Facile come andare in bicicletta

Pare che andare in bicicletta non si scordi mai e … in effetti, è vero.
Ultimamente, complici i ritardi degli autobus lionesi, il bel tempo e il comodo (ed economico) sistema di bici in affitto, ho preso l’abitudine di uscire dal lavoro e andare a prendere Blop al nido in bici.
Tempo in autobus : tra i 20 e i 40 minuti.
Tempo in bicicletta: meno di 15 minuti.
Una volta arrivata al nido, poso la bici, prendo il passeggino e via a piedi per la salita infinita che ci separa da casa. L’aspetto più positivo di questa nuova organizzazione è che, oltre ad essere rapida ed ecologica, mi permette di fare un po’ di sano movimento.
Ci ho messo molto tempo a decidermi perché pensavo di non essere più capace ad andare in bicicletta. In effetti, nonostante da giovane andassi spesso in giro in bici coi miei genitori, ho smesso intorno ai 16 anni quando, durante una vacanza in Francia, ci hanno rubato le bici. L’ultima volta di cui ho vaghi ricordi di aver utilizzato una bici è nell’estate 2003, in Croazia, col mio ragazzo di allora.
Dopo 12 anni non è stato facile rimettersi su una sella, soprattutto di biciclette adatte a tutti, quindi un po’ troppo alte per me. Il primo giorno mi sentivo una deficente e pedalavo a uno all’ora, ci ho messo tipo 40 minuti per fare il percorso, fermandosi ad ogni attraversamento pedonale e facendolo a piedi. Adesso comincia ad andare meglio, sono molto più sciolta, ma di certo non mi avventurerei ancora fuori da una pista ciclabile o in un percorso che non sia pianeggiante, ma da qui al ritorno delle piogge, chissà.

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Wake Up The Souls Tour 2015

Wake Up The Souls è il nuovo tour dei System Of A Down, il mio gruppo preferito ever, che coincide col 100esimo anniversario del genocidio armeno. Genocidio di cui hanno spesso parlato nelle loro canzoni e/o interviste, essendo tutti e quattro i membri di origine armena.

The main objective of the tour is to create awareness and recognition of the genocide to the entire world, particularly in Turkey, whose government does not fully recognise the genocide the preceding Ottoman Empire conducted. The bands announcement on their website called for the Turkish people who stand with the band on the issue of the Armenian Genocide to speak out and raise awareness of it. (cit. Wikipedia)

Tutto questo per dire che, martedi’ scorsco, i SOAD erano in concerto alla Halle Tony Garnier di Lione. Unica data in Francia. A mezz’ora di metro da casa mia. Ci sono andata? Certo che ci sono andata. Le vendite dei biglietti, sei mesi fa circa, cominciavano alle 10h, alle 10h01 avevo il mio biglietto tra le mani. 48h dopo i 16 mila biglietti erano venduti.
Non conoscendo nessuno da queste parti, appassionato come me, e essendo il marito all’altro lato della Francia, mi ero risolta ad andarci da sola, non prima di aver spedito Blop dai nonni paterni per una settimana di vacanze. Invece, grazie a Facebook, ho trovato un’altra ragazza italiana con cui andare e condividere l’emozione e il viaggio indietro di 10 anni, ma anche 12 o 13 va.
Appuntamento alla fermata del tram, con me e il mio maglioncino rosa riconoscibilissimi. Veniamo prese un attimo dal panico perché, a un’ora e mezza dall’inizio del concerto la fila faceva già il giro dellla Halle, ma grazie all’altezza della mia socia notiamo degli altri cancelli, insolitamente vuoti.

F. – Secondo te si entra anche da li?
I – Sembrerebbe un’altra entrata, ma se lo è perché dall’altro lato c’è tutta sta fila? Magari è per i VIP o riservata.
F. – Andiamo a vedere, al massimo facciamo le italiane e tentiamo di passare da li come se nulla fosse.
I. – Mi pare un’ottima idea.

Invece era proprio un secondo ingresso, ma l’effetto pecora ha fatto si che il resto del mondo rimanesse in coda, al caldo, per delle ore, mentre noi sorseggiavamo birra al fresco, scegliendoci dei comidissimi posti.

