Expat o non Expat

Ultimamente mi è capitato di leggere vari post su chi e cosa è un expat e, mi sono resa conto, che io non mi sono mai nemmeno posta il problema. Pur vivendo all’estero praticamente dal settembre 2005 quando, con la mia valigia azzurra, arrivai qui a Lione in Erasmus, non mi sono mai sentita né expat, né emigrata, né cervello in fuga, né…trovate voi una qualsiasi altra definizione che vi piaccia.

Sarà che vivere all’estero, e soprattutto in Francia, è sempre stato il mio obiettivo, fin da quando guardavo Audrey Hepburn in Sabrina e Parigi era la meta ambita perché “Oh, but Paris isn’t for changing planes, it’s… it’s for changing your outlook, for… for throwing open the windows and letting in… letting in la vie en rose. ” e se il povero anatroccolo (mi rifiuto di scrivere brutto parlando di Audrey Hepburn) Sabrina ce l’aveva fatta, potevo farcela anche io. [Spoiler. I quattro mesi a Parigi all’IIC mi hanno, effettivamente, cambiata anche se non in senso fisico].

Sarà che trovare un fidanzato/compagno/marito francese, con un lavoro in Francia, ha facilitato molto la mia scelta. Anche se resto convinta che, Kika o non Kika, dopo Dublino sarei nuovamente approdata in Francia in un modo o nell’altro. Con la mia vecchia, pesante, valigia azzurra ricolma di sogni.

A chi negli anni mi ha detto “ma come hai fatto?“, “vorrei avercelo il tuo coraggio“, mi sono sempre trattenuta dal rispondere “vuoi farlo davvero? E’ facile, prenota un biglietto, fai la valigia e vai” perché per me è stato cosi per ogni partenza. No dai, ora sto esagerando ! Pero’ è vero che, in un certo senso, è stato facile. Volevo vivere a Parigi? Ho iniziato a studiare francese alle medie e non ho mai più smesso, anche al di fuori della scuola perché per me era importante. Ho messo un primo, rapido, piede in Francia grazie all’Erasmus per vedere se mi piaceva davvero. Mi è piaciuto. Sono rientrata e ho continuato a perseverare .  Mi sono laureata e, nel frattempo, ho cercato altri modi per realizzare il mio sogno. E l’ho trovato, il bando del MIUR per i tirocini all’estero. Mi sono candidata e sono stata presa. Il resto è storia.
Che poi non è che una volta che ho deciso di seguire Kika dall’Irlanda alla Francia mi sia fatta mantenere o sia stato facile. Dall’Italia tutti mi dicevano “eh, ma tanto hai lui che è francese ed è facile“. Ma anche no. Sapevo che sarei arrivata in Francia e ci sono arrivata con un lavoro. Ad Eurodisney. A un’ora e mezza da casa mia. Talmente lontano e con orari talmente scomodi che mi sono ritrovata a pagare due affitti e a condividere un appartamento con altre tre italiane che lavoravano con me. Pero’ è stato un primo passo che mi ha permesso di migliorare il mio francese e sbloccare gli aiuti a cui, da lavoratrice, avevo diritto. E ad avere una seconda esperienza di lavoro in Francia, importantissima per una neolaureata come me all’epoca. Poi ci sono stati un secondo, un terzo lavoro, dei nuovi amici, dei problemi di salute e cosi via…

Per me, pero’, è sempre stato tutto normale. A volte più difficile o complicato, come quando continuavano a richierdemi un permesso di soggiorno oramai inesistente e inutile per i membre dei paesi europei, ma davvero, è stato naturale. Come se da Genova fossi andata a stare a Torino, per esempio. Che differenza c’è, pensavo. Parlano un’altra lingua e allora? Io ne parlo tre. Mangiano lumache e foie gras e allora? Io, ecco, io quelli non li mangio nemmeno morta. Soprattutto il foie gras. Pero’ non è che sto a comprare solo prodotti italiani o a lamentarmi che il caffé/la pizza fanno schifo e la pasta al ristorante dev’essere fatta d’oro visto il prezzo a cui la mettono. Mangio, quasi, come mangiano i francesi. Se no che senso avrebbe? Pero’ no, il foie gras proprio non ce la posso fare.

