere. Sono un membro assolutamente utile e, sicuramente, l’anno prossimo diro’ che non lo faro’ più perché mi sento presa in giro. Va bene non poter prendere decisioni senza prima discuterne con gli altri, mi sembra una cosa ovvia, ma almeno che ogni tanto si degnino di rispondermi. Senza contare che, all’ultima riunione del carnevale, un altro membro del consiglio di quartiere se ne é uscito dicendo che aveva visto con la presidente del CS che prestava i locali il giorno del Carnevale perché i membri delle compagnie di ballo possano cambiarsi. Ovviamente a me nessuno l’aveva detto e ho fatto proprio una bella figura, a guardarlo mentre parlava con la bocca spalancata da pesce lesso.

Un punto più gioioso, siccome sono a casa e ho tempo da perdere, é un anno che mi faccio seguire da una nutrizionista e ho perso 12 chili. Applausi, grazie. Speravo un po’ di più, in realtà, ma già sono contenta. Ora me ne mancano 4 per raggiungere il mio secondo obiettivo, uscire dall’obesità di tipo 1 (che brutto scriverlo, anche se é la verità) e poi se ne ho il coraggio tento il raggiungimento del terzo obiettivo: perdere altri 5 chili per scendere a un peso leggermente inferiore a quello che avevo all’inizio della prima gravidanza. Dai che pian pianino ce la posso fare.

1 Maggio – Furore (J. Steinbeck)

„Le strade pullulavano di gente assetata di lavoro, pronta a tutto per il lavoro. E le imprese e le banche stavano scavandosi la fossa con le loro stesse mani, ma non se ne rendevano conto. I campi erano fecondi, e i contadini vagavano affamati sulle strade. I granai erano pieni, e i figli dei poveri crescevano rachitici, con il corpo cosparso di pustole di pellagra. Le grosse imprese non capivano che il confine tra fame e rabbia è un confine sottile. E i soldi che potevano servire per le paghe servivano per fucili e gas, per spie e liste nere, per addestrare e reprimere. Sulle grandi arterie gli uomini sciamavano come formiche, in cerca di lavoro, in cerca di cibo. E la rabbia cominciò a fermentare.“
“Qui l’unico governo che abbiamo è il margine di profitto.”

“Dove andiamo? Per me non andiamo mai da nessuna parte. Siamo sempre in viaggio. Sempre in cammino. Perché a questa cosa non ci pensa nessuno? Oggi tutto si sposta. La gente si sposta. Sappiamo perché e sappiamo come. la gente si sposta perché vuole qualcosa di meglio. E quello è l’unico modo per trovarselo. Quando gli serve qualcosa, quando gli manca qualcosa, se lo vanno a pigliare. E’ a forza di sopportare che uno impara a ribellarsi. io ho camminato per tutto il paese, e ho sentito la gente parlare come te.”

“E i grossi proprietari cui una sommossa avrebbe fatto perdere tutte le terre, i grossi proprietari con accesso alla Storia, con occhi per leggere la Storia e ricavarne la grande verità: quando le mani in cui si accumula la ricchezza sono troppo poche, finiscono per perderla. E la verità accessoria: quando una moltitudine di uomini ha fame e freddo, il necessario se lo prende con la forza. E la piccola ma sonora verità che echeggia lungo la storia: la repressione serve solo a rinforzare e unire gli oppressi.”

“L’evoluzione dell’economia fu ignorata, i progetti di riforma furono ignorati; l’attenzione si concentrò sui mezzi per reprimere la rivolta, senza intervenire sulle cause della rivolta.”

“Le grosse imprese non capivano che il confine tra fame e rabbia è un confine sottile. E i soldi che potevano servire per le paghe servivano per fucili e gas, per spie e liste nere, per addestrare e reprimere. Sulle grandi arterie gli uomini sciamavano come formiche, in cerca di lavoro, in cerca di cibo. E la rabbia cominciò a fermentare.”