E niente, cosa c’è da dire sui concerti dei SOAD? Sono magnifici. Non magnifici in senso scenografico, per quelli bisogna andare a vedere piuttosto i Rammstein, ma a livello di suono e di passione. 16 mila persone che cantano insieme, che conoscono ancora le canzoni a memoria ti fanno venire la pelle d’oca, nonostante il pubblico fosse un po’ meno scatenato rispetto ai concerti precedenti. D’altronde, c’era un numero impressionante di trentenni incinta, qualche anziano, uomini d’affari in giacca e cravatta, qualche bambino venuto coi nonni?, coi genitori? chissà. Una non si sente più troppo giovane, dopo una serata cosi’. Ahah.
C’era anche qualche 16-18enne d’oggi, venuto per la fama del gruppo, ma che non ha apprezzato molto (li sentivo parlava dietro di me, alla fermata della metro). Immagino che se uno è appassionato di metal puro e duro i SOAD non siano propriamente la stessa cosa, ma per noi cresciuti a pane e nu-metal sono un po’ la porta d’ingresso verso questo mondo (e quando dico noi, dico me stessa, ahah).

Tornando al concerto, nessun gruppo spalla, ma un cartone animato in tre parti sul genocidio armeno e su tutti gli altri genocidi del XXesimo e XXIsecolo, d’altronde il loro scopo era proprio quello di risvegliare le coscienze attraverso la loro musica. E siccome lo so che siete tutti curiosi, ecco qua la set list completa. Come al solito, niente ritorno sul palco per il bis. Con loro, una volta che il concerto è finito, è finito.

Part 1

Holy Mountains
Jet Pilot
Suite-Pee
Prison Song
U-Fig
Aerials
Soldier Side – Intro
B.Y.O.B
I-E-A-I-A-I-O
Radio/Video
Bubbles
CUBErt
Hypnotize
Dreaming
Needles
Deer Dance

Part 2

P.LU.C.K.
Sartarabad  (cover)
Psycho
Chop Suey!
Lonely Day
Question!
Bounce
Kill Rock ‘n’ Roll
Marmalade
Lost in Hollywood
Spiders
Mr. Jack

Part 3

Science
Chic ‘N’ Stu
War?
Arto
Cigaro
Sultans of Swings (Dire Straits cover)
Toxicity
Sugar

Praticamente tutta la discografia completa, tranne poche canzoni. Tra cui la mia preferita A.T.W.A. Non è che possa dire di essere rimasta delusa dal concerto perché non l’hanno fatta, sia chiaro. Sono strasoddisfatta. Pero’ ecco, insomma, cattivi!

Se volete leggere altro sulle mie partecipazioni ai loro concerti potete guardare qui per il concerto del 2005 a Milano e da nessuna parte per quello del 2011 a Parigi perché pare non abbia scritto niente, o forse è andato perso col cambio di piattaforma.

 

 