Cosa mi manca dell’Italia? I miei amici (anche la mia famiglia, dai, metti mai che passassero di qua a leggere)
Cosa trovo davvero difficile? Prima niente. Sono un’anima indipendente e solitaria e conoscere poche, pochissime persone non mi disturba. Ora. Essere mamma, perché con le famiglie entrambe lontane e il marito via per lavoro anche un semplice raffreddore diventa complicato. Questa settimana, per esempio, mi sono presa un virus intestinale, ma ho dovuto comunque portare Blop al nido, preparagli da mangiare, lavarlo, cambiarlo, giocare con lui, consolarlo anche se l’unica cosa che volevo fare e svenire a letto (o in bagno, a seconda dei momenti). Pero’ siamo onesti, gli stessi problemi ce li avrei se mi fossi trasferita a Roma o a Venezia, per dire.

Comincio a pensare che se proprio dovessi un termine che mi descrive non sarebbe expat, ma piuttosto italofrancese. Come mio figlio.
Bisognerà che mi metta a pensare seriamente a chiedere la doppia nazionalità.

 

In viaggio con Blop

Io e l’uomo siamo due appassionati viaggiatori (e infatti ci siamo conosciuti in un ostello a Dublino, tra un viaggio in Australia e un soggiorno a Parigi) , ma non appena annunciato al mondo l’arrivo di Blop tutte le coppie con figli ci hanno gentilmente avvisato che i viaggi improvvisati e con pochi bagagli erano terminati. Pare che se hai un neonato ti devi portare sempre dietro tutta la casa.
Blop la settimana prossima avrà te mesi e nella sua breve vita è già stato tre giorni in Auvergne dai nonni paterni, dieci giorni in Italia dalla nonna materna e un week end a Parigi. E tutto in treno, che la macchina non ci piace troppo. Per fortuna al pupo piace molto viaggiare in treno, così ci siamo risparmiati pianti e urla e ci siamo goduti tutti e tre il viaggio, sia all’andata che al ritorno.
Ora i soggiorni nelle varie famiglie sono stati facilitati dal fatto che le nonne abbiano fatta a gara a chi gli preparava la più bella cameretta e il set di pannolini più completi, così noi non abbiamo dovuto far altro che portare qualche vestitino e qualche giochino, ma penso che nel tempo avrà i propri giochi in ogni casa perciò non dovremmo portarcene troppi dietro.
A Parigi, invece, abbiamo dormito in albergo e siamo riusciti a viaggiare con solamente la borsa del cambio di Blop e due zainetti, in cui siamo riusciti a far stare la culla da viaggio che si piega come una tenda, tanto per dare un’idea, i pannolini e i vari cambi per due giorni, oltre che qualche giochino per farlo stare bravo in treno. E siccome conoscevamo bene Parigi e i suoi trasporti pubblici non adatti ai passeggini, via di portabebé per la gioia della schiena del papà.
E per cambiarlo in giro? Niente di meglio di un asciugamanino e il divanetto di un pub, per la gioia degli altri clienti. Poi abbiamo scoperto che nel bagno c’era lo spazio per il cambio, ma questi sono dettagli.

Tra due settimane ci aspetta un week end lungo in Provenza, questa volta in macchina, vedremo come andrà il viaggio in macchina.

Back in Time

Sabato abbiamo fatto una rapida apparizione in quel di Parigi per andare al concerto di un gruppo ska alla Boule Noire, a cui ci aveva invitato il Tecnico del Suono. Sì, conosciamo gli addetti ai lavori che ci fanno entrare gratis (no, non è vero, l’ingresso era gratis in tutti i casi).
Con l’uomo e i suoi Allegri Compari di Riom ci diamo appuntamento in un pub sulla Senna, dove approfittiamo dell’Happy Hour per bere due bicchieri di sangria, dopodiché raggiungiamo il Tecnico al concerto e, per sopravvivere al trauma dell’essere i più vecchi in sala, ci diamo a birre, mojito e cuba libre finchè nelle nostre vene scorre più alcool che sangue.
Non chiedetemi se il gruppo era bravo o interessante perchè non saprei dirlo. Quello che so è che tra la sala piccola dall’atmosfera intima, la musica ska/alternativa, l’ottima compagnia e il tanto alcool, mi sono sentita come dieci anni fa, al liceo,  quando il Transilvania era la mia seconda casa. Non molto maturo, certo, ma esattamente quello che ci voleva per tirarmi un pò su di morale dopo le vicende delle ultime settimane.

Datemi un martello

Che cosa ne vuoi fare? 
Lo voglio dare in testa a quella smorfiosa (dell'azienda di Kika) . 

