Di quelli che non poterono salire sull’aereo a causa di una varicella ormai guarita o la delusione di due bambini

Antefatto: Blop ci ha chiesto spesso di poter prendere l’aereo, quindi qualche mese fa abbiamo deciso di “accontentarlo” e di prenotare le vacanze a Berlino, città che ci sembrava interessante sia per noi adulti sia per i bambini.

A maggio é arrivata l’epidemia di varicella al nido, BlopBlop avendola già scampata per due anni di seguito sarebbe stato un miracolo non la prendesse nemmeno questa volta. Quindi qualche settimana fa, quando sono apparse le tipiche pustole me l’aspettavo e, tutto sommato, pensavo ci fosse anche andata bene perché cosi sarebbe guarito prima del viaggio.
L’ho subito portato dalla pediatra per chiedere rassicurazioni sul viaggio e, perché no, un certificato medico spiegando bene che dovevamo prendere l’aereo. La sua risposta é stata “stia tranquilla, da qui al viaggio é guarito e non ci sono problemi per viaggiare“.  Dopodiché : ho continuato ad organizzare i bagagli, BlopBlop é tornato al nido e poi é andato qualche giorno dalla nonna paterna, contemporaneamente Blop si é gonfiato come un palloncino in faccia, probabilmente a causa di un’allergia alle graminacee come suo padre, ho organizzato la sua festa di (finto) compleanno per essere sicura che i suoi amici potessero essere presenti (la sfiga di bambini nati ad agosto…) , ho organizzato un’assemblea generale all’associazione di cui faccio parte e mi sono fatta eleggere come segretaria e la varicella di BlopBlop me la sono dimenticata, tanto più che giovedi mattina gli rimanevano 4 povere croste in faccia. Per me era guarito, mi avevano confermato che non era più contagioso e non ci ho più pensato.

Giovedi mattina eccoci, quindi, pronti all’avventura. I bambini sono eccitati come delle pulci, non vedono l’ora di salire sull’aereo. Blop continua a dire a BlopBlop che se ha paura lo consolerà lui e BlopBlop ripete che vuole volare insieme agli uccellini.
Arriviamo all’aeroporto di Lyon St Exupery con largo anticipo, imbarchiamo il bagaglio con la nota compagnia low cost arancione che doveva portarci a Berlino, la signorina chiacchiera e fa mille moine a BlopBlop, passiamo i controlli di sicurezza, ci svuotano il bagaglio a mano dei bambini (contenuto: un vasino portatile, dei peluches, dei pannolini, qualche gioco per il viaggio, tutta roba pericolosissima) e fermano mio marito perché le sue scarpe hanno deciso di suonare a tutti i controlli. Ci guardano tutti per bene, insomma.
Aspettiamo qualche ora in aeroporto nell’aria per bambini finché non arriva il nostro turno e li il dramma.
La hostess ci vede e siccome abbiamo un bambino piccolo ci fa passare avanti, poi si ferma e ci chiede se aveva la varicella. Noi, scemi, rispondiamo che l’aveva avuta, ma che gli rimaneva solo qualche crosta. Ci fermano, fotografano BlopBlop, l’hostess vorrebbe chiamare il dottore dell’aeroporto per sapere se davvero non é contagioso, il suo responsabile ci dice che senza certificato medico non possiamo salire e che dovevamo leggere le condizioni di vendita, ma se il nostro pediatra ci mandava il certificato via mail poteva forse farci salire. La pediatra senza visitarlo non vuole farcelo, i bambini si mettono a piangere, i toni salgono, praticamente il responsabile ci trascina via dalla fila d’attesa; Noi chiediamo un certificato di rifiuto di imbarco e lui ci dice che ce lo avrebbero fatto in biglietteria. Ciao ciao arrivederci. La valigia in un microsecondo é scaricata dall’aereo e noi andiamo in biglietteria dove una simpatica signora ci dice “impossibile che vi abbiano detto cosi, io posso vedere solo come modificare il viaggio”. I toni salgono ancora, ci sentiamo ampiamente presi per i fondelli, i bambini piangono sempre, il responsabile (ah se avessimo pensato a chiedergli il nome!) non ha scritto niente per il customer care, la tizia in biglietteria ci dice di telefonare a un determinato numero, mio marito telefona davanti alla tizia che non vuole parlare col servizio clienti. Io cerco di spiegare ai bambini, loro piangono sempre. Il delirio.