Ritorno al lavoro

Gli ultimi giorni sono stati abbastanza intensi. Ho ricominciato a lavorare e mia madre è venuta una settimana a Lione per darmi una mano, così’ il mio tempo libero l’ho dedicato a lei, rimanendo indietro di tutte le serie TV che seguo e non so se riuscito’ mai a rimettermi in pari. Sono problemi, lo so.
Il nuovo lavoro, dicevamo.
Tutto è iniziato la primavera scorsa quando, pensando ci volessero secoli per ritrovare un lavoro e scarsamente convinta di voler tornare già a lavorare, avevo mandato delle candidature spontanee a caso e  un’università lionese mi aveva contattato per fare un colloquio. Fatto il colloquio mi avrebbero anche presa se non che io, all’ultimo momento, avevo deciso che era ancora troppo presto e ci tenevo a fare il viaggio in Scozia che oramai avevamo programmato ( e aspettavo anche la risposta per un contratto a tempo indeterminato, anzi due, che poi è stata negativa) e avevo rifiutato. In più, all’epoca non avevamo ancora una sistemazione stabile per Blop e, economicamente, non ci conveniva lasciarlo a una tata o a un nido privato per andare a lavorare part time. Avevo, pero’, lasciato la mia disponibilità per essere contattata nuovamente in autunno.
Onestamente? Io credevo che una volta rifiutato avrebbero bruciato il mio curriculum e chi si è visto si è visto. Invece mi hanno ricontattato mentre ero in Giappone (comodissimo) e dopo un secondo colloquio eccomi pronta a rientrare nel mondo del lavoro per un paio come sostituzione malattia a part time.
La paga non è alta, anzi essendo assimilata statale forse è più bassa della media, ma lavoro quattro giorni a settimana con un orario che ho potuto scegliere io, o quasi, e che mi permette di portare Blop al nido la mattina e di andarlo a prendere la sera con tutta calma. Mi rimane addirittura un’oretta di libertà per svolgere qualche faccenda domestica, fare la spesa, oziare… Tenendo conto che mio marito sarà all’altro capo della Francia per quasi otto mesi, l’elasticità degli orari era una caratteristica importante, se non indispensabile.
E poi lavorare all’università mi piace, è l’ambiente che preferisco tra quelli che ho sperimentato finora (università, centro di formazione, prépa, scuola di lingua) e in cui mi trovo più a mio agio. Mi piace relazionarmi a studenti e professori, forse perché l’università è stato il periodo più bello del mio percorso scolastico e lavorarci è un po’ come continuarlo.
E come mi mancavano le conversazioni adulte, invece del linguaggio mignon di Blop ! Anche se mi dà grandi soddisfazioni perché sa salutare in italiano e in francese. Non sa dire praticamente altro, ma sono dettagli.

Il dentino e il colloquio

Finalmente ci siamo!
Accompagnato da misteriosi puntini rossi (caldo? scarlattina? rosolia? sfogo? ), febbre a 39,5° e da dolorosissime placche in gola, ieri mattina ha fatto la sua apparizione il tanto agognato primo dentino.
A voler essere precisi, per il momento è solamente una microscopica puntina appuntita nel bel mezzo della gengiva inferiore, ma è sempre un netto progresso rispetto al nulla più assoluto degli ultimi 15 mesi.
Ovviamente Blop ha scelto il momento perfetto: papà via per lavoro, nonni in vacanza e/o al lavoro e mamma con un irrinunciabile colloquio di lavoro. Per fortuna al nido lo prendono anche con la febbre, così’ ho potuto lasciarglielo il tempo di andare al colloquio, ottenere il lavoro e tornare indietro.
Ora ci godiamo gli ultimi giorni di vacanza della mamma e festeggiamo a cucchiaiate di antibiotico.
Lunedì ricomincio a lavorare dopo un anno e mezzo di “ozio” materno. Sono aperte le scommesse sul se avrò o no le placche in gola.