Non mi ricordo se ne avevo già parlato, ma dall'estate scorsa c'è in progetto una mutazione su Lione perché siamo stanchi, stanchi stanchissimi, della vita in un'insipida banlieue parigina. 
Forse ci siamo fatti troppo prendere dall'entusiasmo e abbiamo cercato di interferire un po' troppo con il corso delle cose, e della vita, ma alla fine abbiamo ottenuto una promessa di mutazione (per farla breve eh, che la storia è lunga lunghissima). 
Una volta ottenuta la promessa, abbiamo ottenuto un appartamento della smorfiosa (azienda di Kika) a partire da ottobre, ma la data della mutazione è slitatta sempre più lontana. Da novembre 2011 a settembre 2012. Cercando di essere ottimisti e non pensare a un possibile 2013.
Che se la vita a Parigi non fosse cara e il tempo di percorso Lione – Parigi non contasse 3 ottimistiche ore (tra bus, TGV, RER e tram) la notizia non sarebbe cosi' terribile. Kika potrebbe lavorare tranquillamente ancora un po' a Parigi, guadagnare un po' di più, spendere un po' di meno tra affitto e assicurazioni e il momento venuto, cominciare a lavorare su Lione. 
Peccato che questa sia la vita vera e non il paese degli orsacchiotti del cuore. Si prospetta, quindi, un anno duro e stressante, senza sicurezze su quanto avverrà dopo, pieno di dubbi ed indecisioni e sempre col progetto bébé in corso (tanto visto la voglia che ha di venire a stare con noi….) 
E io, io non so cosa fare. Non so come aiutarlo. Non so nemmeno cosa pensare, se non che siamo stati dannatamente avventati e nei momenti di maggiore depressione mi verrebbe anche da dire che abbiamo un po' fatto una cazzata. 
Forse avrei dovuto cercare di convincerlo ad aspettare di avere la data definitiva prima di cercare una casa, invece che farmi prendere dalla voglia di cambiamento e d'avventura. Dalla voglia di trasferire armi, barecche e burattini a Lione, una città che ho amato e molto più vicina all'Italia ( e ai suoceri). Dalla voglia di vivere alla Croix Rousse obbligandoci cosi' ad accaparrarci l'ultimo appartamento economico in quella zona, perché siamo un po' radical chic, un po' bobo, un po' cosi'….e insomma, boh. 
Fatto sta che non saro' io a farmi le migliaia di ore di treno ( e le migliaia di chilometri) e egoisticamente potrei anche dire che abiamo preso la buona decisione. E so anche che vivere a Lione è la buona decisione, ma a quale prezzo? 
E come posso aiutarlo? Cosa posso dire o fare per alleggerirgli l'anno che verrà? Che soluzioni pratiche si posso trovare? 
E esiste gente che fa 6 ore al giorno per andare al lavoro? Se si, avrei bisogno di qualche consiglio. 

Ilaria, benvenuta nel mondo degli Adulti. 

La Rentrée

No, non è il titolo di un film o di un libro di dubbio gusto, ma una vera e propria mania della terra dei mangiabaguettes.
Sono alla mia terza rentrée, ma solamente quest’anno ne ho colto appieno il significato. Per farla breve, sarebbe il ritorno dalle vacanze e l’inizio della scuola, ma i francesi devono rendere tutto un avvenimento e, perciò, oltre alla rentrée scolastica e lavorativa, abbiamo quella cinematografica, quella letteraria, quella sportiva, prossimamente quella culinaria (se orde di pubblicitari affamati non ci hanno già pensato).
L’avevo già detto che ad agosto Parigi si svuota? No? Allora ora sappiatelo. A Parigi, ad agosto, ci sono solamente i turisti e quattro sfigati che non sono potuti andare in vacanza. Ed io, che in vacanza ci vado a giugno o a settembre, pur di poter approfittare dello svuotamente generale dei mezzi pubblici.
Comunque, la rentrée sarebbe anche un concetto abbastanza simpatico se già da luglio non iniziassero a menartela con pubblicità, annunci, programmi, offerte speciali, servizi speciali al telegiornale, approfondimenti di qua e di là. Insomma, pure a mia madre ha cominciato a venire l’orticaria ogni volta che sentiva la parola rentrée. Ed è stata qui da me solamente cinque giorni (di cui due nemmeno completi).

Oggi, 6 settembre 2011, la rentrée ha effettivamente avuto luogo e :

–  il tram aveva più di tre minuti di ritardo a causa dei soliti frettolosi che tenevano le porte (sì, hanno fretta e si lamentano ma tengono le porte per far salire anche quelli che sono ancora a 100m dalla fermata. Ah! Che uomini di cuore i parigini)
– i finestrini di tutti i mezzi pubblici erano chiusi e sigillati nonostante facesse caldo. Rentrée = autunno?
– la linea 12 della metro alle 17h30 era già a un passo dal collasso
– nel giro di 4 stazioni ho assistito a, nell’ordine, : lite tra vecchina armata di bastone e giovane armato di IPhone per chi dovesse sedersi nell’unico posto libero (ha vinto il giovane); lite tra giovane mamma armata di infante al petto e giovane donna in carriera su chi dovesse stare in piedi nello spazio tra i sedili, in modo da respirare meglio (ha vinto la giovane donna in carriera); lite tra vecchina armata di bastone e giovane mamma armata di infante al petto per chi dovesse occupare l’unico posto liberatosi (non so chi ha vinto perchè a quel punto io sono scesa)

Chissà se la rentrée a Lione, l’anno prossimo, sarà così entusiasmante?