Il servizio clienti al telefono, preso da pietà, ci rimborsa subito le tasse areoportuali (almeno quelle!) e noi ce ne torniamo mesti a casa, dove organizziamo in quattro e quattr’otto una partenza in treno per il giorno dopo, direzione Tolosa.

BlopBlop continua a chiedere quando potrà prendere l’aereo per volare con gli uccellini e mi si stringe il cuore. Di certo con easyjet non voleremo MAI più. (Abbiamo poi letto le condizioni e c’è scritto un vago “si puo’ viaggiare dopo 7 giorni dall’apparizione dell’ultima pustola” e non si fa menzione di un certificato medico obbligatorio).

Per amore di precisione, copio dal loro sito internet:

I passeggeri affetti da una malattia infettiva non grave, inclusa una delle seguenti patologie, possono volare conformemente alle linee guida nella tabella riportata di seguito.

Malattie infettive Autorizzato a viaggiare
Rosolia 4 giorni dalla comparsa delle irritazioni
Morbillo 7 giorni dalla comparsa delle irritazioni
Orecchioni dopo che il gonfiore sarà diminuito (normalmente dopo 7 giorni)
Varicella 7 giorni dalla comparsa dell’ultima macchia
Infezioni da virus (ad es. influenza stagionale) quando l’infezione non è più contagiosa

Preciso che conosco benissimo la pericolosità della varicella per gli immunodepressi o gli adulti, una persona della mia famiglia avendola fatta a 20 anni e avendo sviluppato un’encefalite che l’ha tenuta in coma, quindi se avessi avuto il dubbio che poteva essere ancora contagioso non l’avrei assolutamente portato sull’areo (al contrario di gente che online da consigli su come imbarcare i bambini con la varicella ancora contagiosa) e pazienza per la vacanza. Avremmo, almeno, avuto il tempo di avvisare i bambini, cambiare date, organizzare altro con calmo.
Ammetto che io sono stata scemissima a non tornare dal pediatra il giorno prima della partenza per chiedere un certificato, solitamente sono molto scrupolosa e ansiosa su queste cose, ma presa da tremila cose me ne sono dimenticata e  sicuramente il pediatra avrebbe potuto dirmi lui stesso di tornare per fare il certificato o farcelo gentilmente sul momento e mandarcelo via mail, visto che alla visita precedente aveva detto che sarebbe sicuramente guarito.

Fun fact: mentre litigavamo in biglietteria, Blop ha pensato bene di lanciare il peluche preferito di suo fratello, un’adorabile volpina, sul tetto della biglietteria e non siamo riusciti a riprenderlo ( oltre a non essere nello spirito giusto per dedicarci tutte le nostre energie).

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Smettila!

A metà febbraio, qui in Francia,  sono iniziate le vacanze d’inverno e ne ho approfittato per portare i bambini una settimana a Genova, visto che a Natale per vari motivi non eravamo andati.
Il programma era densissimo come sempre (visita all’Acquario con giro sulla NaveBus, sfilata di Carnevale, saluti a milioni di parenti, giri amministrativi per me che ho deciso di chiedere la nazionalità francese e mi servono milioni di documenti, la salute della bisnonna che ci fa prendere qualche spavento, eccetera…), ma mi soffermero’ solamente su una cosa: Blop ha scoperto di saper parlare in italiano. Tutto il resto é irrilevante.

