Wake Up The Souls Tour 2015

Wake Up The Souls è il nuovo tour dei System Of A Down, il mio gruppo preferito ever, che coincide col 100esimo anniversario del genocidio armeno. Genocidio di cui hanno spesso parlato nelle loro canzoni e/o interviste, essendo tutti e quattro i membri di origine armena.

The main objective of the tour is to create awareness and recognition of the genocide to the entire world, particularly in Turkey, whose government does not fully recognise the genocide the preceding Ottoman Empire conducted. The bands announcement on their website called for the Turkish people who stand with the band on the issue of the Armenian Genocide to speak out and raise awareness of it. (cit. Wikipedia)

Tutto questo per dire che, martedi’ scorsco, i SOAD erano in concerto alla Halle Tony Garnier di Lione. Unica data in Francia. A mezz’ora di metro da casa mia. Ci sono andata? Certo che ci sono andata. Le vendite dei biglietti, sei mesi fa circa, cominciavano alle 10h, alle 10h01 avevo il mio biglietto tra le mani. 48h dopo i 16 mila biglietti erano venduti.
Non conoscendo nessuno da queste parti, appassionato come me, e essendo il marito all’altro lato della Francia, mi ero risolta ad andarci da sola, non prima di aver spedito Blop dai nonni paterni per una settimana di vacanze. Invece, grazie a Facebook, ho trovato un’altra ragazza italiana con cui andare e condividere l’emozione e il viaggio indietro di 10 anni, ma anche 12 o 13 va.
Appuntamento alla fermata del tram, con me e il mio maglioncino rosa riconoscibilissimi. Veniamo prese un attimo dal panico perché, a un’ora e mezza dall’inizio del concerto la fila faceva già il giro dellla Halle, ma grazie all’altezza della mia socia notiamo degli altri cancelli, insolitamente vuoti.

F. – Secondo te si entra anche da li?
I – Sembrerebbe un’altra entrata, ma se lo è perché dall’altro lato c’è tutta sta fila? Magari è per i VIP o riservata.
F. – Andiamo a vedere, al massimo facciamo le italiane e tentiamo di passare da li come se nulla fosse.
I. – Mi pare un’ottima idea.

Invece era proprio un secondo ingresso, ma l’effetto pecora ha fatto si che il resto del mondo rimanesse in coda, al caldo, per delle ore, mentre noi sorseggiavamo birra al fresco, scegliendoci dei comidissimi posti.

E niente, cosa c’è da dire sui concerti dei SOAD? Sono magnifici. Non magnifici in senso scenografico, per quelli bisogna andare a vedere piuttosto i Rammstein, ma a livello di suono e di passione. 16 mila persone che cantano insieme, che conoscono ancora le canzoni a memoria ti fanno venire la pelle d’oca, nonostante il pubblico fosse un po’ meno scatenato rispetto ai concerti precedenti. D’altronde, c’era un numero impressionante di trentenni incinta, qualche anziano, uomini d’affari in giacca e cravatta, qualche bambino venuto coi nonni?, coi genitori? chissà. Una non si sente più troppo giovane, dopo una serata cosi’. Ahah.
C’era anche qualche 16-18enne d’oggi, venuto per la fama del gruppo, ma che non ha apprezzato molto (li sentivo parlava dietro di me, alla fermata della metro). Immagino che se uno è appassionato di metal puro e duro i SOAD non siano propriamente la stessa cosa, ma per noi cresciuti a pane e nu-metal sono un po’ la porta d’ingresso verso questo mondo (e quando dico noi, dico me stessa, ahah).

Tornando al concerto, nessun gruppo spalla, ma un cartone animato in tre parti sul genocidio armeno e su tutti gli altri genocidi del XXesimo e XXIsecolo, d’altronde il loro scopo era proprio quello di risvegliare le coscienze attraverso la loro musica. E siccome lo so che siete tutti curiosi, ecco qua la set list completa. Come al solito, niente ritorno sul palco per il bis. Con loro, una volta che il concerto è finito, è finito.

