Di terremoti e ansie materne

Qui in Francia siamo nel pieno delle vacanze autunnali e per non avere Blop tra i piedi, l’abbiamo spedito a Genova da mia mamma per una settimana. Domani sera ritorna e la settimana prossima ricomincia la materna.

Ieri sera me ne stavo tranquilla sul divano a mandare messaggi su whatsapp a mia madre e a mia cugina, quando su Facebook la meta’ dei mie contatti comincia a parlare di un possibile terremoto in centro Italia. (“L’avete sentito anche voi?”, “Scossa lunghissima, fortissima”, “Io non l’ho sentita”, “Io a Firenze si” …)
Ora, io lo so che Genova e’ nel nord Italia e non nel centro e quindi non c’era assolutamente da preoccuparsi, ma essendo portata per l’esagerazione catastrofica in un secondo netto mi sono immaginata una nuova scossa violentissima che arrivava fin sotto casa di mia nonna e faceva crollare tutto. Su mio figlio. E sul resto della famiglia, ovviamente, ma si vede che le mie priorità’ oramai sono settate sulla mia prole.
Dopo aver ricevuto conferma che non stesse tremando nulla, me ne sono andata a letto un po’ più tranquilla e non ho dormito fino al mattino.

Vacanze italiane e nostalgia expat

Il primo che mi dice “beata te che te ne vai in vacanza in Italia” lo mordo.
Potrebbe essere vero se, invece che andare a casa di mia madre, andassi alla scoperta di qualche angolo italiano sconosciuto. Invece, tornando a casa, i dieci giorni di vancaza si trasformano in un tour de force di visite ad amici e parenti che prima, quando vivevo a Genova, magari non vedevo mai e che adesso sono “obbligata” ad andare a trovare (soprattutto i parenti, gli amici li vedo sempre volentieri).
Certo Blop ed io siamo andati al mare, la mattina all’alba o la sera dopo le 17h, e ci siamo divertiti moltissimo. I primi giorni Blop era un po’ spaventato dall’acqua e dalle onde e non osava avventurarsi oltre il bagnasciuga. Pian pianino, pero’, si è fatto coraggio e si divertiva a raggiungermi in qualche centimetro d’acqua. Io lo sollevavo in aria e poi gli facevo fare PLOUF! in acqua. L’ultimo giorno era praticamente pronto a nuotare fino alla boa o, almeno, ad arrivare dove non toccava (che in Liguria non è poi cosi’ lontano dalla riva).
Gli unici veri momenti in cui mi sono sentita in vacanza sono stati quando, con figlio, madre e nonna, siamo andati nella casetta in campagna. Sarà stata l’aria piemontese o la casetta rifatta con amore dal mio papà o la presenza delle storiche amiche estive, fatto sta che sono riuscita a rilassarmi davvero.
Blop ne ha approfittato per testare il nuovo parco giochi e sedurre tutte le bambine bionde, rigorosamente più grandi di lui, che incontrava. Si vede che nelle sue vene scorre anche un po’ di sangue inglese perché, da vero gentleman, ha raccolto il peluche di una bambina caduta per terra e, poi, le ha tenuto la mano per aiutarla ad alzarsi! In Francia, invece, le bambine più grandi non si fanno intenerire e, invece che giocare con lui, lo spingono per terra o gli tirano addosso i loro passeggini (ma questa è un’altra storia).

Chi dice vacanze in Italia, dice buon cibo. In effetti non mi rendo mai conto di tutte le cose buone che mi mancano nella mia vita da immigrata, se non quando ce le ho davanti agli occhi. Qualche esempio? La FOCACCIA genovese, ovviamente. Ma anche la farinata e la panissa. L’Estathé al limone rigorosamente nel bricchetto e il suo inconfondibile gusto chimico. Il ghiacciolo e la granita all’amarena, possibilmente Fabbri. Che altro? Vari ed eventuali tipi di pasta (ravioli, trofie e pansoti, per esempio) o i sughi non Barilla, ma veri. E i Sofficini. Quanto mi mancano i Sofficini, sono tipo una delle dieci meraviglie culinarie al mondo. Forse esagero un poo’, ma non ho vergogna nell’ammettere che, insieme alla pizza, ogni volta che rientro a Genova necessito di mangiarne almeno uno.

Che altro? Blop ha migliorato tantissimo il suo italiano, coniando delle nuove parole buffissime. Nella sua testolina, per trasformare una parola che non conosce in italiano basta prendere l’equivalente francese e aggiungere una A (ex. valisia dal francese valise) e, viceversa, per rendere in francese una parola che conosce solo in italiano ne tronca la fine. Ci sono, poi, parole che, per lui, esistono solo in italiano (ex. can per cane) o solo in francese e se io tento di dirgliele in italiano mi corregge.