Tecnologia portami via

Ho fatto il grande passo. 

No, non mi sono sposata, ho semplicemente cambiato telefono cellulare. 
Stanca del vecchio Nokia preso a un euro con la carte Orange, in bianco e nero e senza mms, giovedi' ho approfittato di un'offerta SFR e in un colpo solo ho cambiato numero di telefono, ridotto di cinque euro l'abbonamento alla NeufBox, ridotto di sei euro il mio nuovo abbonamento e comprato un Motorola a un euro. 
Non un vecchio e scassato Motorola, ma uno tutto nuovo e tutto bello, con lo schermo tattile (pero' la tastierina un po' mi manca ora scrivo molto meno velocemente), internet e connessione ai miei social network preferiti.  
Il primo giorno, ovviamente, non ci capivo niente e avevo una gran voglia di lanciarlo contro un muro, ma pian piano mi sto abituando e un po' già lo amo. Soprattutto quando mi fa twitterare in un microsencondo e quando lo estraggo dalla custodia dei Lapins Cretins. Ah come mi sento moderna e al passo coi tempi !

Ho sempe pensato che avere internet su un telefono cellulare non servisse a granché, perché un telefono serve a telefonare e invece…
Ingenua e sprovveduta come sono, ieri pomeriggio vado alla stazione di Bondy per comprare un biglietto Ventimiglia – Parigi per mia madre. 
A uno verrebbe da pensare "ma come, vai in stazione di domenica pomeriggio? Lo sportello è chiuso!" e invece no! In Francia la domenica gli sportelli sono aperti (o almeno quello vicino a casa mia) MA! , ma non è lo sportello giusto perché ti vende solo e solamente i biglietti regionali e non quelli del TGV. Pazienza, accanto c'è la macchinetta automatica, vado a farlo li'. MA!
Ma la macchinetta automatica non riconosce il codice famigliaferrovierianchelasuocerapagapochissimo e l'unico modo per avere il biglietto, che dovevo spedire assolutamente oggi perché mia madre parte lunedi' prossimo, era farlo su….ebbenesi' l'avete capito tutti…Internet! 
Mi sentivo un po' una cretina a fare il biglietto su internet, col mio telefonino, in una stazione e davanti a una macchinetta automatica, ma tutto è bene quel che finisce bene. 

Ovviamente stamattina arrivo alla posta e la trovo chiusa perché durante l'estate l'orario è modificato e sono aperti dalle 13h alle 19h, ma questa è un'altra storia.

Giurin giurello che prima o poi mi rimetto ad aggiornare lo bloggo con periodica puntualità e, magari, modifico anche la descrizione a lato, visto che a Parigi ci sono e non sogno di viverci. Anzi. 

Di cosa potrei raccontare?
Di lavoro un mese qua, un mese là, sempre nella stessa università, ma in uffici diversi? Magari un giorno si svegliano di buon umore e mi offrono un CDI su un piatto d'argento, scusandosi anche per avermi fatto giravoltare come una trottola. Intanto oggi mi hanno dato – di nuovo – i tickets restò di gennaio e non appena si accorgeranno dell'errore mi piomberanno in casa sventolando baguettes.
Delle due , e dico due, mutuelles che pago con gioia e allegria per ritrovarmi senza rimborso sanitario? Dovrebbero varare una legge che impedisca ai CDD di dover soccombere all'orrore della mutuelle d'azienda obbligatoria, soprattutto se il CDD in questione già ne ha una. 
Del tempo che fa schifo e io sì che amo il freddo, ma almeno la luce vorrei vederla? Altrimenti era meglio se emigravo in Norvegia, lì hanno pure l'aurora boreale.
Di uomo romantico che l'altro giorno mi ha regalato un'orchidea e io sto ancora cercando di capire cosa voglia farsi perdonare?
Di professori italiani che li riconosci da chilometri di distanza da come se la tirano? O dei professori inglesi che, invece, sono sempre gentili e sorridenti e anche un po' improbabili a dirla tutta?

Al prossimo aggiornamento.
Stay tuned.