Ritorno al lavoro

Gli ultimi giorni sono stati abbastanza intensi. Ho ricominciato a lavorare e mia madre è venuta una settimana a Lione per darmi una mano, così’ il mio tempo libero l’ho dedicato a lei, rimanendo indietro di tutte le serie TV che seguo e non so se riuscito’ mai a rimettermi in pari. Sono problemi, lo so.
Il nuovo lavoro, dicevamo.
Tutto è iniziato la primavera scorsa quando, pensando ci volessero secoli per ritrovare un lavoro e scarsamente convinta di voler tornare già a lavorare, avevo mandato delle candidature spontanee a caso e  un’università lionese mi aveva contattato per fare un colloquio. Fatto il colloquio mi avrebbero anche presa se non che io, all’ultimo momento, avevo deciso che era ancora troppo presto e ci tenevo a fare il viaggio in Scozia che oramai avevamo programmato ( e aspettavo anche la risposta per un contratto a tempo indeterminato, anzi due, che poi è stata negativa) e avevo rifiutato. In più, all’epoca non avevamo ancora una sistemazione stabile per Blop e, economicamente, non ci conveniva lasciarlo a una tata o a un nido privato per andare a lavorare part time. Avevo, pero’, lasciato la mia disponibilità per essere contattata nuovamente in autunno.
Onestamente? Io credevo che una volta rifiutato avrebbero bruciato il mio curriculum e chi si è visto si è visto. Invece mi hanno ricontattato mentre ero in Giappone (comodissimo) e dopo un secondo colloquio eccomi pronta a rientrare nel mondo del lavoro per un paio come sostituzione malattia a part time.
La paga non è alta, anzi essendo assimilata statale forse è più bassa della media, ma lavoro quattro giorni a settimana con un orario che ho potuto scegliere io, o quasi, e che mi permette di portare Blop al nido la mattina e di andarlo a prendere la sera con tutta calma. Mi rimane addirittura un’oretta di libertà per svolgere qualche faccenda domestica, fare la spesa, oziare… Tenendo conto che mio marito sarà all’altro capo della Francia per quasi otto mesi, l’elasticità degli orari era una caratteristica importante, se non indispensabile.
E poi lavorare all’università mi piace, è l’ambiente che preferisco tra quelli che ho sperimentato finora (università, centro di formazione, prépa, scuola di lingua) e in cui mi trovo più a mio agio. Mi piace relazionarmi a studenti e professori, forse perché l’università è stato il periodo più bello del mio percorso scolastico e lavorarci è un po’ come continuarlo.
E come mi mancavano le conversazioni adulte, invece del linguaggio mignon di Blop ! Anche se mi dà grandi soddisfazioni perché sa salutare in italiano e in francese. Non sa dire praticamente altro, ma sono dettagli.

Acquisti alla brocante

E’ uso e costume che, in Francia, si facciano brocantes et vides greniers (compito per la settimana prossima: trovate la traduzione) grazie alle quali la gente si sbarazza di tutta la roba che non gli serve più, solitamente giocattoli, libri o vestiti per bambini, vendendola a prezzi stracciati. Sicuramente un bel modo per evitare, o almeno ritardare, di gettare roba ancora in buono stato e riutilizzabile.
Tanto per fare un esempio, che poi è il soggetto del mio post, stamattina con 10 euro mi sono portata a casa queste tre belle cosine.

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1. Aereo Little People (Fisher Price). Blop ha ricevuto per il suo compleanno la nave pirata della stessa collezione e, visto che gli piaceva, ne ho approfittato per prendergli anche l’aereo (che per ora utilizza come carrellino trasporta tutto)

2. Una cucina in legno (Djeco). Da quando Blop ha mostrato ampio interesse per i giochi di cucina, ho cominciato a guardarmi in giro in cerca di una cucina da regalargli a Natale (vabbeh…), ma tutte quelle che ho trovato o sono rosa, o sono giganti o elettroniche o costano miliardi. Non appena l’ho vista ho esitato perché, appunto, era rosa e va bene che non bisogna esagerare nelle divisioni di genere (infatti lo lascio giocare con le mie borse e i miei cerchietti, per dire), pero’ mi sarebbe piaciuta di un colore un po’ più misto, magari che stesse bene col verde acido della cameretta. alla fine, pero’, ho deciso che costava niente e, soprattutto, era delle dimensioni adatte a casa nostra (ovvero minuscola) quindi l’ho comprata. Per ora Blop si diverte ad aprire e chiudere il forno e a svuotarlo/riempirlo.

3. La jungle (Gallimard Jeunesse). Un libro musicale che, sapevo per certo, Blop avrebbe adorato. Ne abbiamo già altri 4 della stessa collezione, di cui altri due presi proprio a un’altra brocante e due regalati dai nonni, e sono la sua passione. Ho da poco scoperto che li vendono anche in Italia, sicuramente ne ho visto uno alla Mondadori, e non esiste bambino che conosca a cui non piacciano.