Rientro e nuove partenze

Venerdì sera il marito ed io siamo rientrati in quel di Lione, dopo un viaggetto di sole 24h.
Il Giappone è stupendo, forse più di quanto mi immaginassi, e 10 giorni scarsi sono davvero pochi per poterne approfittare davvero, ma ammetto che il mio cuore di mamma gli ultimi due giorni soffriva come non mai e non vedeva l’ora di riabbracciare Blop. A ogni bambino che incontravamo mi veniva quasi da piangere. Sono grave, lo so.
Mi ero fatta tutto un trip incredibile sul momento dell’incontro: Blop che ci aspettava impaziente con un cartello in mano (si, a soli 14 mesi), davanti alla porta degli arrivi. I nostri sguardi che si incrociano al ralenty e poi ci lanciamo l’uno nelle braccia dell’altra, magari piangendo un po’. Inutile specificare che non è andata affatto così. Intanto perché la mia valigia è arrivata per ultima, un’ora dopo l’atterraggio dell’aereo, e Blop ovviamente si era stufato di aspettare impaziente davanti alla porta. In più aveva fame, quindi la nonna gli ha dato da mangiare e non ci ha visto arrivare. Io gli sono corsa incontro comunque, senza piangere pero’, e l’ho stritolato in un enorme abbraccio che lui mi ha vagamente reso. Più che altro si è degnato di farmi un sorrisino timido e contento, prima di partire all’esplorazione dell’aeroporto. Blop, 14 mesi e mezzo e molta indipendenza.

Ieri pomeriggio il marito è partito alla volta di Tours per un corso di formazione che doveva durare 4 mesi e invece, ne durerà soltanto 8. Per fortuna quasi la metà della formazione, quella pratica, la potrà fare a Lione così noi non ci dimenticheremo che faccia ha. E avrà addirittura due settimane di vacanza per Natale E Capodanno. E’ la prima volta che succede da che ci conosciamo!
Come ogni volta che parto in vacanza, sono stata contattata per una proposta di impiego e, così, domattina dovrei avere un colloquio per un posto part time e a tempo determinato di un mese (rinnovabile) in una rinomata università lionese, a partire da lunedì prossimo. Dico dovrei perché oggi, mentre mi godevo un pomeriggio di riposo e libertà, il nido mi ha chiamato informandomi che Blop aveva la febbre a 39° e sono corsa a recuperarlo. Un’ora fa la febbre è finalmente scesa a 38,3 e lui si è addormentato. Speriamo passi una notte relativamente tranquilla e domani si svegli senza febbre e, magari, con il primo dentino.

Alla ricerca del nido

A settembre Blop avrà 13 mesi e, se tutto va bene, io avrò (o quasi) trovato lavoro e, anche se non l’avessi trovato, la vita solitaria da mamma casalinga non fa per me e quindi bisognerà che questo povero bambino vada un po’ al nido. Abbiamo, perciò, fatto giusto l’altro ieri  l’iscrizione al nido pubblico, ma essendoci un solo dei genitori che lavora i punti che abbiamo per la graduatoria sono ridicolmente bassi (due) quindi a meno di un miracolo il pubblico ce lo scordiamo. Resta la possibilità di iscriverlo solo per qualche giorno alla settimana, ma anche li’ i posti non è che siano tantissimi.
Abbiamo, perciò, optato per una seconda opzione e abbiamo fatto domanda per un mini nido privato bilingue francese-italiano. E’ abbastanza vicino a casa, ma siccome costa un occhio della testa (1400 euro per un tempo completo di 5 giorni alla settimana, dalle 8h alle 19h) abbiamo richiesto solamente tre giorni alla settimana, tanto grazie al part time del marito fino a dicembre il martedì e il mercoledì lo può tenere lui a casa e, se non lavoro, lo posso tenere anche io. In realtà, anche tre giorni alla settimana, con un solo stipendio non sarebbero fattibili, ma pare ci siano degli aiuti per i genitori che non potendo mettere i figli nei nidi pubblici scelgono (sono obbligati ?) i privati e se possiamo ottenerli pagheremmo la metà o anche un po’ meno. E poi, in realtà, a me l’idea di mandarlo in un ambiente bilingue e non relegare l’italiano solamente a casa con me, o in vacanza a Genova dalla nonna, non dispiace per niente. Se poi accadesse un miracolo e ci offrissero un posto nel nido pubblico sotto casa, pazienza per il bilinguismo, risparmieremo e lo manderemo più spesso in vacanza!
Domani mattina, comunque, abbiamo appuntamento alla halte garderie comunale per mandarlo una o due mezze giornate a partire da aprile, così comincia un po’ a staccarsi dalla mamma (o la mamma da lui, chissà) e farsi tanti amichetti … e io avrò’ un po’ di tempo da dedicare alla ricerca di lavoro, alla dieta e a qualche visita medica (oculista?chi ha detto oculista?).

Ora vado perché Blop è rotolato dal tappeto fin sotto alla mia sedia e mi tira calci nel sedere per attirare la mia attenzione.