3.2.1. Partenza!

Tra poche ore si parte!
Il maritino ed io stasera saremo a Parigi, all’aeroporto CDG, per poi prendere, lunedì mattina, l’A380 della compagnia Emirates alla volta di Dubai.
Dopo una visita lampo a Dubai, giusto il tempo di vedere il grattacielo più alto (per ora!) al mondo e morire di caldo, mercoledì mattina partiremo alla volta di Tokyo.
Giappone, aspettaci!
Nonostante la durata del viaggio sia stata accorciata di qualche giorno all’ultimo minuto, causa impegni lavorativi del maritino, ci resta abbastanza temo per visitare Tokyo, scoprire Kyoto e la sua foresta di bambù, partecipare a una cerimonia del té, fare una visita rapida a Nara e soggiornare in un ryokan tradizionale a Osaka.

Nel frattempo, Blop resterà qui a casa coi nonni paterni e spero tanto non rimanga traumatizzato dall’esperienza, perché io e lui non siamo mai stati separati per più di qualche ora! Al massimo un giorno intero, ma sono sempre rientrata a casa la sera e mi ha sempre trovato la mattina, al suo risveglio. Per fortuna esiste Skype e potrò chiamarlo tutti i giorni (o quasi) sfidando fusi orari e jet lag.

Ci risentiamo a partire dal 25 ottobre!

Mio marito realizza i sogni

La mia più grande passione, in comune con mio marito, è viaggiare. Scoprire posti nuovi, nuove lingue e nuove culture.
Ovviamente ci sono alcuni luoghi che mi attirano più di altri (Grecia, Giappone, Canada, Paesi del Nord, Egitto), ma per un motivo o per l’altro, sono proprio quelli in cui ho più difficoltà ad andare. Forse perchè alcuni sono tra i più cari o lontani?
Non sono nemmeno mai uscita d’Europa, anche se quando ho fatto il passaporto, nel 2008, sognavo di riempirlo in pochissimo tempo.
Mio marito, però, ha il dono di spazzare via i miei timori, incoraggiarmi e obbligarmi a vincere la mia pigrizia.
Nel 2010 mi ha portato in Grecia, meta né cara, né lontana, ma è stato già un inizio.
Nel 2014, ad ottobre, mi porterà undici giorni in Giappone.
Ieri sera è riuscito a convincermi, vincendo le mie resistenze da neomamma e da disoccupata. D’altronde i suoi argomenti erano tutti sensati e li condividevo.
E’ un nostro sogno e se, l’anno prossimo tornerò a lavorare o se metteremo in produzione una o due sorelline per Blop, diventerà sempre più difficile decidere di prendere e partire.  In più Blop è piccolo, ma nemmeno troppo, i nonni paterni possono facilmente occuparsene in quei giorni perchè non lavorano, Muffin lo sorveglierà attentamente.
Quindi è deciso, i biglietti aerei sono prenotati, la prima notte a Tokyo anche, le due notti di scalo a Dubai anche.

Giappone, aspettami! 

Honeymoon parte seconda – Blop si traveste da Pimpa

La seconda parte del viaggio è stata molto, ma molto più tranquilla, anche se qualche disavventura non è mancata.

Lasciata la Scozia ci siamo diretti, questa volta in treno, in una località costiera del nord dell’Inghilterra dove risiede la famiglia inglese di mio marito. Lo scopo era andare a trovare la nonna, che lui non vedeva da quindici anni, e farle conoscere l’ottavo bisnipotino. Questo senza tenere conto dell’espansivo fratello maggiore di mio suocero che, da bravo italiano mancato, ha trasformato l’evento in una gigantesca riunione di famiglia! Data la mia timidezza e il mio inglese non proprio perfetto ( e praticamente non utilizzato dal 2011) temevo un po’ questo incontro, invece è stata una bella esperienza che mi ha lasciato con la voglia di tornare e approfondire il ramo inglese. No, non lo dico solamente perché mio marito legge il blog, sappiate che lo penso davvero. Soprattutto ho adorato vedere Blop giocare con le sue (bis)cuginette come se le conoscesse da sempre, lasciare mamma e papà sul divano e farsi coccolare da tutti quegli estranei simpatici e un po’ somiglianti a papà. Tentare di rubare qualche patatina fritta e farsi insegnare dalla bisnonna a chiudere una teiera. Sarà un luogo comune, ma la nonna che beve il té alle cinque con una fetta di torta, seduta sulla sua poltroncina, era l’immagine stessa dell’Inghilterra. O almeno di quella di una volta.