Per dare un po’ di contesto: mia cugina, che abita di fronte a casa di nostra nonna, ha un figlio che ha due anni meno di Blop e uno in più di BlopBlop. Noi, essendo figlie uniche, siamo cresciute insieme, quindi ci viene naturale e ci fa molto piacere che i nostri bambini giochino e crescano insieme, nei limiti delle nostre possibilità logistiche.
Fino all’anno scorso Blop e cuginoBlop giocavano un pochino insieme, ma visto che cuginoBlop era comunque piccino riuscivano a capirsi abbastanza bene anche se Blop gli parlava in francese (ricordiamo che lui capisce perfettamente l’italiano). Quest’anno cuginoBlop ha da subito mostrato qualche fastidio nel non capire cosa gli stesse dicendo il cugino grande e Blop voleva farsi capire per dargli gli ordini .
La prima volta che Blop mi ha chiesto di parlare la posto suo, per dire al cugino di smetterla di cantare, gli ho risposto che poteva benissimo dirglielo lui di smetterla. Onestamente non credevo l’avrebbe fatto davvero, invece si é avvicinato e gli ha detto con tono perentorio “smettila!” e lui ha smesso.
Da quel momento Blop si é reso conto che sapeva parlare in italiano. Ora non é che dall’oggi al domani si é trasformato in un novello Manzoni, ma considero comunque un progresso passare dal saper contare da uno a quattordici e basta al fare mini frasi di tre parole in un’ora, anche se ci sarà da lavorare sulla grammatica.
Per amore di precisione, Blop ha comunque parlato più in francese che in italiano, ma non appena vedeva che qualcuno non capiva glielo ripeteva in italiano, non solamente col cuginetto, con la bisnonna, coi miei zii, ma anche con me. E a una settimana dal nostro ritorno a Lione posso affermare che continua a usare parole in italiano anche con me e più ne usa e più continua ad usarne, tanto che ovviamente viene più facile anche a me usare l’italiano e sempre più spesso mio rivolgo nella mia al povero marito. Sto quasi pensando di parlargli sempre cosi, tanto lui (maledetto uomo portato per le lingue) mi capisce bene. 

Credevo che questo momento non sarebbe mai arrivato, invece pian pianino i miei sforzi stanno cominciando a pagare.

Tanto salta il Bloppino che si taglia il capino

Domenica sera abbiamo festeggiato il quinto compleanno di Blop con i miei zii e mia cugina, al loro ritorno dalle vacanze.
Blop, che é Mister No, nonostante fosse molto contento del regalo ha continuato a lamentarsi e, quando mia cugina é entrata in un negozio di cinesi per comprare delle mollette da bucato, ha chiesto di entrare con lei per comprare un giocattolo. Ovviamente ho rifiutato, visto che aveva appena ricevuto dei giochi e che, comunque, non é che compriamo roba ogni cinque minuti.
Passata la prima crisi di collera, si é messo a saltare arrabbiato dallo scalino di un parcheggio. Prendeva la rincorsa, sollevava la catena di metallo, passava sotto e saltava. Ho tentato di fargli notare che era pericoloso, perché lo scalino era alto e perché potevano arrivare delle macchine, ma lui mi ha risposto che “non é pericoloso. Lo so fare e da adesso decido io e non te“. Visto che eravamo tutti li vicino a chiacchierare e che mi dispiaceva dirgli sempre di no, l’ho lasciato fare.
A un certo punto lo vedo correre, mancare la catena, rimanerci agganciato col collo, mentre i piedi spinti dalla slancio della corsa finivano in alto. E’ durato un secondo, in cui lo vedevo già morire strangolato, poi é caduto di testa. Sullo scalino appuntito. Da pessima madre quale sono, la prima cosa ad avergli detto é stata “visto? te l’avevo detto che era pericoloso” o una cosa del genere. Poi ho visto il sangue colare giù dalla testa, lungo il collo e la schiena.
Il panico. Ho preso Blop e BlopBlop, li ho lanciati in macchina, ho caricato mio zio e mia mamma e siamo partiti per il PS del Gaslini. Blop urlava cose sconnesse, ma per fortuna non ha mai perso conoscenza né vomitato, quindi ero abbastanza tranquilla su un eventuale trauma cranico, ma il sangue mi fa andare in pappa il cervello.
Per fortuna al PS non c’era quasi nessuno, quindi é stato visitato molto velocemente e ci é stato confermato che il taglio era abbastanza profondo e aveva bisogno di punti. Gli hanno messo un gel anestetizzante e ci hanno detto “tenetelo sdraiato e fermo per mezz’ora“. Che burloni. Per fortuna avevo il telefono cellulare e abbiamo mandato messaggini a papà e a BlopBlop, rimasto in macchina con mio zio.
La mezz’ora é diventata un’ora, ma alla fine gli hanno messo cinque punti e non gli hanno nemmeno dovuto tagliare i capelli! Peccato che non possa bagnarli per 10 giorni e oggi è partito con mia suocera e mia cognata per la Corsica.