I pericoli del parco

Qui in Francia giovedì scorso era festa, c’era il sole e faceva caldo, eravamo tutti e tre a casa, così abbiamo deciso di portare Blop allo zoo (gratuito) del parco della Tete d’Or a vedere gli animali. Essendo festa, bel tempo, etc etc, ovviamente era pieno di gente e non siamo riusciti a vedere moltissimo, soprattutto quando la gente si piazzava davanti al passeggino impedendo a Blop di vedere qualcosa. Poco male, lui ci ha fatto chiaramente capire che l’unico animale ad interessargli era il PELLICANO. Chissà perché.
Speravo di mostrargli anche le giraffe, ma erano all’interno della loro casetta e non si vedevano. Sarà per la prossima volta.

Finita la rapida visita ci stavamo incamminando verso l’uscita quando SBANG! Una pallonata in piena faccia. E non lanciata da dei bambini/ragazzini, no, ma da tre cretini ultratrentenni. D’altronde quale migliore idea di passarsi la palla davanti all’uscita del parco, in mezzo a famiglie e bambini? Soprattutto se non sei capace di giocare a calcio.
La pallonata è stata talmente forte che, oltre a rimbambirmi, ha piegato in due la stanghetta dei miei occhiali e li ha spediti a qualche metro da me. Ovviamente cadendo e picchiando per terra si sono ulteriormente rotti e una lente si è suicidata. Erano occhiali vecchi che dovevo comunque cambiare, ma avevo deciso di aspettare questo autunno, tempo di  far passare le vacanze e mettere da parte i soldi necessari e comunque farseli spaccare da una pallonata in faccia non è piacevole. Soprattutto quando il tizio in questione, quando gli urli contro (in italiano) ti risponde “non l’ho mica fatto apposta” (e meno male, direi!), “ho colpito male la palla e comunque ne avrai un altro paio a casa!”. Sì, a casa ne ho un altro paio ancora più vecchio, ma sono miope ed orba come una talpa, come ci arrivo a casa? Meno male che c’era il marito a farmi da cane guida per non vedenti.
E’ raro, rarissimo, che faccia scenate/urla in pubblico, ma tra il dolore, la rabbia e la paura non ho potuto trattenermi. La prima cosa che ho temuto, non appena realizzato cosa mi era successo, era che il pallone dalla mia faccia fosse rimbalzato sulla testa di Blop, ma per fortuna è schizzato da un’altra parte. Poi mi sono incazzata come una iena. Se la pallonata avesse colpito un bambino? Se fosse accaduto solo qualche minuto prima, quando Blop non era nel passeggino, ma in braccio a me? In quel caso altro che occhiali rotti, saremmo dovuti correre al pronto soccorso trascinando l’imbecille per i piedi!

Mi rendo conto che per qualcuno la mia/nostra reazione possa sembrare esagerata, quale italiano non ha mai giocato a calcio in un parco e non si è preso una pallonata in faccia? Sì, ma se giochi puoi aspettartelo, se passeggi tranquillo in famiglia, lontano dalle zone d’erba dove la gente gioca, te lo aspetti molto meno e, soprattutto, non ti aspetti di ricevere una pallonata così forte. Sono passati due giorni e il naso è ancora indolenzito. Il mio povero nasino.