Part 1

Holy Mountains
Jet Pilot
Suite-Pee
Prison Song
U-Fig
Aerials
Soldier Side – Intro
B.Y.O.B
I-E-A-I-A-I-O
Radio/Video
Bubbles
CUBErt
Hypnotize
Dreaming
Needles
Deer Dance

Part 2

P.LU.C.K.
Sartarabad  (cover)
Psycho
Chop Suey!
Lonely Day
Question!
Bounce
Kill Rock ‘n’ Roll
Marmalade
Lost in Hollywood
Spiders
Mr. Jack

Part 3

Science
Chic ‘N’ Stu
War?
Arto
Cigaro
Sultans of Swings (Dire Straits cover)
Toxicity
Sugar

Praticamente tutta la discografia completa, tranne poche canzoni. Tra cui la mia preferita A.T.W.A. Non è che possa dire di essere rimasta delusa dal concerto perché non l’hanno fatta, sia chiaro. Sono strasoddisfatta. Pero’ ecco, insomma, cattivi!

Se volete leggere altro sulle mie partecipazioni ai loro concerti potete guardare qui per il concerto del 2005 a Milano e da nessuna parte per quello del 2011 a Parigi perché pare non abbia scritto niente, o forse è andato perso col cambio di piattaforma.

 

 

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Atelier musicale

Non avendo molte conoscenze, per non parlare di amici e familiari, in quel di Lyon, le giornate sola con Blop possono diventare presto lunghe e solitarie, tanto più che con l’avanzare della “brutta stagione” anche le passeggiate diventeranno più rare.
Per fortuna nel mio quartiere esiste un’associazione, La cause des parents, che propone differenti atelier mamma/papà-figli. Per il momento mi sono iscritta a un atelier musicale mensile mamma-figli (0-18 mesi) iniziato venerdì scorso. Delle tre coppie partecipanti due sono italiane, il che è abbastanza curioso essendo in Francia e mi fa ben sperare di potermi fare una nuova amica con più facilità. In più i tre bambini, due femmine e Blop, hanno tutti la stessa età.
L’atelier dura 45 minuti suddivisi in una parte introduttiva in cui le mamme si stirano coi bambini in braccio cercando di afferrare delle invisibili bolle colorate, una parte in cui si canta accompagnate dalla fisarmonica Leon e una parte finale in cui ci si rilassa sdraiate su un cuscino gigante accompagnate dal rumore delle onde del mare, per poi terminare con una danza di saluto.
Una particolarità di questo atelier è che l’insegnante è sorda e, perciò, ci incoraggia ad ascoltare non solamente con le orecchie, ma con tutto il corpo, attraverso le vibrazioni che la bocca produce o quelle trasmesse dal pavimento.
Blop pare abbia apprezzato questi primi 45 minuti, senza mai lamentarsi e, anzi, provando a “cantare” con i suoi adorabili versetti!

Canzoni d’autore

Alle scuole elementari, durante l’ora di musica, la maestra Milena (di cui oramai non ricordo più bene il viso, ma immagino con le fattezze di Sailor Neptune) ci faceva cantare Il Vecchio e il Bambino di Guccini.

In un periodo in cui non pensavo molto ai problemi ecologici, all’industrializzazione, al futuro, la canzone mi commuoveva sempre e, giunta alla fine, immancabilmente spuntava una lacrima. Negli anni la lacrima ha smesso, ma la canzone ha continuato a piacermi tanto quanto da bambina, soprattutto questa parte:

E il vecchio diceva, guardando lontano:
“Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori

e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell’ uomo e delle stagioni…”

Ora, da che sono in Francia, ho cominciato a interessarmi anche ai cantautori francesi e ultimamente ho scoperto il bravissimo Dominique A. di cui la bellissima Rendez-nous la lumière mi emoziona ad ogni ascolto e, inevitabilmente, mi riporta all’infanzia e alla canzone di Guccini.

E la lacrimuccia, a lungo trattenuta dal ripetuto ascolto dell’altra canzone, non puo’ fare a meno di apparire al momento del ritornello:

On voit des autoroutes
Des hangars, des marchés
De grandes enseignes rouges
Et des parkings bondés,
On voit des paysages
Qui ne ressemblent à rien
Qui se ressemblent tous
Et qui n’ont pas de fin

Refrain :
Rendez-nous la lumière
Rendez-nous la beauté
Le monde était si beau
Et nous l’avons gâché
Rendez-nous la lumière
Rendez-nous la beauté 
Si le monde était beau
Nous l’avons gâché

Magari saro’ l’unica ad associarli, ma le emozioni che mi fanno provare sono talmente simili e forti da volerle condividere qui.

Divertimento estivo

Ci sono mesi in cui non succede niente, in cui la tua vita può riassumersi in “boulot, metrò, dodo” come dicono qui in Francia, e ce ne sono altri in cui succede di tutto.
Ecco, questo luglio 2012  si inserisce perfettamente nella seconda categoria. Nell’ordine abbiamo: due concerti, un week end festivo in Ardèche, fuochi d’artificio e animazioni per il 14 luglio, incontro con il chirurgo e settimana in quel di Zena con uomo, gatta e suoceri.