La cosa che più mi ha stretto il cuore, oltre allo spavento, sono state le sue urla. In generale Blop ha difficoltà con le emozioni e le esterna sempre molto “rumorosamente”, ma in questo caso penso che l’esperienza con l’operazione alla testa del fratello abbia amplificato la paura perché continuava a urlare “noooo non voglio che facciate come a BlopBlop! Non toccate la testa che é fragile e si rompe. Non voglio come BlopBlop“.
Comunque é stato calmo un giorno, poi ha ricominciato pian pianino a fare il matto e il capriccioso. Rientrati a Lione ha detto a suo padre che si era fatto male perché gli ho parlato e l’ho distratto cosi lui é caduto. Aggiungendo che quando é caduto nessuno é andato a prenderlo!

L’unica nota positivo é che dopo il colpo in testa pare si sia sbloccato l’italiano e dice molte più parole (in realtà con la bisnonna usava spesso parole in italiano, ma solo se non c’era nessun altro in giro), oltre a tradurre in italiano anche per me quando non capisco che parola stia usando.

14 agosto 2018

Pioveva leggermente, a Genova, quando partimmo.
Pioggia forte fino a Spotorno, diceva il meteo e, effettivamente, pioveva talmente forte che c’erano macchine ferme nelle corsie d’emergenza dell’autostrada. Lo zio Bubu, pero’, abituato alla pioggia preferi’ continuare.
A Spotorno la pioggia aveva quasi smesso. A Nizza c’era talmente sole e caldo che si sarebbe potuti andare al mare.

Lo zio é già ripartito?” é stato il primo messaggio ad arrivare, seguito a ruota  dai vari “Ma partivate oggi?“, “Dove siete?“, “Tutto bene?“.

E’ crollato il ponte dell’autostrada.

E’ stata una sensazione strana leggere il messaggio di mia mamma. Ho capito subito di quale ponte parlasse, ma sembrava impossibile. Come fa un ponte a crollare? Quel ponte, poi, quel ponte sopra e sotto al quale siamo passati praticamente ogni giorno durante le nostre vacanze a Genova. Quello su cui passano tutti i miei amici. Quello su cui si formano lunghe code.

Sono salita sul treno con Blop, ho mandato messaggi rassicuranti a tutte le mie conoscenze e ho guardato le notizie online.
Continua ad essere una sensazione strana guardare le immagini del crollo.Uno scenario apocalittico, sembra che ci sia caduta una bomba sopra o che sia stato distrutto dagli alieni, ma pur sapendo che é reale non riesco ancora a crederci. Mi sembra talmente assurdo, impossibile.

Come sarà cadere nel vuoto?
Continuo a immaginare se fosse crollato domenica sera, mentre lo attraversavamo a tutta velocità in direzione del Gaslini. Continuo a immaginarmi in macchina, seduta tra i miei figli, tenendo una garza sulla testa sanguinante di Blop, rassicurata dal fatto che in poco tempo sarebbe stato curato e il viadotto che sarebbe potuto venire giù in quello momento e allora cosa sarebbe stato un taglio alla testa rispetto al resto?

Cosi vero ed irreale. 

Ho pianto per i morti e per i feriti perché avrebbe potuto essere uno di noi, uno qualsiasi di noi genovesi. Ho pianto per quello che era e sarà Genova, una città spezzata in due. Ho pianto per la paura che rimarrà nel dover attraversare ogni giorno ponti e viadotti e autostrade traballanti. Chiedendosi se non ne verrà giù un altro.
Passerà. Passerà sicuramente, ma adesso sono triste e terrorizzata e penso a BlopBlop che é rimasto ancora qualche giorno da mia mamma e vorrei non uscissero mai di casa.

La forza delle parole

Eccoci di ritorno dalle vacanze. In realtà Blop e BlopBlop sono in Auvergne dai nonni paterni fino a lunedì, mentre noi tentiamo di finire di sistemare la casa.
Questo mese a Genova è stato bello, ma lungo e ho più volte rischiato l’esaurimento nervoso nel dover gestire figli, nonne, amici e parenti vari che hanno la molesta abitudine di metter bocca a tutto.

Blop è un bambino adorabile, ma anche molto difficile.
E’ scalmanato, testardo, oppositivo e capriccioso.
Intelligente e molto sensibile. Empatico.
Chiacchierone e abitudinario.