Lasciata la famiglia inglese al suo tea time, passiamo alle disavventure gallesi. Volete che non ci siano state disavventure?
In realtà ce n’é stata solamente una, a Cardiff, ma talmente grossa da valere almeno quante quelle scozzesi tutte insieme : la notte prima del nostro arrivo, riceviamo una mail in cui ci si avvisa che il monolocale che abbiamo affittato a gennaio non è più disponibile, ma che potrebbero avere un’altra sistemazione da offrirci se chiamiamo al numero indicato.
Avendo letto la mail la sera a mezzanotte, tentiamo di chiamare la mattina dopo prima di prendere il treno per Cardiff. Peccato che il numero che ci è stato dato non esista o sia sbagliato o chissà.
Continuiamo comunque il nostro viaggio e, una volta arrivati all’indirizzo dell’appartamento, il portiere ci dice che la società che li affitta non esiste più da almeno quindici giorni. Panico.
Tentiamo di farci prestare un telefono fisso dall’albergo accanto, ma la signorina all’accoglienza l’unica cosa che ci dà è il numero del servizio clienti di Hotel.com, il sito da cui avevamo prenotato il monolocale. Dopo più di due ore al telefono col servizio clienti, ci trovano una camera per due notti in un altro hotel, offrendoci le quindici sterline di differenza tra le due prenotazioni. Sterline spese stando al telefono con loro, tra l’altro. Almeno non dobbiamo fare molta strada, ma ammetto che ho rischiato la crisi di panico e un piantino me lo sono anche fatto, soprattutto perché già mi immaginavo dormire sotto un ponte con Blop. Non sono melodrammatica io, proprio no.
Ci siamo cosi ritrovati a lavare tutti gli abiti a mano, nella vasca da bagno di un hotel tre stelle,  a stenderli un po’ ovunque e ad accelerare l’asciugatura col phon. Abbiamo provato a cercare una lavanderia automatica, ma ce ne sono sempre tranne quando ti servono.
La seconda disavventura sono stati i famosi puntini rossi che, in un paio di giorni, hanno invaso pancia, braccia e gambe di Blop. Subito pensavo ai denti, ma no, quelli mancano sempre. Poi nell’ordine a un’irritazione da pannolino, una qualche malattia infettiva, un colpo di calore (sopratutto il papà). In effetti, il giorno in cui abbiamo visitato Cardiff faceva particolarmente caldo e io avevo dimenticato la crema solare in albergo, perciò Blop dev’essere l’unico bambino piccolo che torna da un viaggio nel Regno Unito abbronzato.

Cos’abbiamo visitato?
Cardiff, il suo castello e il suo waterfront; il Brecon Beacons National Park (in macchina), Dan-Yr-Ogoff National Showcaves, Aberystwyth e il Vale of Rheidol Railway,  Swansea, Bristol.

Cosa ci è piaciuto di più?

L’esposizione sulle mura del castello di Cardiff usate come rifugio antiaereo durante la Seconda Guerra Mondiale, le Showcaves con le loro impressionanti stalattiti e stalagmiti, ma anche i dinosauri a dimensione reale piazzati un po’ qua e là tra una grotta e l’altra, la camera d’hotel vista mare di Aberystwyth, le pecore e le mucche in libertà.

Cosa non ci è piaciuto?

I gallesi al volante, peggio degli italiani e dei francesi messi insieme! Invece in Scozia sono tutti rispettosissimi e pare si guidi bene, io non ho provato.

Cosa cambieremmo?

Come per la scozia, abbiamo dovuto ridurre le nostre pretese e abbiamo deciso di fermarci a Aberystwyth anche se il programma originale prevedeva che arrivassimo fino a Caernafon. Sarà per la prossima volta.
Sicuramente cambieremmo anche Europcar per un’altra società che affitta macchine perché, pur se gentilissimi, ci hanno consegnato l’auto con un’ora e mezza di ritardo, obbligandoci a cambiare programma e ad eliminare un castello dalle nostre visite e, soprattutto, ad aspettarli al sole davanti alla stazione con un bambino piccolo.

Honeymoon parte prima – Dicono che i genovesi sono tirchi, ma gli scozzesi non scherzano

Da dove iniziare?
Da Blop che, non appena messo piede nell’hotel di Edimburgo si è subito messo a gattonare come se non avesse mai fatto altro in vita sua ?
Dai puntini che gli sono apparsi dopo due giorni a Cardiff e che mi hanno fatto temere ad una malattia infettiva? (spoiler: erano semplici puntini di calore. A Cardiff. Si. Gli sono spariti a Genova. Trovate l’errore.)
Dalle avventure o dalle disavventure?
Siccome le disavventure solitamente sono più divertenti, ma anche per toglierci il pensiero, comincerò da quelle.

