Il test d’ingresso

A Lione abbiamo la fortuna di avere una scuola internazionale pubblica che va dalle elementari al liceo, la Cité Scolaire Internationale (CSI), nata per istruire i figli dei dipendenti dell’Interpol e che ha un’ottima reputazione.

les-missions-csi
Ne avevo sentito parlare già quando Blop era neonato, ma abitando in un quartiere dall’altra parte della città non me n’ero interessata più di tanto perché avrebbe dovuto fare lunghi tragitti in autobus e nel nostro quartiere c’erano altre scuole eccellenti.
Da due anni, pero’, ci siamo trasferiti nel quartiere della CSI e quindi abbiamo pensato che fosse un’opportunità per Blop di poterla frequentare. L’unico problema era che, a causa della forte domanda e dei pochi posti disponibili (tra 8 e 12), c’era da passare un test di ingresso composto da due prove : italiano e matematica/francese.  Se le seconde non pensavo ponessero problema a mio figlio, la prova di italiano era un po’ un’incognita. In effetti lui lo capisce benissimo, ma lo parlicchia solo con la bisnonna e il cuginetto. Ho provato a fargli fare degli esercizi, ma entrava subito in modalità “non so l’italiano” e ho smesso perché temevo di peggiorare la situazione.
Il giorno delle porte aperte, in più, la responsabile della sezione mi aveva detto che non essendo una scuola di lingua, ma una scuola in cui seguiva il doppio programma italiano/francese, se non parlava italiano era inutile passasse il test.
Io, pero’, sono testarda e non volevo fargli perdere questa opportunità o, almeno, l’opportunità di provare a entrare nonostante le scarsissime possibilità, quindi l’ho iscritto lo stesso seppur col dubbio che il giorno del test facesse scena muta.

Oggi c’era, quindi, il famoso test di ingresso. Per la sezione italiana c’erano 28 bambini per una decina di posti in prima elementare, quindi una probabilità su tre (sapendo che l’ordine di priorità é: italiani che arrivano dall’estero, francesi che arrivano dall’estero, bilingue che abitano già in Francia).
Un caldo bestiale. Tra una cosa e l’altro siamo rimasti circa 4h30 nel corridoio interno della scuola, sotto una vetrata, con la temperatura fuori che avvicinava i 40 gradi. Meno male che i bambini sono più resistenti di noi, perché io pensavo di prendere fuoco.
Gli insegnanti venivano a cercare i bambini per gruppi di 4 o 5  e li portavano nelle aule per passare i test.
Per fortuna Blop ha iniziato con gli esercizi di matematica e francese (45 minuti di durata) ed é andato da solo senza fare storie, stupendomi e commuovendomi per il suo coraggio (la mattina stessa aveva lamentato mal di pancia da ansia) e tornando soddisfatto e sorridente perché aveva fatto tutto giusto. Ovviamente questo tutto giusto é una sua sensazione perché non gli hanno detto niente.
Dopo un breve pranzo nella mensa della scuola, via a un’ora di italiano con altri 3 o 4 bambini. Temevo di vederlo tornare in lacrime perché non era stato capace di dire niente in italiano, invece é arrivato contento dicendo che aveva fatto tutto giusto (chissà!) e aveva parlato in italiano, ma non aveva colorato perché non gli era rimasto tempo (o voglia, conoscendolo).

Ovviamente avevo qualche riserva sul suo parlare italiano, visto che io non lo sento MAI farlo, ma mi ha detto che aveva usato le parole “palla” e “la scuola” e altre che non si ricordava più e da oggi pomeriggio…mi parla in italiano facendo frasi complete !

Le possibilità di entrare tra gli ammessi sono scarsissime, ma sono orgogliosa di come ha affrontato la prova e di avergli mostrato che sapeva parlare italiano nonostante le sue riserve. Ora aspettiamo i risultati il 6 luglio e, se non sarà preso, non sarà la fine del mondo e ci saranno altri modi per imparare la lingua e la cultura della sua mamma .

Annunci

Ci rivediamo tra un anno

Oggi BlopBlop aveva la visita di controllo all’ospedale dei  cinque mesi post operatori.
Come ogni volta, nonostante la sua testolina si arrotondi sempre di più, vado con un po’ d’ansia, temendo qualche brutta notizia (per fortuna so che non sono sola e posso condividere le mie ansie con molto altri genitori).
Dopo aver preso le misure della testa di BlopBlop e fatto strani calcoli mentali, dopo averci chiesto se lamentava mal di testa e aver osservato il suo comportamento, ha concluso che va tutto bene e ci possiamo rivedere tra un anno.
Ci sono due frasi importanti: nessun ritardo psicomotorio e risultato funzionale ed estetico molto soddisfacente. Mi bastano queste.
Ci ha avvertito che, in rari casi, i punti e le viti non si riassorbono nell’osso da soli, ma bisogna togliergli con un intervento in anestesia locale, ma per adesso provo a non pensarci e a godermi i primi passi di BlopBlop al nido.

La speranza sono i nostri figli

Oramai sono anni che non scrivo più niente di “politico”, “impegnato” o solo leggermente riflessivo. La maternità deve avermi mangiato gli ultimi neuroni rimasti. O forse e’ stata la stanchezza.
Non e’ che non mi interessi mai a cosa succede nel mondo, piango sentendo meta’ delle notizie del telegiornale , mi incavolo e mi indigno. Canto ai miei figli canzoni engagees per farli addormentare, sono di Genova e sono cresciuta a pane e De Andre, per dire.

Comunque, tutto questo sproloquio per dire che quando vedo Blop (italo-francese con un po’ di sangue inglese) giocare con M. (italo-egiziana) e Z. (coreano-tedesca), le sue amiche del cuore, mi viene da pensare che c’e’ ancora speranza per il futuro.
Che senso mai potranno avere delle frontiere per questi bambini dai mix più improbabili?