Sono la prima a perdere spesso la pazienza con lui e ad alzare troppo la voce. E’ stato un anno difficile per noi, ma soprattutto per lui, schiacciato dall’arrivo di questo fratellino dalla testa da curare. Senza contare l’ingresso alla materna, con tutte le sue regole, e il trasloco nella casa nuova. Onestamente ho trovato che avesse fatto molti progressi, ma durante le vacanze è peggiorato.
Intanto gli orari e le abitudini sono stati completamente sballati. C’era da vedere sempre gente, si andava a letto tardi, eravamo sempre in giro.
In più la maggior parte della gente è prevenuta nei suoi confronti.
Per esempio, Blop è scalmanato, ma non è mai stato violento. Magari c’è stato qualche scatto di gelosia nei confronti di BlopBlop, ma mai niente di eccessivamente preoccupante, anzi spesso è il fratellino che lo picchia/morde e lui si mette a piangere. A Genova, pero’, ha mostrato un aspetto aggressivo che non gli è suo. Immagino che il sentirsi ripetere “fai attenzione”, “non fare male al cuginetto o al fratellino”, “non dare fastidio agli altri bambini” quando magari lui ancora non aveva fatto niente non abbia aiutato.
Siccome è scalmanato, tutti prima giocavano con lui agitandolo, poi quando gli  adulti decidevano che era finito il momento di giocare lui doveva tornare calmo in 3 secondi crono, ovviamente senza riuscirci e beccandosi commenti negativi.
Mia nonna, per esempio, gli ripeteva spesso che era “cattivo”. Ora, io capisco che lei venga da un’altra epoca, ma ho passato metà delle vacanze a farle notare che più gli si dice che é cattivo per delle scemenze, più lui si comporterà in questa maniera.

Il primo giorno di vacanza, era il compleanno di mia cugina e i bambini (Blop, BlopBlop e  CuginoBlop) dovevano portare all’altare le fedi e due rose. Ovviamente, avendolo chiesto a tre bambini sotto i 4 anni, mia cugina sapeva che poteva succedere di tutto e voleva che fosse un momento tenero, ma anche un po’ buffo. Era stato anche preventivato che le fedi potessero cadere. Blop si è allenato due giorni per portarle, tutto contento della missione che gli era stata affidata.
Al momento di farlo, pero’, ha preso in mano il cuscino e le fedi si sono slacciate, cadendo. Le abbiamo rimesse e legate alla buona. Uno degli zii ha cominciato ad innervosirsi dicendo che Blop avrebbe rovinato tutto e che doveva sbrigarsi perché aspettavano (in realtà gli sposi stavano ridendo). A quelle parole Blop ha preso il cuscino e l’ha lanciato leggermente in aria, riprendendolo. Senza lasciarmi il tempo di intervenire, questo parente gliel’ha strappato di mano dicendo che tanto lo sapeva che Blop avrebbe rovinato tutto e portando lui stesso le fedi all’altare, con aria innervosita. Non volendo fare una scenata in chiesa (hanno sempre tutti paura di contrariarlo), non mi é restato altro che portare fuori Blop dicendogli di non ascoltare quello che gli era stato detto perché, in realtà, si era comportato bene.

Sempre il giorno del matrimonio, a fine serata, tutti i bambini giocavano con l’acqua della piscina. Blop arriva e prende un secchiello. Vedendo che tutti i bambini lanciavano l’acqua, lo fa anche lui e schizza leggermente la sposa che si mette a ridere e lo invita a ballare con lei. Contemporaneamente, gli altri adulti presenti lo sgridano perché non doveva giocare con l’acqua, né tantomeno lanciarla. Sgridano solo lui, dicendogli che fa sempre i dispetti e deve calmarsi. Mentre gli altri bambini continuano a giocare e a lanciare acqua. Mi é venuto un nervoso tale che ho deciso che era il momento di tornarcene a casa, altrimenti l’acqua l’avrei lanciata io a tutti.

L’ultimo giorno di vacanza, Blop e BlopBlop correvano lungo una strada pedonale sotto lo sguardo mio e di amici di famiglia. BlopBlop inseguiva suo fratello ridendo e cercando di acchiapparlo, Blop si gira e corre incontro al fratellino, ma nessuno dei due riesce a fermarsi a tempo e BlopBlop rimbalza letteralmente su suo fratello, cadendo a terra e sbattendo leggermente la testa. Senza farsi male. La mia prima reazione é stata di ridere perché la scena, visto che nessuno si era fatto niente, era da film comico. Peccato che nessun altro l’abbia pensata come me e tutti giù a dire che Blop deve essere responsabile, fare il bravo, smetterla di far male a suo fratello, lui è quello grande e maturo (!) e facendo piangere entrambi i bambini.  A quel punto ho capito che era il momento di tornarcene a casa.