Dicono che i genovesi sono tirchi, ma gli scozzesi non scherzano. D’altronde Paperon De Paperoni, se non ricordo male, veniva dalla Scozia. Ah che referenze culturali!
La prima sera ci fermiamo a cena in un ristorante dall’aria simpatica e, soprattutto, ancora aperto alle 22h (spoiler: ci è voluta una settimana perché ci rendessimo conto che la gente mangiava prestissimo e i ristoranti tendono a chiudere presto, soprattutto nelle località meno turistiche).  La cena fila via liscia, Blop è talmente stanco che non ha nemmeno la forza di lamentarsi troppo ma preferisce utilizzare le sue ultime energie per mangiarsi qualche fetta di pane, fino al momento di pagare il conto quando, l’ardita cameriera, finge di non capire che vogliamo le dieci sterline di resto e se ne va con nonchalance, richiamata all’ordine dal mio maritino. La scena ha attirato l’attenzione di altri clienti, che, sospettosi, hanno preferito recuperare i proprio soldi e pagare con la carta di credito.
La mattina dopo andiamo a ritirare l’auto, affittata con Europcar, e ci ritroviamo con 80 sterline in più rispetto alla somma annunciata al momento della prenotazione via internet senza che ci sia una spiegazione scritta da qualche parte. Alla fine ci rendiamo conto che è l’assicurazione all inclusive che ci era stata venduta a 20 sterline. Senza specificare che fossero AL GIORNO e non in totale.
Errore di comprensione nostro? Mancanza di spiegazioni ? Ai posteri (o agli altri viaggiatori) l’ardua sentenza. (spoiler: a Cardiff l’assicurazione era di sole 8 sterline al giorno e ce ne è stato spiegato il funzionamento).
Infine, il penultimo giorno scozzese visitiamo il castello di Stirling come da programma e in biglietteria insistono per venderci il pass castello di Stirling + castello di Edimburgo + altre cose che oramai avevamo visitato senza che nessuno ce lo proponesse. Alla fine cediamo e lo prendiamo perché, in effetti, un paio di sterline le risparmiamo sull’ingresso ai due castelli e, soprattutto, ci attira la prospettiva di saltare la coda per quello di Edimburgo, ma facciamo ben notare al venditore che nonostante valga per più giorni siamo restii in quanto il giorno dopo è l’ultimo che passiamo in Scozia. Peccato che la sera, approfittando della connessione internet dell’hotel, accedo al sito dell’ufficio turistico scozzese e scopro che il giorno dopo, causa visita della Regina per una celebrazione militare, la maggior parte delle parti visitabili del castello saranno chiuse al pubblico a partire dalle 11h30 e quindi il prezzo del biglietto sarà eccezionalmente ridotto di più della metà, con la possibilità di entrare gratuitamente il giorno dopo ancora. La mattina dopo ci siamo fiondati al castello all’orario di apertura e siamo riusciti a visitare tutto il visitabile prima delle 11h30. Grazie a Blop e alla nostra faccia da tosta da italiani, siamo riusciti a vedere i gioielli della corona saltando l’ora di coda. Come? Ci siamo avvicinati a un guardiano dall’aria gentile e gli abbiamo chiesto se per caso non ci fosse stato un ascensore perché sa, col passeggino e tutte quelle scale come si fa? L’ascensore, ben nascosto e chiuso quel giorno (ma non per noi), in effetti c’era e in quattro e quattr’otto ci siamo ritrovati davanti ai gioielli.

Cosa abbiamo visitato in Scozia?
In breve : Edimburgo e il suo castello, Dundee e la sua passeggiata piena di strane statue, Dunnottar Castle, Aberdeen, Glenfiddich Distillery e il tour con degustazione per gli amanti del whisky, Loanhead of Daviot e Clava Cairns, Inverness, Urquhart Castle e il Loch Ness (ma Nessie non si è mostrata) e la pittoresca strada che da li’ arriva a Fort Williams e le sue sette chiuse,  al Ben Nevis e poi fino al Loch Lomond (peccato che con Blop in macchina non ci si potesse fermare per prendere foto altrimenti avevamo diritto a ore di urla e strepiti), Stirling e il suo castello.