Alanis Morissette.
Nonostante non sia più una grandissima fan e apprezzi soprattutto le sue vecchie canzoni, non appena saputo che sarebbe passata alla Halle Tony Garnier non ho potuto esimermi dal comprare il biglietto e trascinare l’uomo con me. Essendo anni che non dava concerti pensavo l’evento sarebbe stato sold out e, invece, la sala era a metà vuota, ma il pubblico trentenne presente era riempito di appassionati ed è stato davvero bello esserci. Tanto più che ha, ovviamente, presentato il nuovo album (in uscita ad agosto) e ho letteralmente adorato il nuovo singolo, Guardian. Alla fine del concerto è tornata tre volte sul palco per finire con Thank You che nonostante sia datatissima adoro come la prima volta che l’ho ascoltata. Che dire? Erano secoli che non mi capitava di assistere a un concerto “calmo” e all’inizio mi è sembrato un pò strano, ma è bello variare un pò.

Due concerti in due giorni era tanto che non mi capitava, direi dai tempi del liceo e del GoaBoa, ma a Lione questo e altro, soprattutto quando non si hanno ferie e si è costretti ad andare al lavoro le mattine seguenti. Ma cosa non si fa per una vecchia fiamma musicale, prima, e una nuova fiamma, il giorno dopo? Ed ecco che piena di ardente spirito giovanile ho trascinato l’uomo al festival Les Nuits de Fourvière dove suonavano i KASABIAN.

In realtà avevo preso i biglietti per andarci col vecchio padre Vichingo, ma essendo sotto mutua post operazione gli sarebbe stato difficile venire un attimino qui oltreconfine. Quindi l’uomo è stato gioiosamente  trascinato al suo posto. Non senza prima avergli fatto ascoltare tutti i cd a tradimento.
Che dire del concerto? Meraviglioso.
Già il fatto di aver suonato nel Teatro Romano aveva un suo perchè, in più il pubblico lionese è sì un pò lento nel riscaldarsi, ma una volta che è lanciato non lo ferma più nessuno ed è stato bellissimo sentire l’emozione di quasi 5.000 persone.
Indimenticabile il fuori programma: una “pillowfight” gigante tra il pubblico e i Kasabian. Per chi non ci credesse c’è qualche video su YouTube.

Siccome si è giovani una volta sola, il giorno dopo il secondo concerto siamo partiti per l’Ardèche dove ci aspettavano gli amici dell’uomo per festeggiare i 30 anni del suo migliore amico. Tre giorni di devasto. Devastanti. Anche se i suddetti amici hanno sovrastimato le capacità alcoliche e non siamo riusciti a finire tutto quello che avevano portato. Bisogna anche dire che la piscina, il caldo e le insolazioni non ci hanno propriamente aiutato.
Comunque ci siamo divertiti tantissimo e ho scoperto di essere un pò meno timida di quel che pensavo in compagnia di tanta gente (semi)sconosciuta. Sarà che erano quasi tutti uomini e delle due ragazze una la conoscevo già e l’altra, beh, quando c’è una sola ragazza che non conosco mi è più facile essere socievole.

Back in Time

Sabato abbiamo fatto una rapida apparizione in quel di Parigi per andare al concerto di un gruppo ska alla Boule Noire, a cui ci aveva invitato il Tecnico del Suono. Sì, conosciamo gli addetti ai lavori che ci fanno entrare gratis (no, non è vero, l’ingresso era gratis in tutti i casi).
Con l’uomo e i suoi Allegri Compari di Riom ci diamo appuntamento in un pub sulla Senna, dove approfittiamo dell’Happy Hour per bere due bicchieri di sangria, dopodiché raggiungiamo il Tecnico al concerto e, per sopravvivere al trauma dell’essere i più vecchi in sala, ci diamo a birre, mojito e cuba libre finchè nelle nostre vene scorre più alcool che sangue.
Non chiedetemi se il gruppo era bravo o interessante perchè non saprei dirlo. Quello che so è che tra la sala piccola dall’atmosfera intima, la musica ska/alternativa, l’ottima compagnia e il tanto alcool, mi sono sentita come dieci anni fa, al liceo,  quando il Transilvania era la mia seconda casa. Non molto maturo, certo, ma esattamente quello che ci voleva per tirarmi un pò su di morale dopo le vicende delle ultime settimane.