Ora, mio figlio non è un santo. Mi fa spesso e volentieri impazzire, tende a portare chiunque all’esaurimento, ma non è cattivo.  Perché la gente non si fa mai gli affari propri e, soprattutto, perché non capisce che dicendogli cosi lo porta a comportarsi esattamente nella maniera in cui ci si aspetta da lui?
Io non dico che bisogna sempre giustificarlo, né dirgli sempre bravo. Se fa qualcosa di sbagliato sono la prima a sgridarlo, anzi spesso per paura di essere la ‘mamma che le fa passare tutte al figlio terribile’ temo di esagerare io stessa nel dirgli di stare bravo, comportarsi bene, etc. Ma mai e poi mai evidenzierei solo i suoi lati negativi, è già abbastanza insicuro di suo da non doverne aggiungere noi adulti.

Vacanze

Domani i bambini, mia madre ed io, partiamo per Genova dove, sabato mattina, ci aspetta il matrimonio di mia cugina. Non ho ancora deciso se sono felice, emozionata o terrorizzata da quello che potranno combinare le due belve pestifere. Pare ci sia un’animatrice che si occuperà dei bambini presenti, ma tremo lo stesso.

Partiamo all’ultimo momento perché stasera c’è la festa della scuola materna e, essendo l’ultima attività che Blop potrà fare coi suoi amici di quest’anno, ci tenevo fosse presente. Lo so che ci saranno altre feste, ma Blop è particolarmente su di giri per stasera che sarebbe stato un peccato non partecipare. In più mi sono portata volontaria per tenere lo stand della sua classe una mezz’oretta, visto che nessun altro genitore l’ha fatto. Ora me ne pento, stasera me ne pentirò anche di più, ma ormai è fatta.

Tornando alle vacanze in Italia, saranno caratterizzate da un mio andare e venire tra Genova e Lione perché staro’ li una settimana circa, il tempo che i bambini si adattino, poi tornerò qui per finire di mettere a posto la casa vecchia (e sperare nella restituzione della caparra) e aiutare un po’ mio marito con la casa nuova, poi dopo massimo una settimana torno a Genova, sperando he nel frattempo mia madre sia sopravvissuta alle belve, dove rimarremo ancora un pochino. Poi torneremo a Lione perché a fine luglio viene lo zio inglese di mio marito, dopodiché spediremo i bambini (e io con loro? senza di me?) da mia suocera, torneranno la seconda settimana di agosto per festeggiare il compleanno di BlopBlop (già 4 anni!) insieme alle sue amichette del cuore che incredibilmente saranno a Lione, e poi boh. Mio marito ha le ferie fine agosto, quindi in base alla situazione nella casa nuova e alla pretese di mia suocera vedremo se tornare da lei o rimanere a Lione o chissà cosa fare. Se riuscissimo a prenderci qualche giorno di vacanza noi quattro, in famiglia, sarebbe un miracolo, ma anche una cosa molto molto gradita.

Di terremoti e ansie materne

Qui in Francia siamo nel pieno delle vacanze autunnali e per non avere Blop tra i piedi, l’abbiamo spedito a Genova da mia mamma per una settimana. Domani sera ritorna e la settimana prossima ricomincia la materna.

Ieri sera me ne stavo tranquilla sul divano a mandare messaggi su whatsapp a mia madre e a mia cugina, quando su Facebook la meta’ dei mie contatti comincia a parlare di un possibile terremoto in centro Italia. (“L’avete sentito anche voi?”, “Scossa lunghissima, fortissima”, “Io non l’ho sentita”, “Io a Firenze si” …)
Ora, io lo so che Genova e’ nel nord Italia e non nel centro e quindi non c’era assolutamente da preoccuparsi, ma essendo portata per l’esagerazione catastrofica in un secondo netto mi sono immaginata una nuova scossa violentissima che arrivava fin sotto casa di mia nonna e faceva crollare tutto. Su mio figlio. E sul resto della famiglia, ovviamente, ma si vede che le mie priorità’ oramai sono settate sulla mia prole.
Dopo aver ricevuto conferma che non stesse tremando nulla, me ne sono andata a letto un po’ più tranquilla e non ho dormito fino al mattino.