Il giorno in cui un prete mi sbatté il telefono in faccia

Il neomarito ed io, ci siamo sposati civilmente il 25 maggio scorso quando, incinta di 6 mesi, l’idea di affrontare tutta la burocrazia francese ci ha fatto decidere di anticipare la data delle nozze. In realtà, speravamo anche che mio padre potesse, se non assistere, almeno partecipare ai preparativi o vedere le foto (invece non ha fatto nemmeno in tempo a vedermi col vestito da sposa, sigh).
Ci restava la cerimonia religiosa in Italia che abbiamo fissato, dopo un attento studio delle vacanze di tutti i familiari, al 1 marzo 2014.
In ottobre ho contattato il novo prete lionese che, gentilmente, ci ha firmato una specie di manleva per dare tutti i poteri organizzativi e celebrativi al prete italiano. I mesi passano, tutto sembra per andare per il meglio, ma ai primi di gennaio il prete italiano scopre che non può farlo lui il dossier, ma la curia di Lione deve firmare un’autorizzazione e spedirla a quella di Genova. Ci precipitiamo a Lione e prepariamo in fretta e furia il dossier che il prete porta in curia, assicurandoci che entro metà gennaio verrà spedito. Venti giorni dopo il prete italiano ci fa sapere che niente, del dossier non c’è nessuna traccia. Contattiamo nuovamente il prete lionese che telefona al prete responsabile dell’ufficio matrimonio, Padre B.,  ma pare sia irraggiungibile.
Riesce, infine, a contattarlo un giovedì e gli chiede del dossier. Padre B. gli assicura che l’ha spedito, anche se non si ricorda quando, e che tra la Francia e l’Italia non ci sono mai problemi. Promette, comunque, di informarsi e richiamare il giorno dopo. Arriva domenica e, ovviamente, non abbiamo nessuna notizia. Il prete della nostra parrocchia mi invia una email col numero di telefono di Padre B. perchè lui è in malattia. Il lunedì, quindi, chiamo per avere qualche informazione in più e per domandare, come richiesto dalla curia genovese, di recuperare a mano il dossier se, per caso, non è ancora partito.
E là, Padre B. non solo mi risponde in maniera scocciata e supponente, ma mi intima di non chiamarlo mai più perchè il dossier l’ha inviato anche se non si ricorda più quando e, senza lasciarmi il tempo di dire boh mi sbatte il telefono in faccia.
Ora, io di preti tra gli anni Scout, le vacanze in campagna nel paesino dove c’era solo la parrocchia in cui fare qualcosa e gli amici di famiglia ne ho conosciuti, ma è la prima volta che ne incontro uno così maleducato! Poi magari io sarò la tipica futura sposa stressata, ma un minimo di cortesia e empatia non guasterebbero.

Per la cronaca, il dossier è arrivato ieri alla curia di Genova e, visti i tempi della posta Francia-Italia, direi che è stato inviato venerdì. Quindi Padre B. si era dimenticato del nostro dossier, l’ha spedito non appena l’abbiamo contattato, ma invece che ammetterlo ha preferito essere aggressivo. Esagero? No, non credo.

Le Petit Monde des Pentes

Ho scoperto lunedì, grazie alla puericultrice della PMI, che in Francia esistono i LAEP – luoghi d’accoglienza genitori-figli, finanziati dal Comune e quindi totalmente gratuiti. Ma in pratica cosa sono? Diciamo una via di mezzo tra  un asilo nido e una ludoteca per bambini sotto ai quattro anni, un luogo in cui le mamme (o i papà o le tate) possono rendersi due o tre volte alla settimana, in base agli orari di apertura, e incontrare altre mamme (o papà o tate) mentre i bambini giocano sotto la loro sorveglianza.
Il Comune mette a disposizione due puericultrici che si occupano di intavolare la discussione, dare qualche consiglio se ce n’è bisogno e, sospetto, osservare un po’ come se la cavano le mamme. In alcun modo sono loro che si occupano dei bambini, salvo quando il genitore deve andare un attimo in bagno per esempio, ma possono incoraggiarli a fare qualche gioco che pensano adatto alla loro età o invogliargli a interagire con gli altri bambini. A disposizione dei genitori, oltre a libri, giochi, tavoli e divani adatti a tutte le età, dei fasciatoi, uno scalda biberon, acqua e microonde per preparare la merenda, ma anche caffettiera e frigorifero per la merenda dei più grandi.  Un luogo ideale per le mamme come me che, volenti o nolenti, non hanno né famiglia né amici vicino a loro e passano tutta la giornata coi propri figli.  Bello eh, per carità, ma a volte fa piacere avere anche qualche conversazione da adulti o confrontarsi con altri genitori sui progressi della propria creatura.  E per abituare Blop alla presenza di altri bambini, in modo che per settembre 2014 sia pronto all’ingresso al nido (se per grazia divina riusciremo a trovare un posto in un nido pubblico, altrimenti improvviseremo).
Cosa mi è piaciuto di più ? La presenza di tante mamme straniere, come me, che tra loro parlavano in francese, ma che poi si rivolgevano ai propri figli nella loro lingua madre. Una vera Babele.
Penso che d’ora in poi i nostri martedì pomeriggio avranno una nuova meta, nuove avventure e tantissimi nuovi incontri !