Cosa ci è piaciuto di più?
Senza ombra di dubbio Dunnottar Castle e la sua posizione eccezionale, a strapiombo sul mare e raggiungibile solo attraverso un strettissimo sentiero e un’ardua scalinata. Il castello è in rovina, ci vuole moltissima immaginazione nonostante le spiegazioni proposte, ma si respira comunque un’atmosfera da sogno che me l’ha fatto preferire a molti altri luoghi.
Anche la strada dal Loch Ness al Loch Lomond in alcuni punti aveva un fascino rude e primitivo, ma anche un po’ apocalittico, impossibile da descrivere e conserverà a lungo un posto nel mio cuore.
Pollici alzati anche per il castello di Stirling, molto più turistico e ben conservato, ma davvero kids friendly con percorsi tematici adatti ai bambini, spazi per il cambio, rampe ed ascensori per passeggini. Senza contare le visite guidate e le animazioni gratuite.

Cosa modificheremmo?
Il nostro errore più grande è stato di voler vedere il più possibile in così poco tempo, senza tenere troppo conto che con un bambino piccolo è missione praticamente impossibile. Certo, ce l’abbiamo fatta, ma molti posti li abbiamo solamente visti un po’ di sfuggita (tipo Aberdeen e Inverness) ed altre cose le abbiamo dovute saltare perché era umanamente impossibile farle nel tempo a nostra disposizione. Colpa anche degli scozzesi che massimo alle 17 chiudevano baracca e burattini, quando la luce del sole invitava ad approfittarne fino alle dieci di sera!
Saremmo dovuti andare a Glasgow, ma in un lampo di saggezza ci siamo resi conto che sarebbe stato più stancante che altro, perciò abbiamo approfittato una notte in più del nostro bel hotel quattro stelle di Stirling.
La macchina era una buona idea perché permette più libertà di movimento, ma Blop non era ancora un gran appassionato di lunghi viaggi quindi ci sono stati momenti un po’ difficili. Speriamo che crescendo questo aspetto migliori altrimenti ci toccheranno solamente viaggi in treno e come faccio io con i bagagli?
Un migliore studio degli orari sarebbe stato il benvenuto perché abbiamo seriamente rischiato di non mangiare ( e io soffro a saltare un pasto) arrivando sempre la sera tardi nel luogo dove avevamo l’albergo e spesso le cucine chiudevano alle 20h. Ci sarebbe anche piaciuto mangiare più spesso nei pub, ma i minori non sono ammessi dopo le 21h.
Infine, da orrenda madre quale sono, i primi giorni ho sottostimato la possibilità di incontrare supermercati nelle zone dove andavamo e una o due volte mi sono ritrovata senza niente per il povero Blop all’ora prevista per la sua cena, obbligandolo così ad attendere qualche ora supplementare e non vi dico le scene al ristorante. C’è un ristorante indiano a Inverness che deve avere la sua foto appesa sulla porta con scritto ‘io qui non posso entrare”, sono sicura hanno gli incubi ancora adesso.

La fine delle vacanze

Eccoci di ritorno in quel di Lione.
In realtà, io e Blop saremmo rientrati domenica pomeriggio, ma lunedì mattina mi è venuta la febbre a 38 così sono rimasta un po catatonica sul divano mentre il maritino (e la nonna paterna) si occupava della belva. Anzi, delle belve. Non dimentichiamoci di Muffin.

A inizio agosto andremo una settimana in Auvergne da mia suocera, ma possiamo già dire che le “vacanze” sono oramai terminate e ora possiamo goderci il caldo lionese.
Il viaggio di nozze è andato benissimo e, appena possibile, cercherò’ di raccontare com’è stato. Cosa è andato bene, cosa è andato male, cosa rifaremmo e cosa cambieremmo. In ogni caso, Blop è un viaggiatore provetto e nei dieci giorni del viaggio ha fatto tantissimi progressi, tra cui imparare a gattonare! Oramai insegue Muffin per tutta la casa dicendole “Ma ma ma”, ma non si riesce a capire se lei ne sia contenta oppure no.
Ha anche deciso che vorrebbe mangiare come noi, il che ha reso i nostri pranzi al ristorante un po’ una tragedia, ma grazie al santo pane siamo riusciti a venirne a capo in qualche modo.
Ovviamente dei denti nemmeno l’ombra, ma sul mio libro della nascita c’è segnato che il primo l’ho messo a un anno e dieci giorni, quindi penso che Blop voglia seguire le mie orme.
A Genova, invece, l’abbiamo portato al mare un’ora al giorno per tre giorni (essendo, mia madre ed io, incapaci di svegliarci prestissimo non arrivavamo mai prima delle 9)e, se il primo giorno non aveva l’aria convinta e cercava di tenere i piedini lontano dall’acqua, al terzo giorno si è praticamente lanciato in acqua e ha voluto “nuotare” come quando andiamo in piscina.